Il dovere di vedere le cose da una prospettiva più ampia

Il dovere di vedere le cose da una prospettiva più ampia

Paolo Castellina

Le perversioni del moderno globalismo non deve farci perdere di vista la dimensione globale e olistica dei progetti di Dio. Possiamo quindi parlare del un globalismo di Dio e le studiate imitazioni del globalismo satanico. Nel testo che consideriamo oggi (Romani 11:11-16) Dio ci esorta ad ampliare le nostre prospettive per abbracciare le sue.

 “Io dico dunque: Hanno inciampato perché cadessero? Così non sia; ma per la loro caduta la salvezza è giunta alle genti per provocarli a gelosia. Ora, se la loro caduta è la ricchezza del mondo e la loro diminuzione la ricchezza delle genti, quanto più lo sarà la loro pienezza? Infatti io parlo a voi che non siete ebrei, in quanto sono apostolo delle genti; io onoro il mio ministero, per provare se in qualche maniera posso provocare a gelosia quelli della mia carne e salvarne alcuni. Infatti, se il loro rigetto è la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non la vita dai morti? Ora, se le primizie sono sante, anche la massa è santa; e se la radice è santa, anche i rami sono santi” (Romani 11:11-16).

Concentràti come siamo prevalentemente sul presente e sulle nostre vicende personali, manchiamo spesso di vedere le cose che accadono in prospettiva storica. Dobbiamo allargare il nostro campo visivo: l'apostolo Paolo ci accompagna a farlo nei testi che esaminiamo oggi e nelle prossime riflessioni. È come elevarci con un pallone sonda sempre più in alto per vedere quello che quaggiù non possiano scorgere.

Per quanto riguarda la nostra vita cristiana, immaginiamoci come un albero. Questa, per altro, è un'immagine che ricorre nella Bibbia. Coltiviamo quest'albero, ci interessiamo ad esso ed alle sue immediate vicinanze. Così facendo, però, per quanto questo sia importante, spesso non ci rendiamo abbastanza conto del “bosco” in cui siamo inseriti, la comunità locale dei cristiani. Cresciamo insieme ad altri alberi e la cosa è importante e da valorizzare. Ci interessiamo però anche del “territorio” dove si trova questo “bosco”? Lo dovremmo fare. Conosciamo la storia di questo “bosco” e del suo “territorio”? Quale sarà il suo sviluppo futuro e qual è il contributo che personalmente diamo ad esso? È importante occuparsene. Tutto questo, però, non basta ancora: guardiamo alla nostra esperienza personale ed alla nostra comunità cristiana, ma siamo parte di un insieme ancora più vasto: la storia del nostro particolare movimento cristiano come pure la storia generale della chiesa cristiana. La conosciamo? La dovremmo conoscere perché fa parte della nostra identità. Allarghiamo, però, ancora di più la nostra prospettiva. Non siamo solo parte della chiesa ma apparteniamo pure alla storia del popolo di Dio nel suo insieme attraverso i milleni. Si tratta, infatti, di una storia di parecchi millenni. Essa include, non in modo marginale o accidentale, ma determinante, la vicenda di Israele (la fede israelita). La storia del popolo di Dio, infatti, non è nata con i cristiani, non è nata solo duemila anni fa. Noi siamo stati innestati in un albero molto più antico e dalle radici molto profonde. Questo antico albero è Israele. Israele è centrale per la stessa nostra storia di cristiani e non solo come un episodio del passato. La cosa più stupefacente è che, secondo la rivelazione biblica, Israele ha ancora un ruolo da giocare nel futuro dei progetti di Dio! Questo è ciò sul quale l'Apostolo vuole attirare la nostra attenzione nei testi che stiamo esaminando. Davvero Egli vuole che la nostra prospettiva si innalzi fino ad abbracciare l'intera sfera dei propositi di salvezza di Dio per il genere umano nella sua storia.

Cambiamo ora l'immagine. Immaginiamo gli eterni propositi di Dio per la salvezza dell'umanità come un fiume che percorre la storia. Con Israele Dio si forma un popolo che Gli appartiene in modo particolare e Lo serve. È da Israele che doveva nascere il Salvatore del mondo, il Messia. Egli giunge finalmente in Gesù di Nazareth. Accade, però, che le istituzioni dell'Israele storico e la maggior parte degli israeliti Lo rifiuta e Lo misconosce. Questa incredulità diventa come un blocco, un'ostruzione nel corso di questo fiume che lo costringe a deviare il suo corso ed Israele in quanto tale diventa in gran parte un ramo secco, acqua che non si rinnova e per quel motivo stagnante. Il nuovo corso del fiume, uscito dal suo letto originario, è formato da quegli Israeliti che credono in Cristo, ma, tracimando, questo nuovo corso d'acqua coinvolge e trascina, nella fede in Cristo, altra gente, gente diversa dagli ebrei, "le genti” o Gentili. La cosa non è accidentale: tutto era stato predisposto da Dio. Doveva accadere in questo modo. Così si sarebbero sviluppati gli eterni propositi di Dio per la salvezza del genere umano. Questo non giustifica certo l'incredulità dell'Israele storico, ma “a causa della loro caduta la salvezza è giunta alle genti ed è, inoltre, funzionale per creare negli ebrei stessi una sana “gelosia”, diventando per loro uno stimolo a riflettere sulle conseguenze dell'incredulità e a riconsiderare “la questione di Gesù di Nazareth”. In modo provvidenziale “la caduta” di Israele in quanto tale è diventata “una ricchezza per il mondo”: l'Evangelo della salvezza in Cristo giunge così a coinvolgere gente d'ogni nazione e qualità. Il “ripudio”, l'accantonamento dell'Israele storico, da parte di Dio, si trasforma nella riconciliazione (15) con Dio del “mondo”, di una grande quantità di altre persone.

Il “ramo secco” rimarrà per sempre tale? No: questa è la rivelazione più straordinaria che mai ci possa giungere dall'apostolo Paolo che, in questo, si dimostra davvero profeta. L'Israele storico, istituzionale, insieme alla più gran parte degli ebrei, un giorno sarà riammesso e sarà simile ad una risurrezione dai morti (15). “Ossa secche” dal punto di vista spirituale, rivivranno, perché si convertiranno a Cristo in modo del tutto inaspettato. Quando avverrà questo? Non sappiamo, ma possiamo stare certi che avverrà! Stupefacente? Sì, è una certezza, una rivelazione che Dio ci vuole fare e che ci farà guardare gli israeliti contemporanei da una diversa prospettiva. Sono stati infedeli ed increduli, ma l'albero è buono! È lo stesso albero nel quale noi siamo stati innestati. È quel che considereremo nella prossima riflessione.

PREGHIERA

 Signore Iddio, Ti ringrazio di avermi inserito, per la Tua grazia, nei Tuoi eterni progetti per la salvezza del genere umano. Fa sì che io mi elevi da una semplice prospettiva individualista per aumentare in me la coscienza di far parte di un meraviglioso ed ancora più vasto progetto. Amen.

 Domenica 21 ottobre 2018 - Ventiduesima domenica dopo Pentecoste

Giobbe 38:1-7, 34-41; Salmi 104:1-9, 25, 37; Ebrei 5:1-10, Marco 10:35-45

Onnipotente ed eterno Iddio, in Cristo ci hai rivelato la tua gloria fra le genti: preserva l'opera della tua misericordia, affinché la tua chiesa in tutto il mondo possa perseverare con fede costante nella confessione del tuo Nome; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.

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