Il Bangladesh e l'ASEAN

Il Bangladesh e l'ASEAN

di Mehmet Enes Beşer


Mentre il Bangladesh si appresta a ricalibrare la propria geopolitica ed economia sullo sfondo delle dinamiche in evoluzione nell'Indo-Pacifico, la questione se il Bangladesh sarà in grado di diventare membro a pieno titolo dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) sta acquisendo nuovamente rilevanza. Con la crescita della sua economia e l'aspirazione a diventare un polo manifatturiero e logistico per la regione, il desiderio di Dhaka di integrarsi maggiormente con l'ASEAN è del tutto naturale. Tuttavia, l'adesione può rappresentare un vantaggio per il Bangladesh in termini di maggiore diversificazione commerciale, diplomatica e strategica, ma non è una panacea. L'adesione all'APEC può essere la decisione giusta, ma solo se intrapresa in un quadro di realismo, preparazione e anticipazione strategica.

A prima vista, l'ASEAN è un club attraente. Ha un PIL complessivo di oltre 3,6 trilioni di dollari, più di 670 milioni di individui e la sua integrazione nelle catene di approvvigionamento mondiali lo rende una delle parti più dinamiche dell'economia mondiale. Per il Bangladesh, che entro il 2026 uscirà dallo status di Paese meno sviluppato (LDC) e rischia di perdere i benefici commerciali preferenziali, l'infrastruttura regionale dell'ASEAN offrirebbe una nuova e preziosa piattaforma di cooperazione economica regionale e di facilitazione del commercio.

La diversificazione dei mercati non è un'opzione per il Bangladesh, ma una necessità. Il crescente profilo dell'ASEAN nel commercio internazionale apre al Bangladesh la possibilità di diversificare la sua eccessiva dipendenza da alcuni grandi mercati come l'UE e gli Stati Uniti. Esiste anche un ottimo motivo strategico. Con l'Indo-Pacifico sempre più al centro della geopolitica emergente tra Cina e Stati Uniti, le potenze medie e piccole si trovano già ad affrontare un mondo sempre più polarizzato.

L'ASEAN è da tempo una piattaforma di copertura, una comunità diplomatica multilaterale e un'alleanza funzionale basata su questioni specifiche che consente ai paesi membri di esercitare la propria influenza. Per il Bangladesh, la cui politica estera è quella di bilanciare India, Cina e potenze occidentali, l'ASEAN è un modello, una piattaforma e un cuscinetto. L'adesione contribuirebbe forse ad elevare l'importanza di Dhaka nei discorsi sulla sicurezza regionale, la connettività e la resilienza climatica, questioni in cui attualmente è scarsamente rappresentata.

Tuttavia, l'adesione all'ASEAN non è un percorso facile o rapido. Il club è notoriamente guidato dal consenso, gradualmente lento e riluttante ad ammettere nuovi membri i cui accordi politici, istituzionali o economici non sono conformi agli standard dell'ASEAN. Le istituzioni politiche, le abitudini normative e le pratiche diplomatiche del Bangladesh divergono dal modello sud-est asiatico in modo piuttosto profondo.

Inoltre, l'ASEAN stessa sta lottando con la coesione interna, dalla crisi del Myanmar alle dispute marittime nel Mar Cinese Meridionale. L'inclusione di un nuovo membro dell'Asia meridionale potrebbe causare un eccessivo allargamento istituzionale, una diluizione dei mandati e future questioni di identità geografica. La preparazione è un altro aspetto da considerare. Per trarre vantaggi significativi dall'adesione all'ASEAN, il Bangladesh deve intraprendere serie riforme interne.

Le infrastrutture devono essere adeguate al livello regionale, i regimi di diritto devono essere allineati agli standard dell'ASEAN e occorre sviluppare la capacità istituzionale per un'interazione multilaterale produttiva. Essere presenti al tavolo dei negoziati non è sufficiente; una partecipazione efficace richiede preparazione, diplomazia e un costante allineamento delle politiche. Il Partenariato economico regionale globale (RCEP) della maggior parte dei membri dell'ASEAN ne è un buon esempio: aderire a tali accordi di libero scambio senza aver prima sviluppato le industrie nazionali, le leggi sul lavoro e i sistemi di investimento potrebbe rivelarsi controproducente.

Va inoltre ricordato che l'ASEAN non è una panacea. Sebbene economicamente enorme, il commercio intra-ASEAN è minimo e la sua cultura del consenso può limitare un'azione decisa in tempi di crisi. La risposta del blocco a crisi come quella dei Rohingya, in cui la politica di non interferenza dell'ASEAN è entrata in contraddizione con la portata della tragedia umana, ci ha mostrato la portata della sua influenza diplomatica.

Il Bangladesh non deve sopravvalutare il potenziale dell'ASEAN come garante regionale o protettore politico per questioni di interesse nazionale diretto. Tuttavia, l'adesione a pieno titolo non è l'unica alternativa. Il Bangladesh potrebbe anche perseguire un'integrazione graduale in termini di adesione come osservatore, partenariati di dialogo settoriale e adesione a forum creati dall'ASEAN come l'ASEAN Regional Forum (ARF) o l'East Asia Summit (EAS).

Anche l'adesione attraverso il BIMSTEC o la Bay of Bengal Initiative (che comprende alcuni dei paesi dell'ASEAN) potrebbe costituire un ponte regionale. Queste misure consentono a Dhaka di avvicinarsi gradualmente alla convergenza politica con i modelli dell'ASEAN e di costruire fiducia, credibilità e capitale diplomatico con il gruppo. In questo caso, l'ASEAN non può essere considerata un punto di arrivo, ma una direzione, un vettore strategico su cui il Bangladesh potrà fare affidamento per perseguire la sua aspirazione a lungo termine di connettività, forza economica e influenza diplomatica.

Il cambiamento, quindi, deve essere graduale, misurato e guidato internamente. L'adesione all'ASEAN non è una soluzione miracolosa, ma è un messaggio: il Bangladesh è disposto a pensare a livello regionale, ad agire in modo multilaterale e a rivendicare il proprio ruolo nel nuovo ordine indo-pacifico. Il successo di tale percorso dipenderà in ultima analisi dalla capacità di Dhaka di assorbire la questione dell'integrazione e di diventare un partner tanto quanto un investitore nella pace e nella prosperità regionale.

Per il Bangladesh, il sogno dell'ASEAN è alla portata, ma solo se sceglierà di renderlo parte di un cambiamento più ampio e consapevole nel modo in cui il Paese considera la propria posizione e se stesso come parte dell'Asia e del mondo.


Pubblicato in partnership su United World

Traduzione a cura della Redazione 


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