Giuseppe Barbiero - Ecologia Affettiva
Gilbert
Brani estratti dal volume.
BIOSFERA.
La biosfera non solo governa i meccanismi chimico-fisici che rendono possibile la vita sulla Terra, ma li mantiene nel tempo. Ciò è possibile perché i cicli biogenetici del nostro pianeta, come vedremo nel secondo capitolo, sono di tipo “omeostatico”. Sono cioè combinati in modo tale che tendono a impedire alle perturbazioni di modificare l’assetto del sistema.
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L’OSSIGENO.
L’0ssigeno è un prodotto di scarto del processo di fotosintesi clorofilliana e viene rilasciato nell’atmosfera sotto forma di ossigeno molecolare (O2). L’ossigeno, però, è un potente ladro di elettroni e, fedele al suo nome, è capace di ossidare quasi tutte le sostanze con cui viene a contatto. A uno sguardo specifico può sembrare controintuitivo, ma l’ O2 è un veleno per gli organismi viventi. L’ cominciò ad accumularsi nell’atmosfera facendo strage di batteri, che all’epoca era l’unica forma di vita presente sulla terra. La vita sulla terra rischiò di estinguersi. A questa catastrofe, la biosfera reagì dando origine a nuovi organismi capaci di maneggiare l’O2, che hanno innescato la linea evolutiva che ha dato origine alla cellula eucariote, la cellula che “respira”.
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SESSUALITA’
A un certo punto della storia evolutiva, gli organismi pluricellulari adottarono la sessualità come sistema riproduttivo prevalente. Sulla Terra – ne parleremo nel quinto capitolo – si assiste al fiorire di nuove specie. La scelta di riprodursi per via sessuale apre la strada all’amore e rende necessari la morte come destino ineluttabile. Quando poi la selezione prende di mira il cervello, quale indicatore di fitness – come vedremo nel sesto capitolo – si innesca il processo che porta allo sviluppo della mente umana.
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L’IPOTESI DELLA BIOFILIA
Il termine “biofilia” è stato coniato da Edward O. Wilson per definire “la nostra innata tendenza a concentrare la nostra attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che le ricorda e, in alcune circostanze, ad affiliarvisi emotivamente. Dal punto di vista della biologia evoluzionistica la biofilia consiste in una serie di regole di apprendimento che si sono rivelate utili alla sopravvivenza della nostra specie e che tuttora informano il rapporto che abbiamo con l’ambiente naturale.
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GAIA
Naturalmente l’ipotesi di Gaia è – e rimane – un’ipotesi scientifica, e come tale va presa. Tuttavia, tra gli stessi scienziati si sente la necessità di un legame emotivamente più profondo con la Madre Terra. Gaia è una metafora che può essere utile per liberarci dal condizionamento meccanicistico che ci è stato imposto dalla nostra società fin dall’infanzia.
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BIODIVERSITA’
Il problema più urgente è proteggere la bodiversità. Costruir una rete di “santuari” della biodiversità è possibile e non sarebbe nemmeno troppo costoso. Ma proteggere la biodiversità è solo un aspetto del problema, quello forse più superficiale. La scarsa percezione che ne abbiamo dipende soprattutto dal fatto che le comunità umane sono sempre più urbanizzate e hanno perso – e stanno perdendo via via – il contatto con la Natura, con gaia, con ripercussioni molto profonde a livello psichico.
La perdita del legame emotivo con la Natura ha conseguenze nella protezione della biodiversità. Se sono mancate esperienze che stimolano la nostra biofolia, difficilmente riusciremo a prenderci cura delle creature viventi che sono a rischio di estinzione e soprattutto proteggere il loro habitat.
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L’ORIGINE DELLA VITA.
… non sappiamo come sia avvenuto. I primi organismi sono batteri, probabilmente archeobatteri chemioautotrofi. Gli archeobatteri sono adattati a sopravvivere in condizioni che definiremmo estreme, ma che all’Archeano non erano affatto insolite. Ancora oggi troviamo archeobatteri che vivono lungo i camini dei vulcani ad altissime temperature, altri invece sopravvivono bene alle basse temperature dei ghiacciai e altri ancora in ambienti molto acidi e nelle saline. La maggior parte di loro ossida la materia, organica e inorganica. Per ottenere energia. Gli archeobatteri hanno inventato la glicolisi, un insieme coordinato di reazioni chimiche che produce energia ossidando parzialmente una molecola di glucosio.
La cellula eucariote. Dopo il quasi sterminio delle forme di vita ad opera dell’ossigeno liberato dalla fotosintesi clorofilliana, compare a cellula eucariote: organismo più grande che in realtà è un piccolo ecosistema, che contiene vari organelli circondati da membrane. La cellula eucariote è perfetta per prosperare nel nuovo ambiente aerobico, saturo di ossigeno, che ha imparato a utilizzare (con prudenza) per ossidare completamente le molecole di glucosio e ricavare un’enorme quantità di energia: dalle 2 molecole di ATP prodotte per ogni molecola di glucosio ossidata nella glicolisi alle 36 molecole di ATP prodotto per ogni molecola di glucosio completamente ossidata nel ciclo di Krebs e nella catena di trasporto degli elettroni. L’ossidazione completa è ciò che noi chiamiamo “respirazione” e, come abbiamo visto precedentemente, riequilibra l’effetto ecologico della fotosintesi clorofilliana, chiudendo il ciclo biogeochimico del carbonio.
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COOPERAZIONE.
La cooperazione è un tema molto discusso in biologia evoluzionistica. La selezione naturale dovrebbe favorire i comportamenti competitivi. Tuttavia i due grandi passaggi evoluzionistici che hanno portato dalla cellula procariote alla cellula eucariote e dalla cellula eucariote all’organismo pluricellulare segnano, senza dubbio, il trionfo della cooperazione in Gaia. Ma è un trionfo che nasconde una ben dura lotta. E qui hanno ragione i darvinisti ortodossi: non esiste evoluzione senza conflitto. Un attore segue il suo interesse che confligge con quello di un altro ma, per sua natura mette i due attori in contatto che possono approfittare di questa opportunità e stabilire un canale di comunicazione, spesso primitivo e rudimentale, che però può permettere il raggiungimento di un compromesso. Il conflitto è inevitabile, ciò che fa veramente la differenza è il suo esito. Che non è necessariamente distruttivo.
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SIMBIOSI: TUTTI PER UNO
L’idea della simbiosi come motore evoluzionistico fu sistematizzata sul finire degli anni Sessanta da Lynn Margulis, che sviluppò un’affascinante teoria circa l’origine della cellula eucariote, oggi nota come Teoria dell’endosimbiosi seriale. Secondo questa teoria, la cellula eucariote si è evoluta attraverso la stretta associazione e la progressiva incorporazione in diversi organismi tra loro interagenti, dove ciascun precursore ha contribuito con un intero genoma, codificante per un particolare tipo di abilità. Unendosi tra loro, alcuni batteri sono diventati una comunità cooperativa, dando origine a un nuovo tipo di cellule. Queste comunità, nel tempo, sono diventate celule eucariote.
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APOPTOSI: UNO PER TUTTI.
Morte cellulare programmata, o meglio, morte cellulare per compensazione che avviene in condizioni fisiologiche co un processo metabolico attivo ce porta all’eliminazione del corpo cellulare al tempo e nel modo giusti. La cellula veicola geni che possono essere considerati “altruisti”. Se lo sviluppo o la conservazione dell’organismo richiede l’eliminazione di una determinata cellula, questa deve essere nelle condizioni di attuare il programma di “suicidio”, a prescindere dallo stato fisiologico in cui si trova.
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UNA LEZIONE DI UMILTA’.
Ogni cellula del nostro corpo possiede tutto il corredo cromosomico dell’intero organismo. Ma essa si adatta a svolgere solo uno dei duecento compiti diversi che si sono distribuite le cellule umane. E per farlo inibisce il DNA che non è utile alla sua specialità. Si badi bene: non lo cancella, lo inibisce soltanto. E’ come se potesse scegliere di essere qualsiasi cosa, ma sia soddisfatta di essere quello che è una cellula di servizio di tutte le altre e soprattutto al servizio del nostro corpo.
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ORIGINE DELLA SESSUALITA’: FECONDAZIONE E MEIOSI
I nostri corpi sono formati da cellule che clonano se stesse mediante “mitosi”. Ma una piccola linea di cellule ha sviluppato la “meiosi”; una capacità speciale e caratteristica di divisione cellulare che consente il dimezzamento del patrimonio genetico. Sono le cellule germinali, quelle che consentono la riproduzione. Il dimezzamento del patrimonio genetico è necessario per una stupefacente forma di “simbiosi obbligatoria”: la fusione di due cellule – nello specifico il gamete femminile e il gamete maschile” – che appartengono a due lignaggi diversi. Questa funzione è chiamata fecondazione. Meiosi e fecondazione sono le due tappe del ciclo della riproduzione sessuale. Da un punto di vista evoluzionistico, la sessualità è un sistema che permette lo scambio genetico mediante la fusione di due gameti, che altro non è che una forma particolare di simbiosi, con i suoi meravigliosi meccanismi di comunicazione cellulare.
Osserviamo che la ricombinazione genica operata dal ciclo meiosi-fecondazione produce organismi sempre nuovi e originali, mai apparsi prima e che mai più riappariranno in seguito.
Dodici anni dopo aver dato alle stampe nel 1859: “Origine delle specie per effetto della selezione naturale”, Charles Darwin diede alle stampe: “Origine dell’uomo e la relazione in base al sesso” nella quale riconosce una seconda forza selezionatrice oltre a quella naturale: la selezione sessuale.
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L’EX ADATTAMENTO: UN’IPOTESI EVOLUZIONISTICA PER L’ORIGINE DELL’ALTRUISMO
Per chiarire la portata di questa spinta evolutiva proviamo a considerare un tipico problema evoluzionistico: l’affermazione di un comportamento altruistico. La selezione naturale è fortemente utilitaristica e tende a eliminare tutti i comportamenti che non sono finalizzati all’adattamento e al successo riproduttivo del singolo individuo. Un comportamento altruistico è pericoloso per la sopravvivenza individuale, perché significa investire le proprie risorse a favore degli altri e può affermarsi in soltanto due casi: quando l’atto altruistico favorisce la fitness di parenti stretti (kin selection) o quando vi è ragionevole sicurezza che l’atto altruistico verrà ricambiato (tit-for-tat).
Tuttavia, se un comportamento altruistico viene preso di mira dalla selezione naturale in quanto indicatore di fitness, allora comportamenti altruistici possono evolvere con facilità in breve tempo. La selezione sessuale è in questo caso molto più rapida e potente della selezione naturale. L’altruismo e tutti i comportamenti che riteniamo moralmente elevati – come la generosità, la moralità, ecc – sono importanti manifestazioni di fitness, utili ad apparire belli e desiderabili ai potenziali partner. A patto, però, che i comportamenti siano sempre ben esibiti, altrimenti perdona la loro efficacia evoluzionistica. Si spiega così tutta una serie di manifestazioni pubbliche di generosità che consentono al donatore non solo di esibire la propria appetibilità sessuale, ma di conquistare e mantenere la considerazione o i proprio parere politico ed economico. Abbiamo innumerevoli esempi di questo tipo: dalle fondazioni che portano il nome del miliardario di turno ai party di beneficienza organizzati dalle star di Hollywood, dai concerti rock-aid ai proprietari di squadre sportive professionistiche che si mettono in bella mostra con i trofei vinti. Coppe e medaglie il cui valore commerciale è infinitesimamente più piccolo di quello dell’investimento necessario per vincerle, Al truismo ben esibito, con interesse personale ben evidente.
Ma l’altruismo esibito non appare particolarmente attraente, perché è facile leggervi un intento manipolatorio. Un atteggiamento viene percepito come sinceramente altruistico solo se è espressione di una reale capacità di compassione. L’altruismo che si afferma come indicatore di fitness, una volta conquistata la propria legittimità evoluzionistica, apre a nuove possibilità nelle relazioni umane e per serendipità conquista una progressiva autonomia dalla competizione sessuale, fino a distaccarsene completamente. Si può essere altruisti senza esibirlo e per motivazioni diverse dal corteggiamento. Anzi, è proprio questo l’altruismo che riconosciamo come tale.
La serendipità è la regola della selezione sessuale: vi sono infiniti esempi dove accade che un particolare tratto inizialmente si sia affermato perché appassionante per i partner sessuali e successivamente si sia rivelato utile per una funzione differente in altre circostanze, in tempi e luoghi diversi. Le caratteristiche che si sono evolute per un determinato scopo e che nel corso della loro storia evolutiva trovano un utilizzo diverso sono chiamate ex adattamenti o esaptazioni. Nel caso dei sapiens l’esaptazione di un tratto comportamentale può rivelare un percorso evolutivo di tipo culturale. Così non è difficile immaginare che l’attività artistica possa essere stata utilizzata con funzioni utilitaristiche, cercando di essere solo una semplice esibizione di fitness. Allo stesso modo il comportamento altruistico potrebbe essere stato originariamente favorito dalla selezione sessuale fino a quando, con l’affinarsi del pensiero riflesso e della coscienza, la generosità ha cominciato a rendersi autonoma dall’etica sessuale per diventare etica a sé.
Se le donazioni in beneficenza debbono essere rese pubbliche per essere efficaci come seni sessuali, ecco una buona ragione per fare donazioni anonime e affrancare l’atto altruistico dall’esibizione sessuale. La generosità diventa più matura, più profonda, e si innalza. Il comportamento generoso non viene più esibito di proposito, ma addirittura nascosto, rispondendo ora a logiche che trascendono completamente quelle del corteggiamento e del riconoscimento dello status sociale.
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CARATTERISTICHE E CARATTERI.
L’occhio degli animali è una caratteristica e si è evoluto per selezione naturale, la coda del pavone, nella sua inutilità pratica e simbolo del corteggiamento è un carattere.
Darwin afferma che è la femmina a scegliere e, così facendo, determinano l’orientamento dell’evoluzione e la femmina deve scegliere con cura il padre dei suoi cuccioli perché è un investimento: gli ociti sono pochi e quelli che vengono fecondati la possono obbligare ad una gestazione più o meno lunga. Se il maschio è rapidamente prono per un nuovo accoppiamento, la femmina non può sbagliare e deve sempre scegliere con molta attenzione.
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ORIGINE DELLA DISTRUTTIVITA’ UMANA
Nei sapiens le funzioni fondamentali per la sopravvivenza sono assicurate principalmente dal rinocefalo e dal paleocervello, che insieme formano il complesso sottocorticale che funziona come un piccolo cervello che media tra l’intero sistema neurovegetativo e la corteccia cerebrale, sede dei processi della coscienza. L’insieme delle informazioni che arrivano dalle terminazioni periferiche viene elaborato nei centri sottocorticali. Vi sono circostanze in cui la corteccia esercita un controllo sulla risposta dei centri sottocorticali, per esempio quando entrano in gioco le relazioni sociali, altre volte è nullo o automatico (esempio guidare l’auto). In ogni caso i centri sottocortcali, mantenendo un costante rapporto con la corteccia cerebrale, assolvono un ruolo fondamentale per la vita della persona, che può essere riassunto in questo modo: cercare di allontanare le mozioni spiacevoli e inseguire quelle piacevoli.
La salute psicofisica della persona si ottiene quando vi è un’armonica relazione tra la corteccia cerebrale e i centri sottocorticali. Gli impulsi emozionali elaborati dai centri sottocorticali arrivano alla corteccia cerebrale, vengono valutati e quindi respinti o accettati volontariamente. Una persona in condizioni psicofisiche normali reagisce a una situazione spiacevole con un’emozione, ma il controllo corticale compensa l’attività dell’emozione. Tuttavia se l’emozione è molto intensa, la persona può tentare di reprimerla. Questo succede quando la corteccia cerebrale non riesce a esercitare il controllo sull’emozione. Quando le emozioni si susseguono a ritmo elevato o a situazione che le provoca dura nel tempo, l’organismo entra in uno stato d’ansia che si instaura in funzione della perdita della capacità di rielaborazione dell’informazione da parte della corteccia cerebrale e i centri sottocorticali, non riuscendo più a stabilire una reazione fluida con la corteccia cervicale, mandano in agitazione l’intero sistema neurovegetativo provocando diverse ripercussioni sulla salute della persona.
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LA SOTTILE LINEA DI DISTINZIONE TRA VIOLENZA E COMBATTIVITA’
La distruttività umana diventa spesso violenza che è un’espressione della distruttività e non è quindi un comportamento evoluzionisticamente adattativo. La caccia ad esempio è il luogo simbolico della manifestazione del maschile e non solo un sostentamento visto che, l’essere umano può sopravvivere benissimo anche senza proteine animali viene da pensare che sia il frutto della caccia che ha reso la specie umana carnivora e non la fame. Ci si trova quindi in presenza di una violenza endemica rimossa, il maschile ha perso le qualità legate alla combattività propria dell’uomo, senza sostituirla con forme di combattività alternative.
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LA NON VIOLENZA
Ideale che è stato realizzato da pochi esseri umani come il Mahatma Ghandi, Martin Luther King o Nelson Mandela. Uomini che sono passati attraverso la ferocia del conflitto ma non hanno mai ceduto alla tentazione della violenza, della distruttività, della violenza. E’ possibile trasferire l’energia della combattività nella nonviolenza, a patto di coltivare questa tensione sul piano reale, col rischio concreto di perdere tutto – anche la vita -, e non soltanto su un piano virtuale, immaginario o sublimato di una competizione agonistica. La vita non è un videogame né una partita di calcio. Anche se fosse possibile abolire dall’oggi al domani la violenza, forse dovremmo comunque imparare a conservare e a valorizzare la combattività, che è parte della nostra storia evolutiva.
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L’INTEGRZIONE DELL’INCONSCIO NELLA COSCIENZA: IL PRINCIPIO DELL’INDIVIDUAZIONE
Nel mondo animale il combattimento è ritualizzato, nel senso che avviene dentro precise sequenze di azioni; quando subentra la consapevolezza, il comportamento cessa di essere “inconscio” e subisce il vaglio della coscienza e la mediazione del ragionamento. Si opera quindi una scissione tra mondo inconscio e coscienza che rende necessario un percorso che porti il giovane uomo e la giovane donna alla maturità psicologica oltre che fisica. Nei termini della psicologia analitica si tratta di un percorso di individuazione che consiste nell’integrazione dei contenuti dell’inconscio all’interno della coscienza. La struttura cosciente (IO) deve provvedere a fare i propri i contenuti dell’inconscio per estendere il proprio Io fino a comprendere la dimensione del proprio Sé, la più ampia e completa possibile. Ovviamente questo processo di individuazione avviene in un luogo e in un tempo storici, per cui l’Io deve fare i conti con il mondo esterno e le sue richieste. Le relazioni con il mondo esterno sono quindi mediate dalla Persona, una specie di maschera da attore che viene indossata dall’Io, per mettersi in comunicazione con il mondo esterno.
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IL LATO OSCURO
In ogni uomo e in ogni donna c’è un lato oscuro con cui ciascuno di noi è chiamato a fare i conti. E’ il nostro lato distruttivo, violento, il prezzo che dobbiamo pagare per poter godere di un comportamento destrutturato e non stereotipato. E’ nella nostra natura, il nostro peccato originale.
LA SCELTA DEL PARTNER MASCHILE
La stazione eretta ha reso più complicata la gestazione e il parto tende a diventare prematuro. Quasi tutti i mammiferi sono in grado di deambulare poche ore dopo la nascita. I sapiens invece impiegano quasi un anno. A ciò si aggiunse una forte pressione selettiva a favore di cervelli sempre più grandi, rendendo il cucciolo di ominide particolarmente inetto alla nascita. Per imparare a utilizzare bene il cervello, il bambino necessita di un apprendimento post-nascita molto lungo e complesso. A quel punto le nostre antenate avevano bisogno di un maschio che fosse un buon partner, stabile nel tempo, che potesse offrire un aiuto nella cura della prole. La prestanza maschile perse importanza, anzi, l’aggressività, che spesso accompagna la prestanza, era pericolosa per la femmina e per i suoi cuccioli. Nell’uomo si osserva una progressiva riduzione del dismorfismo dove la differenza di peso tra maschio e femmina diminuisce progressivamente fino quasi ad annullarsi. La femmina capace di tenere con se un maschio acquista un notevole vantaggio evolutivo: per i maschi emarginati dal sistema poligamico si apre invece una possibilità nuova: quella di diventare padre, prendendosi cura della compagna e della prole. Si inverte anche il meccanismo di competizione sessuale. Le femmine entrano in competizione per conquistare il partner migliore in vista di un rapporto monogamico a lungo termine.
Le donne cominciano a nascondere l’estro agli uomini. Nei mammiferi l’estro è sempre chiaro ed evidente perché le nascite sono programmate solo in determinati momenti dell’anno per far coincidere il periodo climaticamente più favorevole con le prime fasi della crescita. Nascondendo l’estro le donne obbligano gli uomini ad avere rapporti sessuali più frequenti e ciò favorisce un’intimità affettiva più profonda. Il ciclo mestruale della donna è sintonizzato con l’ambiente e con i suoi cicli naturali. L’uomo, invece, rimane in bilico tra prestanza fisica e tenerezza, senza un preciso riferimento ai cicli naturali.
Alcune considerazioni:
Libro denso che introduce l'ecologia affettiva, ovvero lo studio delle relazioni insieme affettive e cognitive che gli esseri umani instaurano con il mondo vivente e non vivente.
Gaia, il nostro pianeta, sommatoria di milioni di relazioni fisico spirituali ci parla, ne sentiamo il richiamo, la nostra struttura è quella dell’atomo, delle molecole e del cosmo.
Attraverso un percorso scientifico e spirituale, la chimica, la biologia, l’evoluzionismo e una sincera connessione con le energie creatrici, si descrive la fortissima interconnessione tra tutti gli organismi viventi e non e la necessità di ripensare le teorie divisioniste (o peggio transumaniste) attualmente in auge.
Gilbert 2020