Essere umili e sapersi accontentare (Filip. 1:10)

Essere umili e sapersi accontentare (Filip. 1:10)

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Seth Hyatt

L’apostolo Paolo scrisse la sua lettera ai Filippesi all’incirca verso il 60 o 61 E.V.  Cosa lo spinse a scrivere questa lettera? Un dono.  Un dono che era stato mandato dalla congregazione a Paolo, a Roma, e che gli era stato portato da Epafrodito.  La lettera ai Filippesi è caratterizzata da lodi, ringraziamenti e da numerose espressioni di apprezzamento per lo spirito generoso, lo spirito di sacrificio della congregazione di Filippi.  Le parole della scrittura di oggi sono in effetti parte di una preghiera che l’apostolo Paolo pronunciò a favore di questi cari fratelli.  Possiamo leggerla insieme.  Filippesi capitolo 1.  Vi invito a prendere la Bibbia e a seguire con me.  Filippesi capitolo 1, vediamo che al versetto 9 Paolo dice: “E questo è ciò per cui continuo a pregare”.  E poi nella sua preghiera menziona tre elementi in particolare.  Il secondo è al versetto 10: “Che vi accertiate delle cose più importanti”.  “Delle cose” al plurale.  “In modo da essere puri e da non essere d’ostacolo agli altri fino al giorno di Cristo”.  È sicuramente una bella preghiera.  Ma una domanda che sorge spontanea è: “Quali sono le cose più importanti?” Non ci sono dubbi, le priorità senz’altro possono variare in base alle circostanze.  E visto che il popolo di Geova si trova in tutto il mondo, le circostanze variano molto.  Ma ci sono alcune priorità che come servitori di Geova abbiamo in comune, non importa dove viviamo, che si tratti di Argentina o Zambia, ovunque ci troviamo insomma.  Ci sono varie cose che tutti noi abbiamo in comune.  Ve ne viene in mente qualcuna? La santificazione del nome di Geova, l’adempimento del suo proposito, l’unità della congregazione.  Queste sono cose veramente importanti per tutti noi.  Nella lettera ai Filippesi, cosa ha scritto l’apostolo Paolo per aiutare i fratelli e le sorelle di quella congregazione? E in che modo questo aiuta me e voi a decidere quali sono le cose più importanti? Questa mattina ho pensato che potremmo considerare due qualità collegate tra loro che Paolo menziona in questa lettera.  E nel fare questo capiremo che sono sicuramente tra le cose più importanti per tutti noi.  La prima la troviamo in Filippesi capitolo 2.  Vediamola subito insieme, Filippesi 2:3.  Paolo dice: “Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma, con umiltà, considerate gli altri superiori a voi”.  L’umiltà, una qualità bellissima.  Ma perché dovrebbe essere tra le “cose più importanti”? Perché l’umiltà è un ingrediente basilare, essenziale, per poter avere unità e pace.  E l’unità della congregazione è fondamentale per tutti noi.  Ma che cos’è? Che cos’è l’umiltà? Ci viene in aiuto la nota in calce.  Qui dice: “O ‘modestia di mente’”.  Quindi l’umiltà è una disposizione mentale, è il modo in cui vediamo noi stessi in relazione agli altri.  In che modo Gesù vedeva sé stesso in relazione agli altri? Lui stesso disse di essere “venuto non per essere servito, ma per servire”.  E questo dovrebbe essere anche il nostro modo di vedere le cose.  Qui alla Betel ci consideriamo componenti di una stessa famiglia e collaboriamo insieme spalla a spalla.  E anche nella congregazione siamo come una famiglia, noi siamo parte della congregazione e serviamo spalla a spalla.  Se serviamo come anziani, in che modo vediamo noi stessi? Con modestia di mente.  Siamo solo una piccola parte di un’organizzazione spirituale.  Abbiamo molte opportunità nel corso di una giornata per dimostrare modestia di mente.  Per esempio, siamo tutti discendenti di Adamo.  Tutti facciamo errori.  Ma ci vuole davvero umiltà, modestia di mente per riconoscere di aver fatto un errore? Sì.  E fare questo contribuisce alla pace e all’unità? Senza alcun dubbio.  E per chiedere scusa? Secondo voi ci vuole umiltà per chiedere scusa, soprattutto se pensiamo che l’altra persona sia più responsabile o perlomeno ugualmente responsabile di una situazione tesa? Certo, ma forse per amore della pace potremmo arrivare alla conclusione che sia meglio mostrare umiltà.  L’umiltà è una qualità straordinaria che possiamo mostrare in molti altri modi nel corso della giornata.  E quando lo facciamo stiamo promuovendo la pace, stiamo promuovendo l’unità e dimostriamo che ci stiamo “[accertando] delle cose più importanti”.  Nel capitolo 4 della sua lettera ai Filippesi, Paolo cita una qualità che è strettamente legata all’umiltà.  Prendiamo insieme Filippesi 4:11.  Qui leggiamo: “Non dico questo perché mi trovo nel bisogno; ho imparato infatti a essere autosufficiente indipendentemente dalle circostanze”.  Quindi Paolo aveva imparato il segreto per essere autosufficiente.  Cosa significa? Di nuovo ci aiuta la nota in calce: “O ‘ad accontentarmi’”.  Paolo aveva imparato ad accontentarsi.  Il contesto di questo versetto ci fa capire chiaramente che qui si sta parlando in modo specifico delle cose materiali.  Ma c’erano altre ragioni per cui era importante sapersi accontentare.  Quali erano le circostanze di Paolo quando scrisse la lettera ai Filippesi? Ce lo dice lui stesso: “Ho imparato infatti ad accontentarmi indipendentemente dalle circostanze”.  E quali erano le circostanze dell’apostolo Paolo? La prigione.  Paolo era prigioniero a Roma.  E in Atti capitolo 28 leggiamo che viveva in una “casa che aveva affittato”.  Sappiamo che poteva partecipare al ministero, anche se in modo limitato.  Poteva scrivere lettere agli amici e alle congregazioni.  Beh, non sembra poi così male.  Ma nella sua lettera rivolta ai Filippesi, Paolo parla delle sue “catene” e nella lettera agli Efesini, scritta nello stesso periodo, dice di essere in “catene”.  Sembrerebbe che Paolo fosse incatenato a una guardia romana, e quindi era limitato nei movimenti.  Una circostanza difficile, avrebbe potuto scoraggiarsi.  Avrebbe potuto dire a sé stesso: “Non sto assolvendo il mio incarico di apostolo delle nazioni”.  E invece si concentrò su quello che Geova gli permetteva di fare, e intanto contribuì all’adempimento del proposito di Geova.  È un’ottima lezione per tutti noi.  Anni fa, quando io e Abby eravamo appena sposati, abbiamo servito come pionieri in una zona rurale.  Per noi è stato un periodo difficile, e siamo rimasti lì per diversi anni.  A un certo punto abbiamo iniziato a sentirci ansiosi e insoddisfatti per tutta una serie di ragioni.  Altri pionieri, con le migliori intenzioni, ci incoraggiavano ad andarcene.  Ci consigliavano di trasferirci in una città, dove avremmo potuto imparare di più.  Ma un fratello più anziano ci ha dato ottimi consigli e ci ha incoraggiato a imparare il segreto di sapersi accontentare.  Forse quel fratello ci ha salvato la vita spiritualmente.  Abbiamo imparato molto grazie a quell’incarico, e ancora oggi facciamo tesoro di quello che Geova ci ha insegnato mentre eravamo lì.  Quindi tutti noi possiamo imparare ad accontentarci e tutti noi possiamo coltivare l’umiltà.  Se lo facciamo, possiamo essere sicuri che Geova ci benedirà mentre continuiamo ad “[accertarci] delle cose più importanti”.

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