IL POPOLO DI ISRAELE NON SI TOCCA

IL POPOLO DI ISRAELE NON SI TOCCA

LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

⏹️ C’è un argomento che torna puntuale, quasi liturgico, ogni volta che si discute di sanzioni a Israele: penalizzerebbero il popolo israeliano, non il governo. 


🔘 Un argomento “toccante”. Quasi “commovente”. Degno di persone che fino a ieri non avevano mai pronunciato la parola “sanzioni” in vita loro e che domani, con ogni probabilità, torneranno a non pronunciarla.


🔘 Cominciamo dalla fine, dal caso più recente e più vicino a noi. Russia, 2022. Dopo l’invasione dell’Ucraina, l’Occidente ha costruito in poche settimane il più imponente pacchetto sanzionatorio della storia contemporanea: energia, banche, esportazioni tecnologiche, congelamento di asset privati, esclusione dallo Swift, chiusura dello spazio aereo.


🔘 Le conseguenze sul russo comune sono state immediate e documentate: crollo del potere d’acquisto, sparizione di beni dal mercato, impossibilità di accedere ai propri risparmi.


🔘 Nessuno, nei parlamenti europei, ha alzato la mano per dire: ma il popolo russo? Le misure sono passate con voto quasi unanime, in un clima di urgenza morale che non ammetteva distinguo.


🔘 Iran, da quarant’anni. Le sanzioni sull’Iran sono talmente pervasive da colpire farmaci, reagenti medici, pezzi di ricambio per gli aerei civili, come documentato da organizzazioni umanitarie e da studi accademici che nessuno cita nei talk show. Le sanzioni reggono, si rafforzano, si rinnovano. Nessuna obiezione di principio.


🔘 Cuba, sessant’anni. L’embargo più lungo della storia moderna. Ha impoverito generazioni, ha creato scarsità strutturale, ha trasformato la sopravvivenza quotidiana in un’impresa. E sia chiaro: Cuba non ha mai invaso un paese sovrano.


🔘 Non ha bombardato città straniere. Non occupa territori altrui. Le sanzioni non nascono da una risposta a un’aggressione, nascono dalla Guerra Fredda, dalla pressione della lobby cubana in Florida, dalla volontà degli Stati Uniti di punire un governo scomodo alle proprie porte.


🔘 Iraq, anni Novanta. Il caso più brutale, quello che dovrebbe chiudere ogni discussione. Il regime sanzionatorio imposto dopo la Guerra del Golfo è stato uno dei più letali della storia recente. L’Unicef stimò, a fine decennio, centinaia di migliaia di morti tra i bambini iracheni per effetto diretto delle sanzioni: malnutrizione, mancanza di medicine, crollo del sistema sanitario.


🔘 Nel 1996, interpellata da Lesley Stahl sulla CBS, mezzo milione di bambini morti, è un prezzo che vale la pena? Madeleine Albright rispose: «Pensiamo che il prezzo valga la pena». Non si dimise. Non fu cacciata. Fu nominata Segretaria di Stato.


🔘 Potremmo continuare con Sudafrica Apartheid, Rhodesia 1965, Myanmar, Bielorussia, Zimbabwe, Venezuela. La storia delle sanzioni internazionali è la storia di uno strumento applicato ogni volta che la comunità internazionale ha deciso che una condotta di governo era inaccettabile.


🔘 In nessuno di questi casi l’argomento ma il popolo? ha fermato niente. In nessuno di questi casi ha costituito un veto morale. Diventa tale, per la prima e unica volta nella storia, quando si parla di Israele. 


🔘 Annotare questa eccezione senza nominarla per quello che è richiede una disonestà intellettuale che, a questo punto, è diventata strutturale nel discorso pubblico occidentale ....

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Riccardo Taddei


Articolo integrale ⤵️

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