ElettroGeoBiologia
Achille Sacchi"Curarsi curando la nostra casa"
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Le origini di questa scienza (parte 1 di 9)

Tantissime testimonianze provenienti da civiltà antiche provano che l'uomo, sin dalla preistoria, utilizzava particolari sensibilità per investigare su ciò che era impercettibile ai nostri cinque sensi. L'applicazione di tali attitudini "extrasensoriali" veniva utilizzata anche per cose molto concrete come ritrovare cose nascoste o rilevare radiazioni, terrestri o cosmiche, favorevoli o sfavorevoli alla vita. Tale capacità prende il nome di RADIOESTESIA che deriva dall'unione di una parola latina “radius” (raggio) ed una greca “aisthesis” (sensibilità), perciò il suo significato letterale è “sensibilità alle radiazioni”. RADIOESTESIA quindi è la capacità di percepire vibrazioni o onde di forza emanate da tutto ciò che appartiene al mondo fisico o “non fisico”. L'obbiettivo è rendere visibili ed interpretabili le risposte involontarie ed inconsce del nostro corpo di fronte alle variazioni del campo energetico che ci circonda. Questo avviene mediante l’uso di strumenti (bacchette, pendoli, ecc.) che amplificano i micro movimenti dovuti alle reazioni muscolari involontarie conseguenti alla variazione di tale campo di energia. La RADIOESTESIA comprende diverse scienze, tra cui:
- la RABDOMANZIA che viene dal greco “rabdos” (bastone, raggio) ed “mantheia” (lettura), soprattutto utilizzata per la ricerca di sorgenti d’acqua e minerali;
- la GEOBIOLOGIA che viene dal greco “ghèa” (terra) e “bìos logos” (scienza della vita), una scienza neonata, figlia di un’arte millenaria, che studia l’influenza delle radiazioni elettromagnetiche, cosmiche e telluriche sull’uomo e sugli organismi viventi. L'ELETTROGEOBIOLOGIA, è un'estensione della GEOBIOLOGIA verso il mondo delle nuove tecnologie viste come fonti di radiazioni elettromagnetiche non compatibili con la vita.
Le antiche popolazioni di tutto il mondo (Egizi, Cinesi, Etruschi, Maya, Celti, Aborigeni australiani, ecc.), hanno sempre considerato fondamentale la conoscenza del luogo in cui abitare ed edificare. In occidente si andava sviluppando fin dai tempi degli Etruschi l'uso della bacchetta, denominata lituo o verga divinatoria (bastone ricurvo molto simile a quello che possiamo vedere in mano ai faraoni egizi). Gli Etruschi, la utilizzavano anche per delimitare il luogo di costruzione di un tempio o di una città. Istituirono una specie di scuola dalla quale uscivano “iniziati” con titoli paragonabili alle nostre lauree. Ad esempio i barinula erano i rabdomanti addetti al ritrovamento di acqua e tesori nascosti. I Romani appresero l'arte della rabdomanzia dagli Etruschi, l'etrusca disciplina, la chiamavano, e si diffuse in tutto l'impero. Se ne servivano per prevedere il futuro, per trovare sorgenti d'acqua sotterranea, per costruire edifici soprattutto dedicati al culto. Prima di costruire una città facevano pascolare un gregge per un certo periodo sul luogo prescelto, poi uccidevano le pecore ed osservavano il loro fegato. Fino a quasi la fine del Medioevo qualsiasi luogo di culto (dolmen, piramidi, tombe dei giganti, templi, chiese, ecc.) era di fatto una macchina energetica, in grado di causare sull'uomo un effetto benefico, terapeutico, iniziatico. Utilizzando particolari forme e materiali l'uomo era capace, grazie all'uso della RADIOESTESIA, di manipolare l'energia di un luogo a suo beneficio. Ad esempio i Menhir (grandi pietre verticali), diffusi in tutto il pianeta, avevano la funzione di trasformare le griglie vibratorie negative (rete di Hartmann) in energia positiva che veniva irradiata (tipo antenna) nella zona circostante, a beneficio della fertilità del terreno. Nel 1326 Papa Giovanni XXII, con una bolla papale, condanna la radioestesia come pratica diabolica con conseguente persecuzione di chi ne facesse uso. Questa persecuzione è continuata fino alla fine del 1800, anche se tanti, tra cui numerosi religiosi, continuarono in segreto a praticarla. Probabilmente fu questa la fine di una cultura millenaria. La GEOBIOLOGIA si sviluppa dal 1900 da queste macerie di cultura e tenta di recuperare, almeno in parte, queste antichissime conoscenze.
Zone ad alta influenza cosmo- tellurica (parte 2 di 9)

In tanti anni di indagini in abitazioni posso affermare che, in casi di malattie soprattutto gravi, sono quasi sempre presenti forti anomalie ambientali naturali (radiazioni cosmo-telluriche) e/o artificiali (campi elettromagnetici derivanti dalle nostre tecnologie). Prima che subentri una patologia grave sono necessari diversi anni di permanenza in zone non sane e ciò accade quasi esclusivamente nella camera da letto, dove il corpo è altamente più vulnerabile.
Le zone ad alta influenza cosmo-tellurica sono quelle più pericolose. Sono fasce continue, dette anche “muri”, o loro intersezioni, dette anche “nodi”, in cui è stata accertata, con strumentazioni molto sofisticate, una quantità di radiazione gamma superiore alle zone cosiddette neutre. Nessuno sa esattamente come si originino e quale altra componente nociva ci sia al loro interno.
Noi geobiologi avvertiamo un sorta di “stordimento” accompagnato da un riflesso neuro-muscolare che ha come conseguenza il movimento della cosiddetta “bacchetta da rabdomante”. Tale bacchetta ha il solo scopo di amplificare questo riflesso inconscio. Tantissimi esperimenti sono stati fatti in prossimità di tali zone perturbate e il risultato è che non sono adatte ad una permanenza prolungata per qualsiasi forma di vita. Le caratteristiche dimensionali e l'aggressività delle influenze cosmo-telluriche, di seguito citate, possono variare a causa dell'effetto del sottosuolo, dell'etere e degli edifici che attraversano. Tutte erano ben conosciute sin dall'antichità.
Tra le influenze telluriche più esplorate abbiamo la RETE DI HARTMANN, dal nome del suo scopritore. E’ un reticolo a maglie rettangolari con orientamento Nord-Sud ed Est-Ovest. Risulta schiacciato nell'asse Nord-Sud. I lati delle maglie in direzione Nord-Sud misurano circa 2 m e quelli in direzione Est-Ovest circa 2,5 m; i muri hanno uno spessore di circa 20 cm. I punti nocivi alla salute sono i nodi, mentre i muri lo sono debolmente.
L'unica influenza cosmica è la RETE DI CURRY, dal nome del suo scopritore, disposta in modo diagonale rispetto a quella di Hartmann. I suoi muri, di circa 50 cm, si propagano da Nord/Ovest a Sud/Est e da Nord/Est a Sud/Ovest formando un angolo di circa 45° rispetto al nord. I lati sono di circa 3,5 m. I punti nocivi alla salute sono i nodi, mentre i muri sono leggermente dannosi ma è preferibile evitarli.
Di diversa natura è l'influenza provocata in superficie da CORSI D'ACQUA SOTTERRANEI. Non hanno un orientamento secondo i punti cardinali ma in base alla geomorfologia della zona. All'interno di un stanza o di un edificio assumono un andamento circa retto ma, all'aperto, in spazi più ampi, hanno un andamento irregolare.
Altre influenze simili sono date da CONTATTI STRATIGRAFICI e FAGLIE GEOLOGICHE; anche in questo caso la direzione è puramente casuale ma assumono un andamento circa retto.
Influenze importanti sono rappresentate dalle gradi RETI GEODINAMICHE. Quella ORTOGONALE è un reticolo a maglie rettangolari con orientamento Nord-Sud ed Est-Ovest. Risulta schiacciata nell'asse Nord-Sud. I lati delle maglie in direzione Nord-Sud misurano circa 24 m e quelli in direzione Est-Ovest circa 30 m; i muri hanno uno spessore oltre il metro. Quella OBLIQUA è un reticolo, a maglie quadrate con orientamento da Nord/Ovest a Sud/Est e da Nord/Est a Sud/Ovest, che forma un angolo di circa 45° rispetto al Nord. I lati sono di circa 36 m. I muri hanno uno spessore oltre il metro. Per entrambe le reti sia gli incroci del reticolo (nodi) che i muri sono nocivi alla salute (maggiormente gli incroci).
Per ultima cito la rete di RETE DI BENKER, composta da fasce orizzontali, con muri di circa 1 m ad una quota di circa 10 m l'uno dall'altro.
Incroci (nodi) o sovrapposizioni tra fasce di diversa natura diventano ancora più aggressivi.
Nei successivi articoli ci sarà modo di capire se il nostro letto è posto su zone non adatte al riposo e come sia possibile evitarle o migliorarle.
Inquinamento elettromagnetico artificiale: cos'è e perché è un pericolo (parte 3 di 9)

Sin dalle notte dei tempi l'uomo ha convissuto con le influenze della terra e del cosmo e ha avuto tutto il tempo necessario per capirle al fine di evitare quelle negative e utilizzare quelle positive. Oggi viviamo una situazione tragica: abbiamo perso quasi completamente questa memoria storica e creiamo tecnologie che propagano nell'ambiente sostanze tossiche o fenomeni di disturbo come l'inquinamento elettromagnetico. La stragrande maggioranza delle tecnologie umane, infatti, utilizza elettricità che, in base al suo comportamento, produce caos elettromagnetico. L'elettricità è un insieme di cariche elettriche (elettroni) che nella maggior parte delle tecnologie sono costrette a stare vicine, ad oscillare e a muoversi. La concentrazione (tensione), l'oscillazione (alternata) e il movimento (corrente) di cariche elettriche determinano nell'ambiente circostante anomalie elettromagnetiche, molto diverse da quelle di origine naturale. Per sintetizzare al massimo possiamo suddividere l'inquinamento elettromagnetico in tre tipologie. Quando inseriamo la spina di un qualsiasi dispositivo in una presa dell'impianto elettrico e se l'elettricità non viene utilizzata avremo un campo elettrico alternato a bassa frequenza 50Hz (es. nel filo che collega una lampada spenta); se l'elettricità viene utilizzata (corrente) allora avremo anche un campo magnetico alternato a bassa frequenza 50Hz (es. radiosveglia, o asciugacapelli o elettrodomestico in funzione). Questi due campi si propagano tutto intorno al filo e al dispositivo e decrescono bruscamente con la distanza (in genere nel raggio di un metro per i normali dispositivi). Il campo elettrico è ben schermato da pareti e muri ma il campo magnetico no, non ha ostacoli. Il terzo tipo di inquinamento elettromagnetico lo abbiamo dalle tecnologie con dispositivi WiFi e quindi da tutte le tecnologie che scambiano dati via etere. In questo caso gli elettroni vengono fatti oscillare milioni o miliardi di volte ogni secondo (MHz, GHz)). Tali oscillazioni producono onde elettromagnetiche che si propagano nello spazio illimitatamente finché non trovano ostacoli che le riducono di intensità (in ordine di riduzione: terreno, edifici, muri, parete, pulviscolo e umidità atmosferica, ecc.). La storia dell'inquinamento elettromagnetico è relativamente recente ma in pochi anni tale disturbo ha avuto un aumento vertiginoso e le stime per il futuro non sono certo tranquillizzanti. Anni 60, diffusione degli elettrodomestici; anni 90, diffusione del cordless; 2000, il numero di telefoni cellulari ha superato il totale delle linee “fisse”; 2008, uscita del primo smartphone; 2014, in Italia, vendita di 15,6 milioni di mobile device (soprattutto smarphone); 2015, in Italia, vendita di 19 milioni di mobile device (aumento di circa il 20%); 2016, nel mondo 5 miliardi di persone hanno un telefonino; entro il 2021, le sottoscrizioni associate a smartphone raddoppieranno, passando da 3,5 a 6,3 miliardi; smartphone e cellulari, tuttavia, verranno a loro volta superati dall’Internet of Things (Internet degli oggetti), cioè gli oggetti connessi. Si stimano 25 miliardi di oggetti connessi entro il 2020. Oggi, infatti, vista la praticità di collegare tutto via etere, ogni cosa viene predisposta in tal senso, dimenticando che il nostro organismo ha una natura fortemente elettromagnetica e come tale può subire interferenze da campi elettromagnetici esterni. I nostro cervello, cuore, organi, tessuti, cellule, ecc., sono regolati da segnali bioelettrici e i campi elettromagnetici artificiali possono interagire con tali processi biologici fondamentali. In alcuni casi, questo può causare disagio o disturbi del sonno, perdita di benessere e, talvolta, l'insorgenza di una malattia grave. Sempre più ricerche confermano che l'interazione di più agenti di disturbo come campi elettromagnetici, radioattività (come quella presente nelle anomalie cosmo-telluriche), agenti chimici e fisici inquinanti, possono creare un cocktail talmente tossico da determinare un grave squilibrio sul nostro organismo. Per approfondimenti è possibile scaricare gratuitamente il mio libro “Inquinamento Invisibile” da http://www.casasalute.it/contenuti/Libri.html
Inquinamento elettromagnetico artificiale: rimedi (parte 4 di 9)

Molto sinteticamente i rimedi da adottare sono sotto elencati.
- Scollegare dalla rete elettrica qualsiasi dispositivo o apparecchio che non viene utilizzato (es. lampade, alimentatori, radioregistratori, televisori, elettrodomestici, ecc.), comprese prolunghe e fili elettrici superflui.
- Mantenere, in zone dove l'esposizione è prolungata, distanze non inferiori a 50 cm da prese, interruttori, piccole lampade e brevi cavi. Distanze non inferiori a 1 m (in zone di riposo almeno 2 m) da radiosveglie, lunghi cavi, prolunghe, apparecchi collegati alla rete e alimentati da trasformatori, apparecchi in funzione che utilizzano motori, grandi resistenze elettriche (es. forni), o reattori (lampade a basso consumo o fluorescenti tubolari), cavi che trasportano grandi flussi di corrente, passanti all'interno o all'esterno di muri o pareti oppure punti di partenza di linee elettriche (es. quadri elettrici).
- Osservare, nelle vicinanze dell'edificio, la presenza di linee ad alta tensione. In tal caso sarebbe saggio valutare il tipo di linea e la distanza da rispettare (meglio se tramite l'ausilio di misurazioni).
- Sostare il meno possibile vicino a piani cottura ad induzione (50 cm di distanza è un buon compromesso). La distanza mentre si cucina è di pochi centimetri dalle piastre, diversamente dal
forno elettrico che non richiede la presenza della persona.
- Utilizzare, per coloro che lavorano a stretto contatto con apparecchi e utensili elettrici (trapani, seghe, asciugacapelli, ecc.), tali strumenti in modo discontinuo.
- Mantenere, per coloro che lavorano in prossimità di grosse macchine o strumentazioni elettriche, il massimo della distanza possibile da motori a corrente alternata o da trasformatori (2 m è spesso sufficiente).
- Osservare, dalle finestre dell'edificio, la presenza di antenne radio mobili. Se l'antenna è ben visibile è il caso di far fare delle misurazioni perché le finestre non sono un ostacolo per tali frequenze.
- Utilizzare il cellulare, lo smartphone, il tablet, il pc, ecc., e tutte le tecnologie WiFi in modo sporadico e per pochi minuti. Disabilitare le funzioni wireless quando non vengono utilizzate.
- Spegnere il modem WiFi o disattivare il Wifi quando non è utilizzato.
- In auto munite di dispositivi Bluetooth la distanza dal cellulare o simile è maggiore ma lo stesso dispositivo dell'auto emette radiofrequenze e quindi va utilizzato sporadicamente.
- Evitare il più possibile il forno a microonde. Utilizzare i normali forni elettrici a resistenza. Se proprio non se ne può fare a meno, utilizzarlo saltuariamente in casi di vera necessità. Quando è in funzione stare ad almeno 1 m distanza e se è vecchio anche a 2 m.
- Accertarsi, nell'eventualità di un impianto antifurto, se i sensori di presenza sono con tecnologia a microonde; in tal caso farli sostituire con quelli ad infrarosso passivo. Non installare sensori di presenza WiFi (in genere hanno una piccola antenna per comunicare con la centralina) o se proprio necessari non posizionarli in ambienti di riposo o molto frequentati.
- Evitare il più possibile, nel sistema di illuminazione, faretti alogeni a bassa tensione (utilizzano trasformatori o alimentatori) e variatori di luminosità.
- Evitare di lasciare accesi inutilmente televisori, computer e apparecchi correlati.
- Acquistare lampade a basso consumo compatte o meglio a led di qualità (in genere le marche conosciute sono affidabili, ma non sempre, affidatevi a qualche ricercatore che le ha testate).
- Utilizzare, in zone lettura o di studio (dove in genere l'illuminazione è molto vicina alla testa) lampade ad incandescenza o lampade a led (quelle a led che siano però state testate e quindi prive di radiazioni ad alta frequenza). Evitare soprattutto quelle fluorescenti e quelle alogene (soprattutto
quelle che utilizzano trasformatori e alimentatori).
- Dopo installazioni di impianti fotovoltaici rilevare ed eventualmente bonificare l'inquinamento da “elettricità sporca” (transienti ad alta frequenza) causato dall'inverter.
Per approfondimenti è possibile scaricare gratuitamente il mio libro “Inquinamento Invisibile” da http://www.casasalute.it/contenuti/Libri.html
Radioattività: radon (parte 5 di 9)

Quando cariche elettriche o particelle sono sottoposte ad una forza che inverte ciclicamente la loro direzione e la frequenza è altissima, sopra i 3.000THz (mille miliardi di hertz), possiamo parlare di radiazioni ionizzanti. Trasportano abbastanza energia da liberare elettroni da atomi o molecole e per questo sono estremamente dannose per il nostro organismo. Alcuni isotopi naturali (atomi dello stesso elemento chimico ma con diverso numero di neutroni) e quasi tutti gli isotopi artificiali, presentano nuclei instabili (radionuclidi), a causa di un eccesso di protoni e/o di neutroni. Tale instabilità provoca la trasformazione spontanea in altri isotopi; questa trasformazione si accompagna all'emissione di radiazioni ionizzanti costituite da particelle cariche (α= protoni e neutroni, β=elettroni) e/o radiazioni elettromagnetiche (γ). Sicuramente la radioattività a cui siamo maggiormente esposti è causata da un gas di origine naturale denominato radon. E' un gas (nobile), pesante, poco attivo chimicamente che quindi non si deposita sui polmoni. Le sostanze pericolose sono i suoi figli (solidi). Questi sono molto reattivi, vivono per pochi minuti o secondi, e poi si trasformano emettendo radiazioni (α). Quando li respiriamo, le particelle più piccole giungono fino ai polmoni e, contrariamente al radon si fissano sui tessuti. Il radon può essere emanato dalle rocce, dai suoli e da materiali da costruzione di origine naturale o artificiale (ad es. fosfogessi, cementi pozzolanici, cementi con ceneri di carbone, ecc.) o, in percentuale molto minore, dalle acque. Quando il radon si diffonde all'interno di edifici, a causa del limitato ricambio di aria, tende a concentrarsi. L'efficientamento energetico, infatti, ha ridotto drasticamente la ventilazione degli ambienti, in particolar modo nei piani bassi e locali interrati e qui, infatti, si rilevano concentrazioni maggiori dato che oltre il 50% di tale gas proviene dal suolo. Di notte la sua concentrazione è maggiore che di giorno e d'inverno è maggiore che d'estate; è per questo che in casi di contaminazione i rilevamenti da parte di ditte specializzate vengono fatti per periodi molto lunghi (necessarie almeno due misure semestrali consecutive, una in periodo
invernale ed una in periodo estivo). Nelle aree a rischio (superiore ai 40 Bq/m3), per nuovi edifici, ci sono interventi da adottare in fase di costruzione e sono sempre consigliati anche se non obbligatori. Sempre in tali aree, per edifici esistenti, è necessario appurare il rischio e quindi è necessario un monitoraggio preliminare. Le tecniche di controllo dell’inquinamento indoor da gas radon possono essere schematicamente riassunte in barriere impermeabili (evitare l’ingresso del radon all’interno degli edifici con membrane a tenuta d’aria); depressione alla base dell’edificio (intercettare il radon prima che entri all’interno degli edifici aspirandolo per espellerlo poi in atmosfera); pressurizzazione alla base dell’edificio (deviare il percorso del radon creando delle sovrappressioni sotto l’edificio per allontanare il gas).
Per chi non avesse intenzione di adottare interventi invasivi e costosi ci sono comunque delle strategie che possono aiutare ad evitare il peggio. In aree a rischio, mantenere una buona e continua ventilazione negli edifici e soprattutto nelle zone a contatto con il terreno (garage, cantine, interrati) che generalmente sono le meno arieggiate. Se non vogliamo far rilevare le concentrazioni di gas radon, nei locali interrati non soggiorniamo in modo continuativo e assolutamente non dormiamoci. Le finestre devono essere aperte almeno tre volte al giorno, iniziando l'apertura dai locali posti ai livelli più bassi (anche interrati o seminterrati) e la chiusura da quelli posti ai piani più alti, per limitare l’effetto "camino". Sarebbe bene, nei locali interrati, lasciare delle feritoie che consentano una costante ventilazione, anche minima. Una discreta soluzione potrebbe essere installare un impianto di Ventilazione Meccanica Controllata con recupero di calore.
Per approfondimenti è possibile scaricare gratuitamente il mio libro “Inquinamento Invisibile” da http://www.casasalute.it/contenuti/Libri.html
Altre cause di congestione: onde di forma e colori (parte 6 di 9)

In antichità le onde di forma venivano utilizzate in modo sapiente ed efficace per i più svariati scopi. In chiese medievali la sfericità dell'abside calmava l'effetto pungente creato dalle radiazioni provocate da corsi d'acqua sotterranei in prossimità della zona in cui si poneva il sacerdote. La forza dell'energia dell'acqua o di altri flussi energetici, calmati dalla forma sferica dell'abside, era un modo molto diffuso per elevare le capacità del sacerdote durante una celebrazione. Le particolari forme delle colonne che sostenevano gli acquedotti romani creavano flussi di energie in grado di evitare la proliferazione batterica nell'acqua che trasportavano. Tornando ai giorni nostri, e quindi ai nostri ambienti domestici possiamo sintetizzare dicendo che un vertice sviluppa un raggio sottile, bisettrice dell'angoloide e uno spigolo sviluppa un piano sottile, bisettrice dell'angolo. Questi raggi o piani sottili possono disturbare il nostro sonno e quindi, in camera da letto, sarebbe opportuno verificare che vertici o spigoli del mobilio non puntino verso il letto e, nel caso, rimuoverli o applicare un para spigoli smussato. In senso più generale possiamo affermare che se in una stanza prevalgono forme quadrate o rettangolari si avrà un effetto stimolante a livello fisico, se prevalgono curve l'effetto sarà più rilassante, linee e superfici irregolari sono invece veri congestionatori.
In un'abitazione è molto importante anche l'uso dei colori che possono provocare situazioni emozionali anche molto differenti tra loro.
- Viola: contemplazione e meditazione.
- Blu e azzurro: rilassamento e riposo.
- Verde: rinfrescante e senso di benessere.
- Giallo: creatività, adatto allo studio.
- Arancio: attivante e pulente.
- Rosso: estremo attivante.
Di seguito una rapida guida di come utilizzarli nei nostri ambienti domestici.
- Camera adulti: blu polvere, luminoso, ma non particolarmente carico. Da evitare, invece, il viola che ostacolerebbe il sonno.
- Camera bambini: l’uso di rosa e albicocca li può aiutare a sentirsi rilassati, più sicuri di sé e ad espanderne la creatività. Il turchese, il verde, l’azzurro li calmano, evitare il giallo che attiva troppo la mente e se usato in eccesso può dare malinconia. Il rosso provoca insonnia e, se il bambino dichiara di prediligere il blu o il viola, è molto sensibile e ha bisogno di affetto e comprensione.
- Soggiorno: basi tenui, con accenti di colore anche molto caldi nelle sfumature rosso e arancio, purché non troppo aggressivi. Vanno bene anche le sfumature del giallo, dell’arancio e del verde tendente al giallo.
- Cucina: i colori vivaci sono molto adatti specialmente giallo, rosso e arancio. Il bianco è molto usato e serve per evidenziare il colore dei cibi e per valutarne la freschezza.
- Stanze per lo studio e la concentrazione: toni predominanti tendenti al giallo che favorisce l’attività mentale e l’operosità, riducendo la sonnolenza. Accostato al verde e al turchese il giallo viene esaltato.
Zone ingresso e corridoi: evitare effetti bui e colori scuri (questo è importante per dare una sensazione positiva a tutta la casa).
- Bagni: utilizzare l’arancio, il giallo (non il rosso) che possono consentire effetti solari stimolanti e sono molto indicati per dare sensazioni di vitalità e di calore molto gradite durante il bagno.
Quanto detto dovrebbe essere applicato anche per la scelta delle rifiniture della casa, dell'arredamento, di tappeti, tende, vestiti e soprattutto federe, lenzuola, coperte e copriletto.
Elettrosmog fuori dalle nostre case: ripetitori, antenne e ponti radio (parte 7 di 9)

Tali antenne sono potenzialmente pericolose a seconda della potenza e della distanza (onde corte, medie, FM, TV, telefonia cellulare, ponti ripetitori a microonde, radar). Se in vista, raggiungono distanze fino a 900 m. Al contrario delle emissioni involontarie ma indispensabili per il funzionamento degli apparati elettrici, le onde radio vengono volutamente amplificate e rese più efficienti per coprire la maggior distanza possibile. Le emittenti radiofoniche e televisive, o le piccole antenne Wi-Fi, sono omnidirezionali, ossia emettono le onde in modo radiale (in tutte le direzioni), formando tante onde concentriche alla fonte. L'intensità del disturbo decresce soltanto con la distanza dall'antenna. Le emittenti radiofoniche, televisive e i radar non sono così frequenti nel territorio e pertanto rappresentano un pericolo solo in zone molto limitate. Le antenne WiFi hanno generalmente emissioni molto basse. Le antenne per la ricezione terrestre (normali antenne per i canali tradizionali) e la ricezione satellitare (parabole) non sono un problema perché il debole segnale ricevuto viene distribuito attraverso un cavo schermato. In gran parte delle aree urbanizzate, il valore medio di tale caos elettromagnetico, all'interno di edifici, va da 0,2 V/m a 1,5 V/m e tende nel tempo ad aumentare. Il valore di cautela raccomandato dall'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa è di 0,6 V/m. L'incremento di tali intensità di campo elettrico è dovuto all'alta densità di antenne per la telefonia cellulare (Stazione Radio Base) nel nostro territorio a causa della sempre maggior richiesta di connettività da parte della popolazione. Quindi la vera causa dell'incremento smisurato di tali radiazioni ad alta frequenza è la nostra poca educazione in materia. Questo ci porta ad avere più dispositivi portatili rispetto al reale bisogno, a pretendere sempre più velocità di scambio dati, a richiedere pacchetti di traffico voce e Internet sempre più consistenti e a utilizzare sempre più dispositivi connessi in rete (Internet of Things). Queste antenne della telefonia mobile sono direttive, ossia emettono un fascio di onde elettromagnetiche di apertura verticale molto stretto e così ogni antenna è in grado di coprire solo una certa zona detta cella. Se mettiamo perpendicolarmente un dito, che rappresenta il traliccio su cui poggiano le varie antenne e poniamo sopra perpendicolarmente il palmo dell'altra mano aperta, possiamo considerare le dita i vari fasci di radiazione e gli spazi, tra le dita, i vari coni d'ombra. Nel caso della telefonia cellulare, quindi, il disturbo decresce molto poco con la distanza e molto di più con la posizione rispetto a tali fasci (la casa che sarà colpita da uno di questi fasci sarà molto più esposta rispetto alla casa accanto che è in una zona d'ombra, pur essendo alla stessa distanza dall'antenna). Tali antenne, che sono una specie di cassa allungata (tipo altoparlanti usati, in genere, nelle chiese), avendo un inclinazione di qualche grado, colpiscono meno le zone sottostanti. L'effetto “ombrello”, però, che molti credono protegga l'intero edificio sottostante, si ha solo nel raggio di pochi metri alla base dell'antenna e se non ci sono edifici nelle vicinanze che ne riflettono la radiazione. Quindi, in realtà, gli edifici con un'antenna installata sul tetto sono comunque esposti, in maniera poco ridotta, alle onde elettromagnetiche ad alta frequenza di tali antenne. Gli edifici che hanno ostacoli interposti tra loro e l'antenna (edifici, dossi di terreno, ecc.) sono molto riparati. Muri e pareti attenuano di molto l'intensità di tali onde elettromagnetiche, molto meno le tapparelle e gli scuri delle finestre, poco il vetro. Se vediamo dalla nostra finestra un'antenna ad una distanza minore di 500 m allora è molto probabile che in quella stanza si superi il valore di cautela di 0,6V/m. In questo caso ci si dovrebbe informare per come chiudere l'apertura della finestra con una tenda schermante. Se, invece, dalla finestra non vediamo antenne è molto probabile che i valori di campo elettrico siano al di sotto delle soglie di cautela.
Per approfondimenti è possibile scaricare gratuitamente il mio libro “Inquinamento Invisibile” da http://www.casasalute.it/contenuti/Libri.html
L’impianto elettrico intelligente. Dalle modifiche dell’esistente alla progettazione e realizzazione in edifici nuovi (parte 8 di 9)

Un impianto elettrico gestito in modo intelligente produrrà un inquinamento elettromagnetico notevolmente ridotto all'interno dei nostri edifici. I fili elettrici presenti nell'impianto e tutto ciò che è ad essi collegato, quando sono in tensione (quando le cariche elettriche sono in pressione) o quando sono percorsi da corrente (quando le cariche elettriche sono anche in movimento), emanano nell'ambiente perturbazioni oscillanti chiamate campi elettrici e magnetici alternati a bassa frequenza. Il nostro corpo risente maggiormente di questi campi elettromagnetici durante il sonno e quindi le camere da letto sono gli ambienti sui quali porre più attenzione.
In impianti esistenti, in cui non si possono o non si vogliono effettuare modifiche sostanziali, la cosa più importante è verificare se sono stati rispettati l'uso del neutro e della fase. Gli interruttori dell'impianto di illuminazione devono interrompere la fase (filo nero) e non il neutro (filo blu) in modo che, quando si spegne una lampada, dall'interruttore in poi (quindi per diversi metri di filo) non ci sia più tensione e il conseguente campo elettrico. Per verificarlo, con un cacciavite cerca fase (fatelo fare a persone esperte), a lampada spenta e tolta dal porta lampada, in entrambi i contatti non ci deve essere tensione. Un caso molto frequente e nocivo sono le Abat-jour sui comodini vicino alla testiera del letto. Il rimedio migliore, ma scomodo, è staccare fisicamente la spina tutte le volte che ci si corica, oppure, utilizzando un cerca fase (fatelo fare a persone esperte), girare la spina in modo che l'interruttore stacchi la fase (sul porta lampada non deve esserci tensione). Un sistema economico e molto pratico è far mettere da un elettricista un interruttore a fianco della presa (su cui si inserirà la spina della lampada) che ne interrompa la fase e spegnere e accendere con questo. Bisognerebbe evitare vicino alle zone letto tutti i cavi elettrici volanti (quelli incassati nelle pareti in genere sono ben schermati).
In impianti nuovi o in ristrutturazione bisognerebbe evitare di passare, in prossimità di zone notte o riposo, con linee (pesanti) che si collegano a grandi elettrodomestici o che alimentano altri edifici. In tali zone bisognerebbe rispettare una distanza di almeno due metri da apparecchiature ad alto o frequente assorbimento (caldaie a gas, lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, ecc.). Posizionare interruttori o prese laterali al letto (incassati a muro) ad una distanza di almeno 50-70 cm dal corpo (in particolare dalla testa). Evitare interruttori a filo che scendono vicino alle posizioni di riposo. Evitare di passare o installare, dietro la testiera dei letti, cavi elettrici o dispositivi come trasformatori, amplificatori d'antenna o altro.
Un sistema sperimentale ma estremamente efficace (soprattutto in case di legno, dove il campo elettrico è generalmente molto alto) è rivestire tutti i corrugati e canaline che contengono i fili elettrici con semplice pellicola di alluminio per alimenti e collegarla con l'impianto di messa a terra. L'importante è che l'alluminio non abbia interruzioni e che in ogni scatola di derivazione venga collegato con l'impianto di messa a terra (filo giallo-verde). Tale schermatura impedisce anche la fuoriuscita di radiofrequenze che si generano per interferenze varie all'interno dell'impianto elettrico.
In impianti esistenti con certi requisiti o in impianti nuovi o in ristrutturazione si possono utilizzale tecnologie automatiche o semi automatiche in grado di togliere la tensione, e quindi il campo elettrico, quando non si utilizza più corrente, ossia quando l'ultima lampadina o l'ultimo carico elettrico (televisore, radio, ecc.) viene disinserito. Queste tecnologie hanno però molte limitazioni e non sono di facile utilizzo e quindi ritengo che la soluzione, per altro più economica, di rivestire i corrugati con pellicola di allumino scaricata a terra, sia quella più efficace.
Per approfondimenti è possibile scaricare gratuitamente il mio libro “Inquinamento Invisibile” da http://www.casasalute.it/contenuti/Libri.html
La zona in cui dormiamo incide enormemente sulla nostra salute. Il letto e il materasso: caratteristiche e materiali. (parte 9 di 9)

Individuare ed evitare l'inquinamento elettromagnetico non è poi così difficile se avete seguito le varie parti che precedono questo ultimo articolo. Cosa difficile, invece, è individuare una zona priva di forti anomalie cosmo-telluriche. Qui non posso aiutarvi molto ma qualche consiglio posso comunque darvelo se non avete la possibilità di chiamare qualcuno che ha queste competenze. Se avete gravi problemi di salute e dormite nella stessa zona da più di 10 anni, spostate assolutamente il letto in altra posizione. Si rischia di andare in un'altra zona perturbata ma, essendo di natura diversa, il vostro corpo avrà un'intolleranza meno grave. Una buona zona si riconosce dal fatto che alla mattina ci si sente più riposati di quanto lo eravate prima di coricarvi. Se avete un sonno difficile e/o la mattina vi sentite sempre stanchi è molto probabile che il punto in cui è posizionato il vostro letto sia su gravi anomalie ambientali. Se chiamate qualcuno in grado di individuare un buon punto in cui dormire diffidate di chi vi consiglia esclusivamente strumenti schermanti.
Il letto e il materasso
Nelle ore di sonno o di riposo siamo per tanto tempo in stretto contatto con il materasso e con il letto e quindi è importante che questi due elementi non interferiscano negativamente sul nostro riposo. In diversi anni di studio ho individuato alcune importanti caratteristiche per un buon letto e materasso:
- che siano ergonomici, ossia che siano in grado di adattarsi alle forme del corpo
- che siano privi di materiali metallici (conduttori)
- che permettano una buona circolazione di aria e quindi di energia
- che siano privi di sostanze tossiche
Il letto
Il letto che risponde al 100% delle caratteristiche elencate non può che essere interamente in legno. Meglio se di legno leggero quale l'abete o il faggio (più porosi). Il piano di riposo dovrebbe essere sufficientemente alto per facilitare una circolazione di aria e di energia per evitare le energie più congeste (pesanti). Da questo si deduce che sotto il letto non devono esserci oggetti ma aria libera di circolare. Può avere il piano rigido se si utilizza un materasso di notevole spessore ed estremamente ergonomico.
Il materasso
Per il materasso la cosa è più complicata perché un materasso che soddisfi pienamente le caratteristiche ideali è molto difficile da realizzare e quindi i costi sono molto elevati. Secondo i miei principi un materasso deve essere accessibile a tutti e quindi eviterò di parlare di oggetti che solo pochi possono permettersi o che richiederebbero sacrifici enormi per poterli avere.
Materassi costruiti con materiali naturali (lana, cotone, parti di cocco, ecc.) purtroppo non sono molto ergonomici e dopo qualche anno si compattano riducendo tantissimo la comodità e la circolazione d'aria e di energia. Si dovrebbero guastare e ricostruire ogni 3-4 anni.
Un buon compromesso si può avere con materiali sintetici con basso rilascio di sostanze tossiche. Non mi hanno mai convinto i materassi in lattice in quanto sono estremamente carichi di additivi e il rilascio di sostanze tossiche nel tempo, a mio parere, è molto elevato (basti osservare come si compattano solo dopo pochi anni); in più sono pesanti e quindi con un grado di traspirabilità non sufficientemente elevato. Quelli di qualità superiore hanno costi molto elevati rispetto alle loro prestazioni. Per esperienza preferisco quelli in poliuretano espanso, di spessore non inferiore a 22 cm, con una lastra di Water Foam di almeno 17 cm e una lastra di Memory Foam di almeno 4 cm, segmentati a zone, con rivestimento in cotone o Aloe Vera o simili, assolutamente privi di molle.
Sono ergonomici, ricchi di aria (ne è prova la loro leggerezza), praticamente indeformabili per parecchi anni (garanzia generalmente sopra i dieci anni). L'indeformabilità nel tempo garantisce il minimo rilascio di sostanze potenzialmente tossiche. Quelli che preferisco sono quelli che vengono distribuito sottovuoto, che si gonfiano non appena si apre la confezione. Questo è indice di grande indeformabilità e porosità interconnessa. Si possono comodamente ordinare online e arrivano a destinazione occupando uno spazio estremamente ridotto. Il prezzo è davvero accessibile a tutti.
Con questo articolo concludo l'argomento ElettroGeoBiologia e vi lascio con l'augurio che possiate imparare a "guardare oltre".