Dimostriamoci imparziali (Giov. 4:31)
Discorsi ed eventi > Adorazione mattutina
Il commento della scrittura di oggi menziona l’effetto che il pregiudizio ebbe sui discepoli di Gesù. E se pensiamo a questo e al fatto che facciamo parte di un’organizzazione che è molto più varia rispetto al I secolo, sorge la domanda: “Oggi il pregiudizio ha ancora un effetto sui servitori di Dio?” Siamo molto grati di amare e servire un Dio che non tollera il pregiudizio. La Bibbia lo afferma molto chiaramente. Prendete con me, per favore, il libro degli Atti e notate le parole dell’apostolo Pietro in Atti 10:34, 35: “Allora Pietro iniziò a parlare, dicendo: ‘Ora capisco veramente che Dio non è parziale, ma in ogni nazione accetta chi lo teme e fa ciò che è giusto’”. L’approfondimento nella Bibbia per lo studio dice che l’espressione greca tradotta “non è parziale” significa letteralmente “non è uno che prende i volti”. E questo descrive perfettamente Geova, non è vero? Non preferisce un volto, un individuo, a un altro a motivo di razza, nazionalità, posizione sociale o altri fattori esterni. Ed è così che anche noi ci sforziamo di essere. Comunque dobbiamo riconoscere che è difficile essere imparziali, soprattutto perché nel mondo di oggi siamo circondati dal pregiudizio. Quindi per rispondere alla domanda “Oggi il pregiudizio ha un effetto sui servitori di Dio?”, purtroppo sì. Potremmo esserne vittime o noi stessi potremmo avere qualche pregiudizio. È interessante notare le parole di un numero della Torre di Guardia del 2013. Dice: “Se siamo onesti con noi stessi ammetteremo che in fondo tutti quanti nutriamo qualche forma di pregiudizio”. Fa riflettere, vero? Quindi se questa è una tendenza umana e ne siamo tutti afflitti, almeno in una certa misura, come possiamo combatterla? Beh, potrebbe essere utile partire dalla parola stessa. Come è stato detto in un commento, i dizionari definiscono il pregiudizio come “un’opinione preconcetta, concepita senza una conoscenza diretta”. Un’opinione preconcetta ha a che fare con il modo in cui pensiamo e le sensazioni che proviamo, pensieri che probabilmente sono stati modellati da esperienze personali, dall’educazione o dall’ambiente in cui viviamo. Forse quando pensiamo al pregiudizio la prima cosa che ci viene in mente è il pregiudizio razziale, l’odio o l’astio verso qualcuno di una certa razza. Ne abbiamo parlato molte volte, ma la Torre di Guardia dice che i pregiudizi contro un’altra persona possono nascere anche a causa del peso, del sesso, della lingua, della posizione, della religione o di qualsiasi altra cosa percepita come diversa. Quindi se il pregiudizio parte da noi o dalle nostre opinioni personali o preconcetti, allora per combatterlo dobbiamo elevare il nostro modo di pensare per avvicinarci a quello di Dio. Prendiamo di nuovo la Bibbia, questa volta in 1 Samuele capitolo 16. Notate come Geova esprime questo concetto. 1 Samuele capitolo 16. Rivediamo insieme cosa accadde quando Samuele andò a casa di Iesse per ungere come re uno dei suoi figli. I versetti 6 e 7 dicono: “Non appena furono arrivati, Samuele scorse Eliab e disse: ‘Di sicuro qui davanti a Geova c’è il suo unto’. Ma Geova gli rispose: ‘Non badare al suo aspetto e alla sua statura, perché l’ho scartato’”. Fermiamoci un momento. Avete notato cosa fece Samuele? In questo caso particolare, proprio come quell’espressione greca, dimostrò di essere “uno che prende i volti”, non è vero? Guardò Eliab, vide quanto era alto e bello. “Sicuramente è lui che Geova ha scelto”. Ma notate come continua il versetto, notate il punto chiave: “L’uomo non vede le cose come le vede Dio: il semplice uomo guarda l’apparenza, mentre Geova guarda nel cuore”. Questo è ciò che conta per Geova, quello che abbiamo nel cuore, chi siamo veramente. E cerca in ognuno di noi quelle qualità che riflettono la sua imparzialità. In che modo questo ci è utile, dal momento che nessuno di noi può leggere i cuori? Torniamo all’approfondimento nella Bibbia per lo studio, in Atti 10:34. Qui ci dà la risposta perché continua dicendo: “Imitare l’imparzialità di Dio significa non formulare giudizi superficiali ma prestare attenzione alla personalità e alle qualità degli altri”. Un modo in cui potremmo spiegarlo è con l’esempio di un geode. Guardate questa immagine. Dalla superficie esterna un geode sembra piuttosto ordinario, nulla di particolare, non tanto diverso da qualsiasi pietra o pezzo di roccia che potremmo trovare in giro. Ma se viene aperto, ah, è tutta un’altra storia. Quando vediamo il suo interno possiamo ammirare dei bellissimi cristalli scintillanti di vari colori, che sono semplicemente straordinari. Qual è il punto? Quando giudichiamo superficialmente i nostri fratelli basandoci su opinioni preconcette, non stiamo forse guardando solo l’esterno di quel geode? Tutto quello che vediamo è la superficie esterna. E non è forse vero che se qualcuno è timido, tranquillo, riservato, diventa molto facile etichettarlo? Giungiamo in fretta alla conclusione: “Ah, non è una persona interessante, non ha molto da offrire”. Oppure potrebbe darsi che una persona sia molto loquace, chiassosa, estroversa. E di nuovo la etichettiamo. Ma non è che forse stiamo dimostrando di essere persone “che prendono i volti”? Abbiamo espresso un giudizio basato esclusivamente su un’opinione personale o su ciò che noi riteniamo accettabile. Ma per imitare il modo di pensare di Geova dobbiamo andare oltre la superficie. Dobbiamo prestare attenzione alla personalità e alle qualità dei nostri fratelli e con alcuni di loro questo può richiedere tempo. Parlando del geode, un esperto ha detto: “Ci sono molti modi diversi per aprire un geode, ma qualunque metodo si usi, il segreto è avere pazienza, pazienza e ancora pazienza”. E vale lo stesso per i nostri fratelli. Ci vogliono tempo e pazienza per conoscerli, tempo e pazienza per capire il loro modo di pensare, per interessarci di loro facendogli domande, per predicare con loro e per riflettere su quello che impariamo da loro. Ma quando lo facciamo, ne vediamo i risultati. Cominciamo a vedere i cristalli, cominciamo a vedere la loro bellezza interiore. Scopriamo le belle qualità dei nostri fratelli e sorelle e anche loro potranno fare lo stesso con noi. Ora, tornando ai discepoli di Gesù, anche se la Bibbia descrive in modo onesto un certo numero di occasioni in cui mostrarono di avere pregiudizi, evidenzia anche come hanno superato quegli ostacoli. Basti pensare a quando leggiamo o meditiamo sulle Scritture Greche Cristiane e a quanto quei versetti e quei libri danno risalto all’amore, ad aprire il nostro cuore, ad amare i nostri fratelli, ad andare d’accordo con loro. I discepoli non permisero a dei sentimenti o a degli aspetti, magari anche radicati, della loro educazione o della loro cultura di controllarli. E possiamo riuscirci anche noi. Ma prima di tutto dobbiamo farci un onesto autoesame e chiederci: “Nel mio cuore ci sono delle tracce di pregiudizio?” Se sì, beh, parte tutto dal nostro modo di pensare. Dobbiamo elevarlo per avvicinarci al modo di pensare di Geova. Evitiamo giudizi superficiali. Noi non “prendiamo i volti”. Riserviamo del tempo per conoscere i nostri fratelli, le loro qualità, la loro bellezza interiore. Gesù disse ai suoi discepoli in Matteo 23:8: “Voi siete tutti fratelli.” E cosa li rendeva fratelli? In Matteo 12:50 Gesù disse: “Chiunque fa la volontà del Padre mio […] mi è fratello, sorella e madre”. Ecco il punto, dobbiamo sempre ricordarlo. Siamo tutti parte di una grande famiglia spirituale unita nella fede e nell’amore per il nostro Dio. E se ci vediamo l’un l’altro in questo modo, rimarremo umili e riconosceremo che non abbiamo motivo di elevarci al di sopra degli altri. Al contrario, ci sentiremo pieni di amore e gratitudine perché facciamo parte di questa organizzazione e saremo spinti a imitare l’esempio di imparzialità di Geova Dio.