Geova ci guida lungo la via della pace (Parte 1)
Congresso 2022
Da migliaia d’anni l’uomo cerca la pace: pace tra singoli individui, pace all’interno delle famiglie, pace per tutti gli esseri umani. Eppure, nonostante tutti gli sforzi compiuti dall’uomo, la pace continua a sfuggire. Sono millenni che sovrani e governi cercano di raggiungere la pace attraverso trattati, risoluzioni, summit e, paradossalmente, guerre. La pace tanto agognata dall’uomo non è mai stata così fragile. Tutti gli sforzi per portare una pace duratura sono falliti, sono falliti ogni volta. Tutto questo non ci sorprende affatto. Geremia 10:23 dice: “L’uomo che cammina non è padrone nemmeno di dirigere i suoi passi”. La faccenda è molto semplice: l’uomo non è stato creato per autogovernarsi. Buona salute, sicurezza, un senso generale di benessere sono cose sempre più difficili da trovare man mano che ci inoltriamo in quelli che la Bibbia chiama “ultimi giorni”. Finché l’uomo continuerà a governare, continuerà a mancare l’unità. In effetti la pace mondiale non può essere raggiunta soltanto mediante gli sforzi dell’uomo. Ma chi è amico di Dio può trovare pace interiore sin da adesso. Isaia 48:17, 18 dice: “Questo è ciò che dice Geova, il tuo Redentore, il Santo d’Israele: “Io, Geova, sono il tuo Dio, colui che ti insegna per il tuo bene, colui che ti guida lungo la via in cui devi camminare. Se solo prestassi attenzione ai miei comandamenti! Allora la tua pace diverrebbe proprio come un fiume, e la tua giustizia come le onde del mare”. Soltanto Geova ha la capacità di guidare gli esseri umani verso una pace che durerà per sempre. Lui promette che porterà queste condizioni. Fino a quel momento Geova continuerà a fornirci il modo di provare pace già da adesso. Come lo farà? Dandoci “la pace di Dio che è al di là di ogni comprensione”. Non siamo i soli la cui pace è stata minacciata. La Parola di Dio è piena di episodi che parlano di fedeli servitori la cui pace fu minacciata da potenze dell’epoca. Studiando questi episodi e meditandoci sopra possiamo imparare preziose lezioni che ci aiutano a confidare in Geova mentre ci guida lungo la via della pace. Comprendere come questi episodi si collegano al proposito di Geova di portare pace attraverso il Regno messianico rafforza la nostra fiducia nel fatto che il suo proposito non viene mai meno e che lui ci sosterrà e ci guiderà nel futuro. Un profeta di Geova che sperimentò tutto questo in prima persona fu Giona. Giona visse nel IX secolo a.E.V. Geova incaricò Giona di andare a Ninive, una città dell’impero assiro. In base alle informazioni che aveva, Giona dovette considerare l’incarico di andare a Ninive a dir poco spaventoso. Gli assiri erano conosciuti come guerrieri spietati e Ninive stessa in seguito fu definita una città sanguinaria. Quindi possiamo capire come si sentì Giona quando Geova lo incaricò di proclamare un messaggio di giudizio contro quella città pagana e i suoi abitanti. Nel tentativo di evitare guai, Giona decise di andare il più lontano possibile da Ninive e si imbarcò su una nave diretta a Tarsis. Di solito Tarsis è associata all’attuale Spagna, per cui partendo da Israele si trovava nella direzione opposta a Ninive. Giona voleva evitare guai e invece vi andò incontro. Capitano! Laggiù! Per tutti gli dèi. Serrate la vela! Non si trattò di una normale tempesta, fu così violenta che la nave rischiò di fare naufragio. Capitano, imbarchiamo troppa acqua! Questa tempesta viene dagli dèi! Baal! Eshmun! I marinai invocarono l’aiuto dei loro dèi, ma Giona sapeva chi aveva mandato quella tempesta. E così si assunse la responsabilità di quello che stava accadendo. Prendetemi e gettatemi in acqua, e vedrete che il mare si calmerà, perché so che è colpa mia se questa violenta tempesta si è abbattuta su di voi. Riusciamo a immaginare il coraggio che dovette mostrare Giona per fare una richiesta di quel tipo? Non poteva assolutamente sapere se Geova lo avrebbe salvato, ma non voleva che altri morissero per colpa sua. Nella sua misericordia, Geova risparmiò la vita di Giona. Com’è possibile che sono ancora vivo!? Che ne sarà di me? Di fronte a un incarico difficile, Giona decise di fuggire lontano da Geova e di andare a Tarsis. A Giona rimordeva la coscienza, dovette mettere in discussione la sua decisione. Aveva cercato di gestire la cosa a modo suo, di trovare la sua pace, per così dire. E dove si era ritrovato? Nella pancia di un pesce. Eppure, proprio in quel momento disperato, chiese aiuto a Geova. O Geova, o Geova, dagli abissi della Tomba io ti imploro di aiutarmi. Ti prego, ascolta la mia voce. Il voto che ho fatto lo manterrò. Giona avrebbe potuto pensare che quella fosse la fine del suo incarico come profeta di Geova, dopotutto aveva disubbidito alle istruzioni. E quindi con tutta probabilità rimase sorpreso nel ricevere per la seconda volta un messaggio da parte di Geova. Giona! Alzati, va’ a Ninive la gran città e proclamale il messaggio di giudizio che ti dichiaro. Sì. Sì. Ti ringrazio. In un primo momento Giona confidò in sé stesso e non capì che Geova lo avrebbe protetto dai violenti assiri. Ma dopo che gli fu data una seconda possibilità, cosa successe? Beh, lui mise da parte i suoi timori e si affidò a Geova per essere protetto. Restano soltanto 40 giorni e Ninive sarà distrutta. Geova, il vero Dio, ha parlato. Questa città verrà annientata. Ninive sarà distrutta completamente. Il vero Dio distruggerà Ninive. Il vero Dio ha parlato. Alla fine anche il re si pentì e ordinò a tutti i niniviti di fare la stessa cosa. Giona imparò un’importante lezione da quello che gli accadde. All’inizio, scappando da Ninive, scelse di confidare in sé stesso invece di avere fiducia in Geova. Tu sei Giona? Sì, sono io. La mamma dice che tu ci hai salvati. No, è stato Geova a salvarvi. Io ero, ero solo un messaggero. Giona poi imparò che senza ombra di dubbio Geova protegge chi gli ubbidisce e confida in lui. Se Geova ci chiede di fare qualcosa, se Geova mi chiede di fare qualcosa, se lui ci sta guidando, senz’altro ci aiuterà ad arrivare fino in fondo. La storia di Giona lo dimostra. Anche se i niniviti furono risparmiati perché in effetti si pentirono, in seguito il popolo assiro ricominciò a comportarsi male, a essere malvagio. E circa un secolo dopo il messaggio di giudizio di Giona, Sennacherib, re d’Assiria, mosse i suoi eserciti contro le città di Giuda, inclusa la città che desiderava di più, Gerusalemme. Ezechia, re di Giuda, era un uomo straordinario, “si tenne stretto a Geova”. Sin dall’inizio del suo regno mostrò grande zelo per la pura adorazione, non solo in Giuda, ma anche in tutto Israele. Ezechia aveva fatto così tanto per sostenere la pura adorazione, eppure ora rischiava di vedere Gerusalemme assediata dagli eserciti di Sennacherib. Ezechia fu disposto a pagare a Sennacherib un tributo in cambio della pace. Ciò nonostante, gli eserciti continuarono ad avanzare e Sennacherib e i suoi uomini assediarono la città fortificata di Lachis. Da là Sennacherib inviò parte del suo esercito e capi militari a Gerusalemme, ordinando alla città di arrendersi. Il portavoce della delegazione era il rabsache, che parlava correntemente ebraico. Questi a voce alta derise Ezechia e insultò Geova, sostenendo che non sarebbe mai riuscito a proteggere il suo popolo da Sennacherib. Immaginate che cosa avranno pensato quei soldati. Gli eserciti di Sennacherib erano inarrestabili e conquistavano una città dopo l’altra. Per Ezechia quello era un momento cruciale. Doveva decidere se avrebbe confidato in sé stesso o confidato in Geova. Fratelli miei, dobbiamo ricordare che Geova è perfettamente in grado di salvarci, proprio come ha fatto in passato. - La Parola di Dio... - Re Ezechia, neanche adesso riesci ad arrenderti ai fatti? Siamo in trappola! Gli assiri sono alle nostre porte, e continui ad aggrapparti all’idea che andrà tutto bene. Distruggerai tutto quello che stai cercando di salvare: il tempio, Gerusalemme, le nostre stesse vite. Sebna, vedo perfettamente i pericoli a cui andiamo incontro. Anch’io ho paura. Se è volontà di Geova che Gerusalemme cada, così sia. Ma come possiamo cedere al nemico ciò che è di Geova? Da uomo di fede quale era, Ezechia si concentrò sulla capacità di Geova di salvare il suo popolo, nonostante le incombenti minacce di Sennacherib su Gerusalemme. Sono curioso di conoscere questo vostro re. Secondo lui, chi lo salverà da me? Geova, il vostro Dio, è debole! Si inchinerà davanti al mio dio Assur. Ezechia non si abbatté e continuò a confidare in Geova. Questa determinazione però richiese da parte sua una grandissima fede, soprattutto perché oltre 185.000 soldati assiri stavano avanzando su Gerusalemme. Ma invece di confidare in sé stesso, Ezechia continuò a considerare Geova la vera fonte di pace, anche se un attacco assiro sembrava ormai imminente. E Geova ancora una volta dimostrò quanto siano insignificanti i governanti umani in confronto a lui. Ezechia imparò che, se si confida in Geova, c’è sempre una via d’uscita, anche quando sembra impossibile trovarne una. Geova ricompensò quella fiducia dandogli la vittoria sugli assiri. Questo è un insegnamento che può servirci sin d’ora e che ci servirà anche in futuro. In certe situazioni potrebbe sembrarci di non avere via d’uscita. Ma non dimentichiamo mai che Geova è onnipotente. È lui che guida il suo popolo. E noi possiamo avere piena fiducia nella sua guida. Geova proteggerà coloro che confidano in lui ad Armaghedon. Gerusalemme rimase al sicuro dagli attacchi nemici per un certo periodo di tempo, ma la pace non durò a lungo. Manasse, il figlio di Ezechia, fece cose detestabili agli occhi di Geova. Ripristinò l’adorazione di Baal e portò all’estremo pratiche già di per sé ignobili, per esempio mettendo all’interno del tempio di Geova l’immagine di un falso dio. Quindi qui abbiamo un re che in teoria dovrebbe proteggere il popolo di Geova dalle influenze idolatriche, ma fa esattamente l’opposto. Costruisce altari a falsi dèi. Addirittura arriva al punto di far passare i suoi figli nel fuoco, li sacrifica a queste divinità. Ezechia aveva fatto così tanto per assicurare alla nazione la pace con Dio, e ora viene tutto vanificato dalle azioni di suo figlio. A motivo di tutto questo, Geova punì severamente Manasse. Permise al re di Assiria di portarlo prigioniero a Babilonia. Mentre era prigioniero, alla fine Manasse si pentì, si umiliò e rimase fedele fino alla fine dei suoi giorni. Nonno! Di sicuro il suo esempio di fedeltà a Geova influì notevolmente su suo nipote Giosia. Ascoltami. Geova è santo, e devi servirlo nel modo in cui vuole lui. Tutti gli altri dèi non hanno potere. Eppure, nonostante tutto questo, il popolo credeva ancora di poter servire sia Geova che Baal. E così, dopo essere diventato re, Giosia intraprese una campagna contro l’idolatria. Queste le ho trovate a meno. Prendere o lasciare. Cominciamo da qui. No! Questo è quello che faremo a ogni falso dio nel paese. Distrusse gli altari usati per la falsa adorazione, i pali sacri, le immagini e le statue. Il suo obiettivo era purificare il paese dall’idolatria. In effetti dimostrò un coraggio straordinario nello schierarsi a favore della pura adorazione in un periodo in cui pochi lo facevano. Indubbiamente il suo compito non era facile. A volte Giosia si sarà chiesto se stava facendo la cosa giusta. È possibile che per incoraggiarlo Geova si sia servito del profeta Geremia. Questo è ciò che Geova dice: “Ecco, nella casa di Davide nascerà un figlio di nome Giosia! Lui sacrificherà su di te i sacerdoti degli alti luoghi che offrono su di te fumo di sacrificio, e brucerà su di te ossa umane”. Questa profezia, pronunciata con oltre 300 anni di anticipo, confermò a Giosia che era lui colui che doveva intervenire contro la falsa adorazione. Questo avrà motivato e incoraggiato Giosia ancora di più a continuare nella sua campagna, che ora includeva anche la riparazione del tempio. Tutto questo contribuì a creare le condizioni di pace in cui adorare Geova. Giosia fece così tanto per ripristinare la pura adorazione, ed ecco perché è un grande esempio per noi. Eppure il popolo continuò ad adorare falsi dèi, e fu necessario disciplinarlo severamente. E così Geremia profetizzò che Giuda sarebbe stata conquistata dai babilonesi. Tutto questo paese sarà ridotto in rovina e questo paese e i suoi abitanti dovranno servire il re di Babilonia per 70 anni. È probabile che Daniele fosse proprio lì ad ascoltare le parole pronunciate da Geremia e di sicuro vide quelle parole adempiersi quando lui e la sua famiglia vennero deportati a Babilonia. Che shock dev’essere stato per lui! Daniele era un giovane di discendenza reale portato via dalla sua patria e strappato alla sua famiglia. Ed essere stato scelto per venire educato presso la corte del re Nabucodonosor deve averlo esposto a diverse prove. Il modo di vivere dei babilonesi era l’esatto opposto del modo in cui Daniele era cresciuto a Giuda. Ma Daniele era deciso, era determinato a non contaminarsi mangiando i cibi che Geova non approvava. E Geova benedisse la determinazione di Daniele a restargli fedele, dato che fu scelto per servire tra i saggi del re Nabucodonosor. Il re Nabucodonosor era un guerriero che aveva l’obiettivo di costruire un grande impero. Dopo essere salito ufficialmente al trono nel 624 a.E.V. il suo impero crebbe enormemente. Babilonia diventò un importante centro di scambi commerciali. Nabucodonosor intraprese imponenti opere di costruzione in tutta la città, rendendola apparentemente inespugnabile. Immaginate il senso di sicurezza che dovevano provare gli abitanti di Babilonia protetti da quelle spesse mura. Nabucodonosor attribuiva tutta quella prosperità e quella protezione al potere dei falsi dèi che adorava. La principale divinità era Marduk, il dio della guerra. Eppure quei falsi dèi e i loro sacerdoti erano completamente inutili. Una notte il re Nabucodonosor fece uno strano sogno. Chiamate i saggi! Che tu viva per sempre, o re. Raccontaci il sogno. E te ne daremo l’interpretazione. No. Se non mi dite che sogno ho fatto e non me ne date l’interpretazione, sarete fatti a pezzi e le vostre case saranno trasformate in latrine pubbliche. Non c’è uomo sulla terra che possa fare quello che pretende il re. Quello che il re chiede è difficile, e non esiste nessuno che possa farlo sapere al re eccetto, eccetto gli dèi. Prendili! Uccideteli! Iera. - Sei in pericolo. - Che succede? Non ho sentito tutto, ma i saggi hanno fatto arrabbiare il re. Saranno tutti uccisi all’alba. Va’ subito a chiamare Anania, Misael e Azaria. Dobbiamo saperne di più. Quell’ordine di uccidere tutti i saggi, in effetti includeva anche Daniele e i suoi compagni. Quindi per un attimo cerchiamo di vedere la cosa dal punto di vista di Daniele. Abbiamo un giovane in un paese straniero che serve alla corte di uno degli uomini più potenti e violenti del pianeta. E quell’uomo adesso sta chiedendo a qualcuno di leggergli nel pensiero: “Ditemi cosa ho sognato e ditemi cosa significa”. O re, le interpretazioni appartengono al mio Dio, Geova. Lui conosce il tuo sogno e il suo significato. E allora dov’è il tuo Dio? Dov’è? Credo che lui… io so che lui lo rivelerà a me. Ti prego, o re, mi serve tempo. Daniele non poteva agire sulla base dell’esperienza acquisita. Geova non gli aveva mai rivelato l’interpretazione di un sogno. Stava invece agendo in base alla fede, fede che aveva acquisito studiando i libri sacri del suo tempo. Questi libri probabilmente includevano gli scritti ispirati di Mosè, Davide, Salomone, Isaia, Geremia e altri profeti. Oh, ci sembra di vederlo, Daniele lì chino sui rotoli mentre apre il suo cuore a Geova in preghiera e lo implora di dargli la sapienza e l’intendimento necessari. Lo studio lo appassionava davvero. Senz’altro, mentre Daniele studiava questi racconti, la sua fede si rafforzava e la sua amicizia con Geova diventava sempre più forte. Quindi anche se Daniele non sapeva niente del sogno di Nabucodonosor, era pienamente convinto che Geova gli avrebbe rivelato il sogno e la sua interpretazione, e che avrebbe dimostrato di poter salvare Daniele. Sappiamo quali rotoli Daniele era in grado di consultare all’epoca? È impossibile dirlo con certezza, ma sappiamo che aveva accesso ad alcuni libri. Fece riferimento alle profezie di Geremia. Daniele aveva visto come Geova aveva benedetto uomini ubbidienti e fedeli del passato. Per cui quando chiese a Nabucodonosor di dargli un po’ di tempo, non stava cercando di strappare al re un giorno in più di vita. Stava permettendo a Geova di ricompensare la sua fede rivelandogli il sogno. Qui Daniele è un ottimo esempio per tutti noi. Anche se era assolutamente sicuro che Geova in qualche modo gli avrebbe rivelato il sogno, fece comunque qualcosa per dimostrare di volere l’aiuto di Geova. Fece qualcosa che dovremmo fare tutti noi in una situazione simile. Si mise a pregare Geova. O Geova, di sicuro non ci hai portato qui solo per farci morire. Cosa direbbero le persone? Abbiamo detto loro che tu sei l’Iddio dei cieli, l’unico Dio che può rivelare i segreti. Ti prego, rivendica il tuo nome. Ho trovato un uomo fra gli esiliati di Giuda che può far conoscere l’interpretazione del sogno. So già chi è. Puoi davvero farmi conoscere il sogno che ho fatto e la sua interpretazione? Nell’alto dei cieli esiste un Dio che è un Rivelatore di segreti. Egli ha fatto sapere al re Nabucodonosor quello che dovrà avvenire nella parte finale dei giorni. Questo è il tuo sogno. Hai visto una statua immensa. Quella statua si ergeva di fronte a te. Tu stesso sei la testa d’oro. Ma dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore a te, e un altro regno ancora, un terzo, di rame, che governerà l’intera terra. Il quarto regno sarà forte come il ferro. Il regno sarà diviso. E siccome le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, il regno sarà in parte forte e in parte fragile. Ci vollero davvero tantissima fede e coraggio da parte di Daniele. Potrebbe capitare che la nostra pace sia minacciata, che la nostra stessa vita sia in pericolo. In quei momenti possiamo rivolgerci a Geova Dio in preghiera, aprire il nostro cuore a lui, fiduciosi, sicuri che lui ci sosterrà. Come a Daniele e a Giona, anche a noi è stato dato l’incarico di proclamare un messaggio. Ci vuole coraggio da parte nostra per parlare intrepidamente dei giudizi di Geova contro chi si oppone alla sua sovranità. Entrambi questi profeti sono un ottimo esempio di come Geova sostiene chi confida in lui. Geova è sempre al nostro fianco finché dimostriamo di avere fiducia in lui. Quando affrontiamo situazioni umanamente impossibili, come nel caso di Ezechia, abbiamo la possibilità di attingere alla forza più potente che sia in circolazione. Mentre questo sistema di cose si avvicina alla fine, ci troveremo in situazioni che metteranno alla prova il nostro coraggio e che minacceranno la nostra pace. Dovremo schierarci dalla parte della pura adorazione, proprio come Giosia. E questo ci renderà impopolari, ma con Geova al nostro fianco possiamo affrontare queste situazioni con fiducia. Lui è onnipotente e senz’altro ci aiuterà. Ecco una cosa interessante per tutti noi. Alcune delle profezie che Daniele scrisse non si riferivano solo al futuro dell’impero babilonese, non solo a quello, ma si riferivano anche agli eventi mondiali dei nostri giorni e anche dopo i nostri giorni. E tutti questi eventi si stanno adempiendo ora, proprio sotto i nostri occhi.