Davos 2023, che cosa ci dobbiamo aspettare

Davos 2023, che cosa ci dobbiamo aspettare

@tutti_i_fatti

Dal 16 al 20 gennaio Davos ospiterà l’annuale incontro del WEF.

Quest’anno il tema è “Collaborare in un mondo frammentato, per risolvere le crisi odierne e indirizzare le sfide future”. 

Cosa ci dobbiamo aspettare? Lo abbiamo chiesto a Matteo Brandi, della Segreteria di PRO Italia.

Matteo Brandi

Nella lista dei capi di stato e governo spicca l’assenza dell’Italia: ci sono Scholz, Duda, Von Der Leyen, Lagarde, Pedro Sanchez, Kyriakos Mitsotakis – per restare in Europa. In rappresentanza del governo italiano ci sarà solo il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara Come interpretare questo dato? 

I capi di Stato o i ministri presenti al WEF rappresentano, quasi sempre, nazioni che ormai vanno avanti col pilota automatico. Noi ne sappiamo qualcosa: sia con Draghi che con la Meloni abbiamo un Governo eterodiretto che non mette in discussione il vincolo esterno, sia esso a Washington, a Bruxelles o a Davos. I "new global leaders" di cui Schwab è tanto fiero, da Trudeau a Sanna Marin, portano avanti l'ideologia globalista a discapito dell'interesse dei propri popoli. Che nel tempio di questo folle credo vada il nostro ministro dell'istruzione è un pessimo segnale, dato che la scuola è pesantemente presa di mira dai cantori dell'Agenda 2030. Basta prendere in mano un libro di testo.

2 Le parole di presentazione di Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum sono le seguenti: 

“Vediamo le molteplici forze politiche, economiche e sociali che creano una maggiore frammentazione a livello globale e nazionale. Per affrontare le cause profonde di questa erosione della fiducia, dobbiamo rafforzare la cooperazione tra governo e settore imprenditoriale, creando le condizioni per una ripresa forte e duratura. Allo stesso tempo, deve esserci il riconoscimento che lo sviluppo economico deve essere reso più resiliente, più sostenibile e nessuno dovrebbe essere lasciato indietro”

Nessuno deve essere lasciato indietro: invece in questi anni tra crisi e pandemia, sono veramente in pochi quelli rimasti avanti, da soli al comando: distanti dalle masse, ma affabulatori della masse. Qual è la loro credibilità?

Nessuna. Le parole di Schwab sono le parole di chi vede come fumo negli occhi le piccole e medie imprese, il risparmio privato e gli stati nazionali. Il paradigma socio-economico che questi signori hanno in mente (quello neoliberista) non solo "lascia indietro" enormi porzioni della popolazione ma tende, contemporaneamente, a concentrare la ricchezza nelle mani di uno sparuto numero di individui. Lo Stato diventa solo un gregario feroce di interessi privati e sovranazionali, i diritti sociali si tramutano in concessioni a tempo. La classe media è il grande nemico del WEF: non abbastanza povera da elemosinare un aiuto e non abbastanza benestante da starsene in disparte. Per questo puntano a dissolverla, da sempre. Il cittadino "resiliente" subisce e non fiata.

I calzini di Justin Trudeau ad una precedente edizione del forum di Davos

3 Tra le nuove iniziative dell'Annual Meeting c'è il Global Collaboration Village, un, citazione dal programma del forum “metaverso mirato che promuove una collaborazione pubblico-privata più sostenibile e stimola l'azione per ottenere un impatto su larga scala. Il primo incontro multilaterale del metaverso ospitato dal Forum riunirà esperti e leader della finanza, dell'alimentazione e della vendita al dettaglio per guidare l'azione sulla salute degli oceani e sui rifiuti ittici”: quale idea ti sei fatto di questo nuovo paradigma che è il metaverso?  

È quanto di più distopico si possa immaginare. Quando si parla di "società liquida" si intende la smaterializzazione non solo di ogni forma di identità ma anche di interazione umana. Oggi più che mai abbiamo bisogno di preservare il contatto con il prossimo ed evitare l'atomizzazione della società, funzionale a chi sogna un mondo di consumatori compulsivi e innocui, perché incapaci di aggregarsi. Purtroppo in molti si faranno ammaliare dalla comodità di questa tecnologia, che invece andrebbe, almeno, limitata. Invece Zuckerberg & co. puntano a farla diventare parte integrante (e forse imprescindibile) della nostra vita. Anche no, grazie.

Report Page