Elden Ring: Il Viaggio Che Non Vuoi Finisca Mai
antoninigiochaLa magia che non si vede ma si sente
Ci sono giochi che ti impressionano con un trailer. Altri con una trama ben scritta o personaggi doppiati magistralmente. Poi c'è Elden Ring, che ti prende per mano senza dire una parola, ti scaraventa in un mondo dove la bellezza è ovunque ma mai ovvia, e ti lascia semplicemente essere. Non è una questione di una sola cosa. Non c'è un elemento predominante, nessun trucco evidente. Il miracolo è che ogni parte di Elden Ring lavora silenziosamente insieme, come una sinfonia fatta di tensione, stupore e mistero.

Il senso della scoperta: più che open world, è un mondo vivo
A volte mi capita di voler solo fare una mezz'oretta a Elden Ring. Un po' di esplorazione, magari un combattimento, e poi smettere. Ma ogni volta finisce allo stesso modo: il sole è calato, fuori è buio, e io sono ancora con gli occhi fissi sulla mia schermata, con la mente assorbita in qualcosa di più grande. Perché in Elden Ring non esistono le checklist. Non ci sono frecce o marcatori che ti dicono dove andare. Solo paesaggi che urlano piano. C'è sempre qualcosa all'orizzonte. Una torre spezzata, una rovina avvolta nella nebbia, un albero colossale che buca il cielo.

Ogni volta che decido di deviare dal mio percorso, c'è qualcosa. E non qualcosa di inutile. Un dungeon nascosto, un NPC con una storia personale e crudele, una boss fight che sembra uscita da un incubo. E tutto questo lo scopri guardando. Usando gli occhi. Una rarità in un mondo videoludico ossessionato dalla mini mappa.
La sottigliezza dell'eccellenza
In Skyrim, potevi dire "mi piace il crafting" o "adoro l'arco narrativo della Gilda dei Ladri". In Elden Ring è diverso. Non riesco a scegliere una cosa. Mi piace il combattimento, ma non è solo quello. Mi piace l'esplorazione, ma è più profonda di qualsiasi "esplorazione" a cui siamo abituati. Mi piace il modo in cui puoi montare a cavallo, salire una montagna impossibile, e trovare una chiesa in rovina che nasconde un segreto impensabile.
La forza di Elden Ring è proprio nella sua discrezione. Niente è in faccia al giocatore. La narrativa è frammentata, affidata a descrizioni di oggetti, conversazioni criptiche, frammenti di lore nascosti nei muri. Ma quando i pezzi si incastrano, ti senti parte di qualcosa di antico, tragico e straordinario.
Momenti che restano
Ricordo la prima volta che ho visto Radahn. Era più che un boss: era uno spettacolo. Un dio impazzito che cavalca un cavallo troppo piccolo per lui, intrappolato in una tempesta eterna. Oppure quando ho scoperto Nokron, la città eterna: ho sentito la mia mascella scendere. Nessun trailer mi aveva preparato a quel momento. Nessuna recensione mi aveva raccontato l'effetto vertigine, quel senso di cadere non in un luogo, ma in un'epoca.

E quando ho provato Shadow of the Erdtree, ho capito che FromSoftware non ha finito di stupirci. La nuova ambientazione è più che un'espansione: è un'estensione dell'anima stessa del gioco. Nemici più feroci, ambientazioni ancora più oniriche, e un senso di minaccia crescente. Nightreign, sebbene ancora avvolto nel mistero, promette di scendere ancora più in profondità, in quella parte dell'universo di Elden Ring che sembra sussurrarti segreti che non capirai mai fino in fondo.
Il combattimento: danza e disperazione
Ogni scontro in Elden Ring è personale. Non è solo premere tasti. È studio, è adattamento. Il nemico non è un ostacolo, è un enigma. Morirai. Tante volte. Ma ogni volta impari. Ogni volta ti avvicini un po'. E quando finalmente ce la fai, il senso di trionfo è puro. Non c'è un altro gioco che mi abbia fatto urlare da solo in camera alle due di notte come Elden Ring.

E la varietà è incredibile. Armi, incantesimi, build, stili. Vuoi essere un mago che lancia fulmini dall'altra parte della mappa? Fallo. Un cavaliere con una spada grande quanto un'auto? Vai. Un assassino silenzioso con pugnali e veleno? Assolutamente. Il gioco non ti forza mai. Ti ascolta.
Elden Ring: il futuro e l'eredità
Elden Ring non è perfetto. Alcuni boss sono squilibrati. Alcune quest sono troppo oscure, al punto da richiedere guide esterne. Ma proprio questi difetti contribuiscono al mito. Perché non vuole essere comodo. Non ti regala niente. E nel farlo, ti fa sentire che ogni vittoria è tua.
Mi chiedo come sarà il prossimo gioco di FromSoftware. Come potranno superare questa meraviglia? Per ora, mi basta sapere che esiste un gioco come Elden Ring. Un gioco che mi ha fatto emozionare, arrabbiare, riflettere. Un gioco che ha cambiato il mio modo di guardare ai videogiochi.
Se non l'hai ancora provato, fallo. Ma non cercare un percorso. Perditi. E non avere fretta di tornare.