I russi, il Corriere, Twitter, gli ultra-sovranisti, il Quirinale e Byoblu

I russi, il Corriere, Twitter, gli ultra-sovranisti, il Quirinale e Byoblu

Claudio Messora - Byoblu
Il primo video con i vostri interventi a favore di Byoblu.Com. Ne seguiranno uno al giorno.

Il quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda, dopo avere confezionato sulle pagine del primo quotidiano nazionale un articolo nel migliore dei casi irresponsabile, nel peggiore volutamente intimidatorio, tenta ora un po’ maldestramente di spegnere il fuoco. Cos’era successo? Lanciando, con i toni di chi sta comunicando la resa istituzionale a un manipolo di golpisti, le risultanze di una inchiesta da Pulitzer del Corriere della Sera, che solo poche ore dopo Wired avrebbe smontato con una semplice occhiata annoiata alle tabelle dei dati, aveva annunciato al mondo che i troll russi (senza ombra di dubbio ma nella totale incertezza) avevano inequivocabilmente (forse) attaccato il Colle nella notte più feroce che la nostra democrazia abbia mai conosciuto dopo, nell’ordine: il caso Aldo Moro, la firma della resa agli alleati, la calata dei barbari, l’assedio del Campidoglio, il meteorite che 65 milioni di anni fa estinse i dinosauri e un’invasione aliena respinta all’ultimo minuto grazie al provvidenziale intervento di Will Smith. Dopo un minimo di fact checking, di quelli anche base che mia nonna faceva a mio nonno quando rientrava a casa tardi la sera, il Corriere nei giorni successivi era stato costretto a scrivere (sia pure in una riga e mezzo nascosta in un lungo articolo: non sia mai abbia anche solo il vago sapore di una rettifica) che no, i troll russi in effetti non c’entravano niente, ma che “l’attacco” era partito prima da Israele, poi dall’Estonia, infine dallo “snodo di Milano” (avvicinandosi in maniera inquietante a casa mia). Infatti, questi troll russi dell’IRA di San Pietroburgo, se mai avevano twittato qualcosina (il minimo sindacale: mia figlia di quasi due anni ha postato in rete molto di più), avevano già smesso da un anno abbondante prima dei fatti contestati.


Poco male, perché il pezzo forte dello scoop di Breda era un altro. Partendo dalla vicenda dell’attacco russo al Colle (falsa, ma le feichnius non le faceva la rete? ...i debunker dormono?), il Breda si esibiva quindi in un triplo avvitamento carpiato con scappellamento a destra (in questo caso a sinistra), e informava il Paese che il Quirinale raccoglieva “ormai da due anni” fascicoli “gonfi di pagine” su Byoblu, un blog di informazione libera e indipendente definito addirittura “ultrasovranista”. Il “sovranismo”, essendo tecnicamente la difesa di un principio sancito nella nostra Carta Costituzionale, non andava bene come strumento denigratorio, quindi gli spin doctor “de noantri” si devono essere chiesti: come possiamo descrivere un sovranista in maniera che tutto sommato la gente non finisca per dargli ragione? Chiamiamolo “ultrà” della sovranità: diciamo che è un “sovranista” incallito, seriale ,uno che va “oltre”, qualunque cosa voglia dire. Ad esempio, chessò, se un sovranista vuole difendere il territorio nazionale e chiudere i confini, un “ultrasovranista” non potrebbe mai accontentarsi, ma in linea teorica desidererebbe ardentemente vedere sprofondare sotto ai mari qualunque altro territorio limitrofo, qualunque altra piattaforma continentale, in maniera che in tutto il globo terracqueo resti solo il suo stato-nazione (e poi, come in Minecraft, casomai ricostruisce le terre emerse). La cosa è piaciuta così tanto agli esperti di comunicazione mainstream, che l’indomani il Mattino la riprendeva subito e parlava di “ultrà” del sovranismo. C’è da chiedersi, alla luce di queste nuove classificazioni, come si potrebbero definire gli europeisti. Una possibilità è quella di chiamarli “infrasovraniti”, gente cioè che qualunque confine gli disegni intorno, loro lo abbattono senza chiedersi cosa ci sia al di là, per la volontà cieca ed irrefrenabile di espandersi all’infinito. Una sorta di Big Bangers costituzionali. E se la natura dell’universo è olografica, cioè se ogni parte contiene il tutto, per gli infrasovranisti allora esiste solo un tutto che non contiene nessuna parte. Un infrasovranista insomma è un negativo dell’universo, una specie di antimateria che annichilisce tutto ciò che insiste nel voler conservare la parvenza di una forma.


Ma il vero capolavoro di Breda è l’essere riuscito a denunciare il pericolo mortale delle ingerenze di un paese, la Russia (descritto nell’immaginario mainstream come governato da un regime totalitario e spietato, nel quale le istituzioni controllano e minacciano i cittadini), nello stesso articolo in cui annunciava agli italiani, attoniti, che il Quirinale compilava dossier “gonfi di pagine” sui blogger “ultrasovranisti” (una volta li avrebbero chiamati dissidenti), ovvero un Paese dove la più alta istituzione starebbe da anni controllando i cittadini, mentre il primo quotidiano nazionale li mette alla berlina, mettendoli all’indice dentro articoli basati su menzogne (mai rettificate) e costruendo ad arte (in questo caso, si tratta di arte povera) la forma di intimidazione più classica: “sappiamo chi sei e ti stiamo tenendo d’occhio”. A quando un bel “guardati le spalle, perché presto ti verremo a prendere”? Certo, a giudicare dall’articolo di Breda, uno si immaginerebbe un’Italia che ha con Putin lo stesso rapporto che la volpe ha con l’uva, e che per questo lo critica tanto.


In seguito all’articolo di Breda, il Paese non è certo rimasto in silenzio a guardare, segno che - sovranisti o meno - gli italiani sanno distinguere bene tra fake news e notizie verosimili, anche quando le fake news vengono prodotte dal Corriere della Sera. Sono stati tanti i commentatori indignati che hanno manifestato il loro sconcerto sui giornali e in rete (per Breda, chiaramente, tutti troll russi... no, israeliani... no, estoni... anzi no, milanesi!). Citarli tutti sarebbe impossibile, ma vale la pena di ricordare qui la chiusura dell’articolo di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di ieri: “Il Quirinale raccoglie dossier su giornalisti e blogger dissenzienti? Impossibile. L’unica spiegazione è che l’assalto al Colle abbia avuto successo, Mattarella sia già stato deposto e al suo posto troneggi Vladimir Putin”. Le centinaia di migliaia di lettori di Byoblu, anzi di “ultralettori”, indignati, hanno iniziato a mandare video autoprodotti per spiegare a Breda perché leggono Byoblu e soprattutto per tentare di cammuffare, in un italiano incerto, la loro matrice sovietica. Se non fosse per le note delle balalaika che risuonano in lontananza, o per le bottiglie di vodka che si scolano a fiumi anche mentre parlano alla videocamera del loro smartphone (di marca russa), ci sarebbero anche riusciti. Per chi volesse, su YouTube stiamo facendo uscire un video da trenta minuti al giorno con i loro accorati interventi. Sono ore ed ore di girato ( cosa volete: l’Ira si dà da fare): dite a Breda che il primo video si trova qui, casomai volesse capire quante persone ha offeso con il suo improvvido accostamento. L’unico che ha rivendicato con fierezza, quasi gongolando, l’articolo di Breda è Gianni Riotta, che in qualità di membro della Alta Commissione contro le Fake News della Ue ha twittato che il Corriere mostra finalmente ciò che sul suo profilo dice da tempo, ovvero che Messora ha i troll russi (a proposito: “troll” non è un termine italiano, quindi non si declina). Se pensate che Riotta è tra coloro che hanno stilato il codice censorio delle notizie in rete che la UE ha già diramato ai social network e che minaccia di essere oggetto di una legge entro dicembre, in maniera da garantire che le elezioni europee del 2019 si svolgano senza intoppi per gli “infrasovranisti” (ma non era Putin che controllava e reprimeva i suoi oppositori politici?), capite al volo a cosa serva tutta questa fiction, e perché mai abbiano scomodato il Copasir, l’antiterrorismo e le procure per una questione che secondo gli esperti (e quindi non parlo di Breda) è nella migliore delle ipotesi irrilevante.


Delle due l’una: o Breda si è inventato tutto, causando in questo modo l’esodo di migliaia di lettori dal Corriere della Sera alla rete, giudicata più affidabile del suo articolo, oppure il Quirinale raccoglie davvero un fascicolo “gonfio di pagine” da due anni su Byoblu. Che, lo ricordiamo, è il mio blog, cioè il blog di un privato cittadino che da dieci anni cerca di fare informazione senza coperture, con poche risorse, senza studi né uffici, senza riconoscimenti se non quelli degli “ultralettori” che tuttavia lo ripagano di tutte le angherie subite. Un blog che proprio grazie al fatto di essere libero ha potuto tenere a battesimo molte personalità che nel seguito si sono distinte, ai massimi livelli, in vari campi e in differenti schieramenti politici. In questo secondo caso lo scenario sarebbe più che Orwelliano, anche perché - ricordiamolo - al Colle fa capo l’intera magistratura, e non è certo una bella sensazione quella di essere attenzionati per il solo fatto di provare a dare piena efficacia al principio fondativo di una democrazia che, come noto, vive di consenso, e quindi anche di dissenso.


Così, oggi Breda tenta di gettare acqua sul fuoco e sul Corriere scrive un altro articolo, a pagina 11, dal titolo: “Attacco web, il Colle e l’inchiesta: nessuna minaccia al dissenso”, nel quale parla di “distorsione della realtà”, dice che “manca solo che accusino il Quirinale di istigare i magistrati”, perché non c’è nessuna “criminalizzazione del dissenso”, in quanto “dal Colle non sono partite denunce”. Ora, a parte il fatto che se dal Colle non sono partite denunce, allora qualcuno mi dovrebbe spiegare chi ha coinvolto l’antiterrorismo, il Copasir, i servizi segreti e le procure. Per i reati di vilipendio del Capo dello Stato (una vecchia norma che voleva abrogare perfino Napolitano) si procede d’ufficio, certo, ma qui parliamo di inchieste molto allargate e differenti apparati dello Stato mobilitati in pompa magna. Chi li ha attivati? Ci sarà qualcuno che ha fatto una telefonata, o devo pensare che sia stato proprio l’articolo di Breda ad accendere la miccia, con un disegno preciso e coordinato alle spalle? In questo caso, peggio mi sento: perché Breda ha menzionato proprio Byoblu? Perché ha volutamente e ingiustificatamente acceso i riflettori sul blog di un privato cittadino, mentre poneva le basi di una mobilitazione così ingente? Si è reso conto, oltre ad avere esposto me e la mia famiglia a un’accusa infamante, di avere consegnato agli italiani un’immagine del loro paese più simile a quella delle dittature sudamericane che a quella di un grande Paese liberale e democratico nel quale tutti credevamo di vivere? Non è forse un enorme danno di immagine, per la nostra Repubblica e per il Quirinale, avere tratteggiato pratiche di dossieraggio su privati cittadini come non se ne sentivano dai tempi di Gladio?


Ma è nel prosieguo dell’articolo di oggi che sorgono interrogativi ulteriori. Scrive Breda: “L’inchiesta si dovrà addentrare in un’analisi di che cos’è la rete, divenuta strumento di manipolazione della pubblica opinione [...] il che potrebbe rivelarsi un problema più politico che penale”. Alt! Fermi tutti! Ma non si trattava di un’inchiesta sulla creazione di tre o quattrocento profili Twitter fantasma (su otto milioni di profili italiani), per accertare che non vi siano state influenze russe? Da quando la procura deve rispondere a “che cos’è la rete”? E se è un problema “più politico che penale”, cosa c’entrano le procure? Cosa c’entra l’antiterrorismo? Stiamo per caso tentando di creare il contesto ottimale per fare ulteriori pressioni sui social network (dopo quelle della Commissione Europea, dopo le minacce di Soros a Davos, dopo i codici di Riotta) al fine di sterilizzare il web in vista delle prossime politiche europee, considerate dalla burocrazia di Bruxelles come un’ultima, disperata difesa di una Stalingrado internazionalista in procinto di collassare? E Byoblu sarà forse la prima vittima annunciata della loro mannaia? Difficile che con questo governo possano passare leggi contro la rete, chiaro, ma la commissione “anti fake news” UE ha già mandato ai social network le sue regolamentazioni, con l’indicazione di renderle operative dallo scorso luglio (e con la minaccia di tramutarle altrimenti in legge a dicembre). A che titolo è stato fatto? Sulla base di quale autorità la Commisione Europea può interagire direttamente con i social network? Nessun Governo, nessuna legge nazionale può intervenire, se i social network prendono ordini direttamente da Commissioni sovranazionali composte da membri la cui appartenenza politico-culturale è di matrice progressista (ovvero da quelle forze quasi cancellate dagli elettori il 4 marzo scorso), commissioni nate per la volontà politica di chi vuole preservare se stesso in maniera ostile al cambiamento richiesto dai cittadini. 


Ma l’apice del paradosso si tocca quando Breda scrive “...la rete, divenuta strumento di manipolazione della pubblica opinione”. L’unica cosa che si deduce da questa affermazione è che la pubblica opinione può manipolarla soltanto il mainstream. Reclamano lorsignori, in sostanza, il monopolio della manipolazione, dall’alto del loro curriculum secolare dove hanno potuto imperversare scrivendo le peggiori falsità che la storia del controllo delle masse ricordi dall’avvento dei grandi centri di produzione di news, a partire dalla metà del secolo scorso. La rete, anche laddove manipolasse davvero, non potrebbe fare altro che riportare l’ago della bilancia in una posizione meno squilibrata, giacché una democrazia compiuta si realizza proprio grazie alla pluralità delle opinioni e grazie alla capacità di costruire una sintesi a partire da posizioni diverse. Gli editori dei più “blasonati” quotidiani nazionali, invece, insieme all’editoria televisiva concentrata nelle mani di pochi (basti vedere la reazione feroce del sistema dopo la nomina di Marcello Foa alla presidenza Rai), hanno realizzato il dominio assoluto del pensiero unico e del politically correct, che è l’antitesi della democrazia, in quanto si limita a fornire al cittadini una sola visione delle cose: quella che conviene al sistema e che non scontenta il manovratore, dal cui appoggio dipende la permanenza in carica dei Consigli di Amministrazione. Ora che invece, grazie alla rete, hanno finalmente un po’ di contraddittorio, ora che i cittadini tornano ad essere rappresentati, paventano dossieraggi contro i siti e i blog rei di non prendere ordini dai loro committenti. 


Non sono ancora chiari i moventi del più grande fumo senza arrosto che i media abbiano alimentato a partire dal primo articolo di Breda, né cosa succederà nei prossimi mesi. Anche io, come Marco Travaglio, vado a letto presto, che non si sa mai chi possa venire a svegliare me e la mia famiglia prima dell’alba. Come diceva il compianto Battisti: “lo scopriremo solo vivendo”. Quello che però è chiaro è che ci sono poteri che pur di conservare se stessi sono disposti a tutto, perché la democrazia è bella: tanto bella che la vogliono tutta per loro.