Ho lasciato la religione

Ho lasciato la religione

Puoi vivere felice per sempre > Lezione 18

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Quando ho lasciato la religione, sentivo un grande vuoto perché ho sempre voluto credere in Dio. Io volevo credere. Mi chiedevo dove fosse Dio. Sapeva che lo stavo cercando. Mi sentivo solo. Sono appassionato di fotografia da quando avevo 6 anni, quando mi regalarono la mia prima Kodak Instamatic. Pensavo fosse un bel modo di raccontare il mondo. Papà era un uomo che si dava molto da fare per la comunità. La mamma, la sua più bella qualità è l’empatia. Crescendo con loro pensavo che il miglior modo per aiutare gli altri fosse diventare sacerdote. Pensavo fossero le persone nella migliore posizione per aiutare il prossimo. A 18 anni entrai in seminario, era la strada per poter diventare prete. Me ne andai molto arrabbiato perché non facevamo che seguire un sacco di rituali. Non c’era proprio sincerità. Qualche anno dopo entrai in un monastero degli Stati Uniti come consulente in addestramento, mi occupavo dei preti alcolisti. Ma questo non fece che aumentare la mia delusione verso la Chiesa perché lì c’era un grosso segreto. Lì finivano tutti i preti che avevano problemi. Pensai che tutto quello in cui avevo creduto era solo una bugia. Provai il buddismo zen, il buddismo tibetano. Andai in tutte le chiese ma non c’era niente. Proprio niente. E mi dissi: “Ho chiuso”. A quel punto ero arrivato al limite. Ero arrabbiato, veramente arrabbiato. Pensavo che il mondo mi avesse solo usato. Notai che questo si rifletteva sulle foto che facevo. C’erano sempre meno persone e sempre più cose, edifici. Insegnavo psicologia e anche counseling, e il mio obiettivo era che i miei studenti, terminato il corso, imparassero a pensare con la loro testa e che non si bevessero tutto quello che gli veniva propinato. Detestavo le organizzazioni che mentivano alla gente. Studiai un po’ di tutto, ma mi mancava sempre qualcosa. Quando Tom mi chiese di studiare con lui, ero un po’ in soggezione perché mi trovavo davanti uno che aveva fatto carriera, un professionista, insegnava all’università, era uno psicologo. Quindi per me quella era una sfida. Avevo un vecchio taccuino. Lui mi chiese: “E così hai qualche domanda”. Io risposi: “Già, eccole qua”. “Come trattate i casi di abusi sessuali sui bambini? Come gestite il denaro? C’è una supervisione? E la trasparenza?” Notai che rispondeva con le Scritture, e lo faceva sempre. Per me questo era rivoluzionario perché non si trattava di semplici opinioni di persone o istituzioni. A parlare era l’autorità di Dio. Studiare la Bibbia ha cambiato la mia vita in meglio, assolutamente. Mi piace tanto la varietà che c’è nella congregazione. Sto constatando sempre di più che non si fanno distinzioni. Adesso nelle mie foto ci sono molte più persone. Quando si perde la speranza, si perde tutto. Studiando la Bibbia si scopre perché si soffre e perché si muore. Si impara che questo mondo non andrà completamente fuori controllo. Quando riesci ad avere una relazione personale con il supremo Sovrano dell’universo, hai una speranza. Mi piace quello che sto imparando e imparo ogni giorno. Ed è questa la differenza, ho fiducia in quello che imparo, fiducia che sia la verità.


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