Il popolo cinese affronta grandi difficoltà
Ma sarebbe un errore concludere dal quadro delle forze giapponesi e cinesi che ho appena tracciato che la vittoria della Cina è assicurata.
Dobbiamo ricordare le enormi difficoltà a cui la Cina è sottoposta. La Cina ha un'industria di munizioni poco sviluppata. Deve importare tutti i suoi principali armamenti.
Va da sé che questo comporta non solo difficoltà finanziarie, ma anche di acquisizione e trasporto delle munizioni. Il Giappone sta già cercando di isolare la frontiera meridionale della Cina dal possesso britannico e soprattutto di tagliare le comunicazioni tra il porto britannico di Hong Kong, – attraverso il quale passano in gran parte i rifornimenti per l'esercito cinese – e Canton. Il comando giapponese sta inviando squadriglie di aerei al solo scopo di distruggere la linea ferroviaria tra Canton e Hong Kong.
Tuttavia, il governo cinese e le organizzazioni del Fronte Popolare anti-giapponese stanno facendo enormi sforzi per creare una propria base di rifornimenti militari, l'industria cinese di munizioni. E in questo senso possono registrarsi notevoli successi.
Dal punto di vista puramente militare, non c'è dubbio che il Giappone sia ancora molto più forte della Cina. Ma l'atteggiamento politico del popolo cinese nei confronti della guerra è molto diverso da quello del popolo giapponese. Il popolo giapponese considera la guerra come una causa assolutamente estranea, come una disgrazia portata dalle classi dirigenti giapponesi. Questo, naturalmente, genera nelle masse un odio per la cricca al potere, il disgusto per la guerra e il desiderio di evitare a tutti i desiderio di prendervi parte. Tutto ciò tende a minare l'efficienza dell'esercito come forza di combattimento, e più la guerra si protrae e si ostina, più rapidamente si procederà alla demoralizzazione dell'esercito giapponese.
L'esatto contrario è il caso della Cina. La popolazione, che in passato ha sofferto pesantemente per la tirannia dei militari giapponesi, dei mercanti, dei trafficanti d'oppio, profittatori e simili, considera ora i giapponesi come responsabili di tutte le loro disgrazie, persino della costante penuria delle loro vite, della loro fatica ardua ed estenuante e dell'impoverimento senza precedenti della Cina.
Il popolo arde di un odio feroce per i briganti stranieri. Il popolo cinese è ora unito come mai prima d'ora, unito in un unico Stato. Il Fronte Popolare anti-giapponese sta diventando un'imponente forza pubblica che attira tutti gli strati sociali. L'obiettivo della lotta è assai comprensibile per le masse, ossia cacciare i profanatori stranieri dalla Cina. La principale preoccupazione del governo cinese è quella di procurarsi le armi. Per quanto riguarda gli uomini che sono assetati di armi e ansiosi di utilizzarle contro il nemico con il massimo effetto, se ne contano a milioni.
Come vedete, i contendenti combattono con armi diverse. Il Giappone si affida direttamente ai mezzi militari, che sono la sua arma principale. Naturalmente, sta cercando di anche di far valere i fattori politici. I suoi diplomatici stanno lavorando a pieno ritmo a questo scopo. Basta citare, ad esempio, i pellegrinaggi di innumerevoli delegazioni giapponesi di “buona volontà” negli Stati Uniti, in Inghilterra e in altri Paesi, la formazione di governi fantoccio sul territorio cinese, la corruzione di personaggi di autorità politica, corruzione di comandanti dell'esercito cinese, e gli incidenti provocatori nelle province della Cina, nella provincia Canton. Per quanto numerosi e vari questi metodi di azione politica possano essere essi sono ristretti e meschini di fronte all'ampio sviluppo degli eventi in Estremo Oriente.
Lungi dall'indebolire l'odio del popolo cinese per l'aggressore, questa politica non fa che intensificarlo; e non salda e organizza il popolo giapponese, né lo infiamma con uno spirito belligerante.
Quindi la strategia giapponese in Cina si basa sulla forza militare e viene attuata con mezzi militari. Questo è il fattore di base. Le sue misure politiche sono soltanto supplementari e ausiliarie e non sono di grande importanza in questa guerra.