Gli Anelli Del Potere, non Il Silmarillion: perché le serie non sono libri

Gli Anelli Del Potere, non Il Silmarillion: perché le serie non sono libri

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Da qualche ora é terminata la serie più vista di Prime Video, che riporta in auge il mondo del Signore degli Anelli attraverso storie inedite e sottotrame inesplorate. Con una qualità visiva mai vista prima e attori poco noti che si dimostrano molto in parte, il problema della serie resta solo uno: non accenna a partire. Ma é un male?

Una storia Jacksoniana

La serie parte pian pianino e trotterellando, con due episodi che ci mostrano la sua grandezza visiva e la sua magnificenza in quanto ad ambientazioni, storie, regia e fotografia. In pieno stile Tolkien, o meglio, in pieno stile Jackson. Ci viene presentato prima questo mondo, con descrizioni molto frequenti ma scarnate e ridotte all'osso, così da evitare noia (seppur in alcuni momenti potrebbe salire) e per permettere a tutti di empatizzare con i vari personaggi. Anche il più piccolo cambiamento, infatti, porterà in seguito dispiacere per i nostri eroi e voglia di scoprire come si andrà avanti.

Purtroppo, però, siamo in una serie e il filler é dietro l'angolo. Ecco, infatti, che dal terzo al quinto episodio la storia rallenta, le sottotrame si appiattiscono e si dà peso più ai dettagli, alle storie secondarie, che alla macrotrama, che va passo passo, senza cercare lo scontro decisivo, come se tutti sapessero che bisogna aspettare il gran finale per il grande scontro.

“Come il libro” significa «insensato»

Non credo ci siano tolkieniani incalliti tra voi quindi credo si possa dire: il libro del Silmarillion non era destinato a vivere in una serie, perché non avrebbe avuto una vita facile. Effettivamente, la serie é Gli Anelli Del Potere, non Il Silmarillion, non Racconti Incompiuti, ma Gli Anelli del Potere.

É immotivato fare una serie sul Silmarillion e non parlare di Silmaril, di Beren e Luthien, di Illuvatar e via dicendo, ma semplicemente perché non é una trasposizione del libro.

Le trasposizioni di libri in film, in serie, o in videogiochi, spesso non hanno motivo di esistere essendo, appunto, già state create. É più o meno il discorso fatto con i remake, che ripropongono la stessa solfa in chiave più moderna e invece di vedere immagini sgranate vediamo fotografie nitidissime, ma senza aggiungere sostanza o toglierne.

Quando invece abbiamo della sostanza in più o in meno, quando si modifica il messaggio o una parte di narrazione per raccontare qualcosa di nuovo, di diverso, li abbiamo davanti un grande film e, magari, anche un grande autore.

Sopperire alla mancanza di idee

La serie degli Anelli del Potere tocca Tolkien per aggiungere qualcosa di nuovo, di diverso, di più o meno interessante (quello starà al singolo decretarlo), ma la modifica per dargli nuova linfa vitale, nuovo senso, nuovo motivo di esistere.

Una trasposizione passo per passo, parola per parola, shot for shot, avrebbe semplicemente stancato presto. Principalmente perché un libro non é una serie, e per seconda cosa perché Il Silmarillion é un racconto quasi antologico, che non avrebbe reso possibile una trasposizione decente e meritevole. Invece, raccontando qualcosa di mai visto prima, possiamo arricchire la già ben consolidata storia della Terra di Mezzo, di Arda intera, e nel farlo permetterci di meravigliarci per l'ottima storia raccontata.

Se ci si lamenta della mancanza di difetti, della perdita di interesse per il cinema vista la troppa voglia di azione e guerra o, se ci sono autori, non inventano ma prendono da qui e da lì, dal passato o dal presente, perché preoccuparsi di una serie che prende da un libro per creare qualcosa di nuovo? Inoltre, non si tratta

Ma ha anche dei difetti

Così come recentemente detto per She Hulk, una piccolezza non rende grande un prodotto e ovviamente la serie non é esente da difetti: personaggi che appaiono solo in vista di situazioni future, secondo atto molto più lento del necessario, situazioni arzigogolate che si risolvono in un battito di ciglia, ma sono abbastanza convinto che non siano difetti centrali e che, nonostante tutto, le sbavature non sono eccessivamente dannose alla trama e, al netto dei difetti, il prodotto resta godibile.

Certo, le due puntate vengono superate solo dall'ultima, lasciando al centro un grande vuoto, e Yip non é Bayona, per cui la regia perde spesso di impatto, eppure la serie si é sempre dimostrata un'ottima compagna, non facendo mai pesare la sua eccessiva durata e lasciando forti aspettative per la sua seconda stagione, in arrivo prossimamente.

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