Il nostro posto nella comunità cristiana

Il nostro posto nella comunità cristiana

Paolo E. Castellina

Una delle caratteristiche negative del nostro tempo è l'individualismo: quel che conta sono io, la mia felicità, i miei diritti, i miei bisogni, i miei desideri, i miei sentimenti. "Che gli altri si arrangino" o "che si adattino". Questo ha pure influenzato non poco il modo in cui consideriamo la fede cristiana: la mia salvezza, il mio rapporto con Dio. La comunità cristiana, così, diventa secondaria, "un optional". Una tale concezione non è quella che ci insegnano le Scritture. Vediamo oggi che dice l'Apostolo al riguardo in Romani 12:3-8. 

“Infatti, per la grazia che mi è stata data, dico a ciascuno che si trovi fra voi di non avere alcun concetto più alto di quello che conviene avere, ma di avere un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha distribuito a ciascuno. Infatti, come in uno stesso corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno la medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un medesimo corpo in Cristo, e ciascuno siamo membra l'uno dell'altro. Ora, avendo noi doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo profezia, profetizziamo secondo la proporzione della fede; se di ministero, attendiamo al ministero; similmente il dottore attenda all'insegnamento; e colui che esorta, attenda all'esortare; colui che distribuisce, lo faccia con semplicità; colui che presiede, presieda con diligenza; colui che fa opere di pietà, le faccia con gioia" (Romani 12:3-8).

In un mondo come il nostro, dominato dall'individualismo e dalla competizione, è quanto mai importante, come cristiani, tornare ad apprezzare ed a vivere il valore della comunità. La grazia di Dio in Cristo Gesù ci ha chiamati alla salvezza, non però per godere "privatamente" il nostro rapporto ricostituito con Dio, ma per viverlo "in comunità", insieme agli altri che hanno avuto la stessa nostra vocazione: "siamo un solo corpo in Cristo" (5). La fede cristiana, infatti, non è "una faccenda privata" o "un nostro hobby" (come vorrebbe trasformarlo il "politically correct" dei nostri giorni). Certo, potremmo non avere l'opportunità, là dove ci troviamo, di riunirci regolarmente con altri cristiani della stessa nostra persuasione. Se però analizziamo come siamo giunti alla fede in Cristo, ben raramente si può dire di essersi trattato di una comunicazione immediata fra il cielo e noi... Ci rapportiamo e dobbiamo rapportarci con altri cristiani. Anche nel caso della conversione di Paolo sulla via di Damasco, quando il Cristo risorto gli appare individualmente e si rapporta con lui personalmente, che cosa accade quasi subito? Che Iddio informa Anania, cristiano di Damasco, che cos'è avvenuto a Paolo, lo manda a "ricuperarlo" e lo porta nella locale comunità cristiana. Essa ne rimane piuttosto spaventata, perché si dicono: «Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua con lo scopo di condurli incatenati ai capi dei sacerdoti?» (Atti 9:21). I cristiani di Damasco, però, sono rassicurati che non dovranno più temere di Paolo e lo accolgono fra di loro. Il contatto e l'interazione fra coloro che Dio ha portato alla fede in Cristo, potranno anche essere in qualche misura "stressanti", ma Dio li ritiene essenziali.

In secondo luogo (è il testo di oggi che ispira queste riflessioni), il fatto di essere giunti alla fede in Cristo, non deve portarci a ritenere che noi, per questo, siamo speciali ed importanti, che abbiamo avuto "un'esperienza unica" e fare di questo motivo di vanto personale. Indubbiamente il cristiano è un eletto, ma solo per la grazia e la compassione di Dio nei suoi confronti, non perché Dio abbia trovato in lui una qualsiasi cosa che gli abbia fatto meritare tale elezione. Ecco perché l'Apostolo qui dice: "per la grazia che mi è stata data, dico a ciascuno che si trovi fra voi di non avere alcun concetto più alto di quello che conviene avere, ma di avere un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha distribuito a ciascuno" (3). Paolo aveva avuto, alla sua conversione e anche dopo, esperienze uniche nel loro genere, ma "Perché io non avessi a insuperbire per l'eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca" (2 Corinzi 12:7). Il cristiano deve imparare l'umiltà. Deve poter dire: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!" (Galati 2:20) o, come Giovanni Battista: "Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca" (Giovanni 3:30).

In terzo luogo essere "un sol corpo in Cristo" significa che, in quel corpo ognuno di noi è un organo diverso dotato di funzioni diverse. Il corpo è un organismo dove ogni parte svolge il compito che gli è affidato per il bene e l'armonioso funzionamento dell'insieme. Nella comunità cristiana ognuno deve capire, con l'aiuto degli altri (che sono chiamati a riconoscerlo) quale sia la funzione che devono adempiere: "Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione..." (4). Tutti hanno una propria funzione, nessuno deve pensare di essere inutile! Ciascuno ha "carismi differenti secondo la grazia che gli è stata concessa" (6). Vi sono coloro ai quali Dio ha dato il dono di annunciare la Parola del Signore, coloro che Dio ha dato capacità di insegnamento, coloro che hanno ricevuto particolari vocazioni di servizio, coloro che particolarmente sono portati all'incoraggiamento, chi è particolarmente generoso e fa opere di misericordia, chi ha capacità di presiedere le assemblee (fare da "moderatore"!) ecc. E' meraviglioso come Dio operi attraverso altri credenti Dio, secondo i loro doni, per mio beneficio, e quanto sia importante che io dia loro il mio personale contributo! L'importante è farlo conformemente alla fede, con semplicità, con diligenza e con gioia!

PREGHIERA

Ti ringrazio, o Signore, perché mi hai posto nell'ambito della comunità dei cristiani, fa sì che io lo apprezzi e lo valorizzi come devo. Ti ringrazio, o Signore, perché io non sono "inutile", ma mi hai affidato una funzione da svolgere nell'ambito della comunità cristiana, fa sì che questi doni siano identificati e messi a frutto senza ritardo. Fa sì che io li metta a buon frutto nello spirito e nel nome di Cristo. Amen.

Domenica 2 dicembre 2018 - Prima domenica di Avvento

Geremia 33:14-16; 1 Tessalonicesi 3:9-13; Luca 21:25-36; Salmi 25:1-9

Onnipotente Iddio, dacci la grazia di rifiutare le opere delle tenebre e di rivestirci dell'armatura di luce, ora e nel tempo della nostra vita mortale in cui il tuo Figlio Gesù Cristo è venuto a visitarci in grande umiltà; affinché nell'ultimo giorno, quando egli tornerà nella sua gloriosa maestà per giudicare sia i vivi che i morti, noi si risorga a vita immortale; per lui che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.

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