ELOGIO DELL’IDENTITÀ IMPURA

ELOGIO DELL’IDENTITÀ IMPURA

LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

⏹️ Si parla continuamente di “identità”. La si invoca nei comizi, nei manifesti, nei convegni, nelle polemiche culturali. La si pronuncia come una parola sacra, una formula di protezione, un talismano contro il disordine del mondo.


🔘 Bisogna difenderla, custodirla, salvarla dalla contaminazione. L’identità appare così come un bene fragile e immobile: una statua antica minacciata dalla polvere, dal tempo, dagli stranieri, dalla modernità, dalle mescolanze.


🔘 L'identitarismo attuale si riassume in una formula: ogni popolo, ogni civiltà, ogni comunità storica possiede una forma propria, un modo peculiare di abitare il mondo, una memoria, una lingua, un insieme di valori, simboli e consuetudini che devono essere difesi contro l’omologazione universalistica.


🔘 Secondo questa prospettiva, l’universalismo moderno, erede dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese, del liberalismo egualitario e poi del marxismo, avrebbe dissolto le differenze concrete nel nome di un’umanità astratta, senza volto, senza radici, senza appartenenze.


🔘 L’uomo universale sarebbe, in realtà, l’uomo sradicato: non più figlio di una storia determinata, ma individuo intercambiabile, consumatore globale, atomo senza memoria.


🔘 Questa critica non è priva di fondamento. Una certa modernità ha effettivamente pensato l’uomo come se potesse essere separato dalle forme storiche della sua esistenza.


🔘 Ha immaginato un individuo razionale, proprietario, autonomo, formalmente eguale agli altri, ma spesso privo di lingua, terra, memoria, corpo, classe, appartenenza: un individuo da contratto, non da comunità.


🔘 Molte culture progressiste, soprattutto negli ultimi decenni, hanno sottovalutato la forza dell’appartenenza, lasciando alla destra il monopolio emotivo dell’identità.


🔘 Hanno creduto che bastasse parlare di diritti per rispondere al bisogno di riconoscimento; di cittadinanza per rispondere al bisogno di radici; di libertà individuale per rispondere alla paura dello sradicamento.


🔘 Ma il limite dell’identitarismo sta nel trasformare questa intuizione in una metafisica della chiusura. Tende, infatti, a pensare le identità come essenze: sostanze originarie, compatte, quasi naturali, da preservare contro ogni contaminazione.


🔘 Le culture diventano così organismi separati, gelosi della propria purezza; le differenze non sono più forme storiche da comprendere, ma confini da custodire; la pluralità non è più relazione, ma distanza.


🔘 L’identità viene immaginata come qualcosa che esiste prima della storia e che la storia può soltanto corrompere. Da qui il linguaggio della difesa, della custodia, della minaccia, dell’invasione, della sostituzione, della decadenza.


🔘 Le identità reali non sono comunque mai pure. Sono sempre il risultato di sedimentazioni, incontri, conflitti, traduzioni, conquiste, migrazioni, ibridazioni, appropriazioni, resistenze.


🔘 Una lingua vive perché assorbe parole straniere; una città diventa se stessa perché stratifica epoche diverse; una tradizione resiste perché viene continuamente reinterpretata.


🔘 Ciò che oggi appare antico, naturale, “nostro da sempre”, è stato un giorno nuovo, estraneo, discusso, forse scandaloso. L’identità non è una reliquia: è una continuità in trasformazione. Non vive perché resta immobile, ma perché riesce a mutare senza diventare irriconoscibile.


🔘 Dire che tutti gli uomini hanno eguale dignità non significa dire che tutti i popoli devono avere la stessa lingua, la stessa memoria, la stessa cucina, la stessa religione, lo stesso rapporto con la morte, la natura, il sacro, la festa, il lavoro.


🔘 Significa dire, semmai, che nessuna di queste forme storiche può proclamarsi superiore per natura alle altre; che nessuna identità può trasformare la propria particolarità in diritto al dominio....


🔘 ....Per questo si può dire, senza contraddizione, che una politica egualitaria deve anche difendere le identità. Non per custodirle come statue, ma per sottrarle tanto alla mercificazione quanto alla paura. Non per chiuderle, ma per renderle abitabili.


🔘 Non per farne essenze eterne, ma forme comuni in cui gli uomini possano riconoscersi, cambiare, trasmettere memoria, inventare futuro.


🔘 Il contrario dell’identità non è l’eguaglianza è l’omologazione che non nasce dal sogno che tutti gli uomini siano ugualmente degni, ma dall’incubo, molto più concreto, che tutto il mondo diventi ugualmente vendibile ....

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Francesco Coniglione


Articolo integrale ⤵️

https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2026/08/12/elogio-dellidentita-impura/

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