DMT E TOPOLOGIA DELLA REALTÀ 

DMT E TOPOLOGIA DELLA REALTÀ 

Andrew Gallimore - Traduzione: Benway

Se il mondo cadesse in rovina, ognuno di noi sarebbe in grado di ricostruirlo di nuovo, per montagna e torrente, albero e foglia, radice e fiore, tutto ciò che è modellato dalla natura giace modellato in noi - Hermann Hesse


È abbastanza straordinario che Hermann Hesse abbia scritto queste parole quasi cento anni fa, nel suo romanzo semi-autobiografico, Demian, eppure catturano magnificamente la nostra attuale comprensione del ruolo del cervello nel modellare il mondo - tutto ciò che appare nel mondo è modellato dal nostro cervello. Non è un caso che il protagonista del romanzo, Emil Sinclair, descriva quello che chiama Scheinwelt - un mondo di illusioni. Hesse era profondamente affascinato dal pensiero orientale e, secondo la filosofia vedica e buddista, il mondo fenomenico è davvero un'illusione (maya). È confortante vedere il mondo che ci circonda come in qualche modo fisso, solido e, soprattutto, reale. Ma basta un solo tiro ben fatto di N, N-dimetiltriptamina (DMT) per distruggere quest'illusione. Se il mondo esterno in sé, il mondo noumenico, sia veramente reale è difficile rispondere e, ai fini di questa discussione, non importa davvero. L'unico mondo che possiamo mai sperimentare è il mondo fenomenico - il mondo che appare alla coscienza. Per quanto ne sappiamo, il mondo fenomenico non è mai trascendente - non raggiunge e tocca mai il mondo noumenico; è sempre nella testa. Thomas Metzinger (2009) lo esprime chiaramente:


"Il modello globale di realtà costruito dal nostro cervello viene aggiornato ad una velocità così elevata e con una tale affidabilità che generalmente non lo sperimentiamo come modello. Per noi, la realtà fenomenale non è uno spazio simulato costruito dal nostro cervello; in un modo diretto ed esperienzialmente non trascendibile, è il mondo in cui viviamo."


Per la maggior parte delle persone e per la maggior parte del tempo, questo mondo fenomenale appare stabile e prevedibile, ma solo perché il cervello si è evoluto per generare un modello stabile e prevedibile del mondo noumenico. Tuttavia, le droghe psichedeliche, come DMT, LSD e psilocibina, tra gli altri, non solo ci mostrano che il mondo fenomenico può diventare fluido, imprevedibile e nuovo, ma che può essere annientato in un istante e sostituito del tutto con un mondo più strano di qualsiasi altra cosa possiamo immaginare. È allettante considerare tali aberrazioni percettive come: "trucchi della mente", allucinazioni, illusioni o, se vogliamo apparire particolarmente intelligenti, "false percezioni". Ma un atteggiamento così sicuro di sé è difficile da giustificare, poiché decidere cosa è vero e cosa è falso riguardo alle nostre percezioni è tutt'altro che banale. Considerare il mondo fenomenico come un'entità stabile e fissa è in realtà solo un'approssimazione e mentre iniziamo a scoprire ed esplorare mondi di straordinaria bellezza, complessità e stranezza, questa approssimazione diventa sempre meno utile come modello generale della nostra realtà. Mentre il modello di consenso della realtà è sicuramente il più informativo da un punto di vista adattativo, non vi è motivo di presumere che sia l'unico modello informativo in senso assoluto e quindi non c'è motivo di respingere quelle versioni della realtà che trascendono il nostro quadro di riferimento standard . Il mondo fenomenico appare come un'unica esperienza unificata che non può essere scomposta nelle sue parti costitutive e tuttavia, allo stesso tempo, contiene una quantità enorme di informazioni che ci consente di distinguere ogni momento da quello che lo ha preceduto. Ogni singolo momento della nostra vita, sia che ci svegliamo o sogniamo o sotto l'influenza di una droga psichedelica, è diverso dall'ultimo. Questo può sembrare ovvio, ma è solo un caso perché il cervello è in grado di generare un numero praticamente infinito di momenti coscienti, mondi se vuoi, ognuno diverso dall'ultimo.

Il cervello raggiunge questo obiettivo usando il principio della segregazione funzionale, che si riferisce al modo in cui aree specifiche della corteccia sono responsabili di funzioni specifiche (Nelson 2010). Dato che siamo principalmente creature visive, useremo un esempio dal sistema visivo per spiegare come funziona. Per generare una scena visiva, diverse aree della corteccia hanno ruoli specifici nel rappresentare diverse caratteristiche del mondo fenomenico. Esistono ad esempio regioni specializzate dedicate all'orientamento, alla direzione del movimento, al colore ed alla forma. La corteccia visiva primaria (indicata con V1) si trova nella parte posteriore del cervello, nel lobo occipitale. È questa regione che riceve per prima le informazioni visive dal mondo esterno, dalla retina nella parte posteriore dell'occhio e attraverso il talamo. V1 è generalmente responsabile delle caratteristiche visive di base, contenenti neuroni "semplici" che sono sintonizzati per rispondere a orientamenti di linea specifici e frequenze spaziali, nonché neuroni più "complessi" che rispondono solo quando una linea si muove in una direzione specifica, ad esempio (Snowden, Thompson e Troscianko 2006). Da V1, le informazioni vengono passate alla corteccia di associazione visiva, che contiene aree specializzate per rappresentare caratteristiche specifiche del mondo, come forme geometriche, colori e profondità spaziale. Più a valle ci sono aree specializzate per il riconoscimento di tipi specifici di oggetti, come volti o animali.


A titolo di esempio, possiamo immaginare come un cervello altamente semplificato, contenente solo alcune aree funzionali, rappresenterebbe un oggetto semplice, come un cerchio blu che si sposta da sinistra a destra. Il contorno e la forma del cerchio sono rappresentati in un'area della corteccia, mentre il suo colore e movimento sono rappresentati nelle aree specializzate per quelle funzioni specifiche. In un vero cervello umano, il meccanismo è analogo: diverse aree della corteccia funzionalmente separate sono responsabili della mappatura delle caratteristiche di base, come bordi, contorni e loro orientamenti, nonché della forma generale dell'oggetto, del suo colore e del suo movimento (Fig. 1). Tutte queste caratteristiche individuali, ognuna rappresentata da una specifica regione funzionale della corteccia, quando combinate, definiscono un cerchio blu mobile, che è esso stesso un modello di attivazione nella corteccia. Gli oggetti complessi possono essere rappresentati da schemi specifici di attivazione di aree della corteccia e, nel complesso, il mondo che appare nella coscienza è un modello straordinariamente complesso di attivazione di aree della corteccia funzionalmente separate.


Fig.1


La segregazione funzionale è, ovviamente, molto più fine delle semplici distinzioni grossolane tra forma, colore, movimento, ecc. Infatti, la corteccia umana è spesso descritta come un mosaico di aree funzionali minime conosciute come colonne talamocorticali (il prefisso talamo è da Talamo, la struttura del mozzo al centro del cervello e con la quale la corteccia è fortemente interconnessa). Si ritiene che queste siano l'unità base della segregazione funzionale nel cervello (Hirsch & Martinez 2006). Sono i modelli di attivazione di queste colonne, o "stati talamocorticali", che rappresentano la struttura informativa del mondo fenomenico momento per momento: il mondo è costruito di nuovo ad ogni momento, ogni stato talamocorticale è diverso dall'ultimo. La corteccia comprende miliardi di colonne, che le consentono di generare un numero praticamente infinito di mondi fenomenali (Fig. 2). Tuttavia, è ovvio che il cervello tende ad adottare un insieme molto specifico di stati talamocorticali; questi sono gli stati che modellano il mondo del consenso. In effetti, anche quando si sogna, il cervello tende a modellare il mondo del consenso come predefinito. La maggior parte dei sogni sono di questo mondo e la maggior parte delle attività dei sogni sono quelle della vita da svegli (Schredl & Hofmann 2003).


Fig.2


Gli stati talamocorticali che generano lo stato del sogno sono identici a quelli del risveglio: il cervello modella il mondo esattamente allo stesso modo, nonostante non abbia accesso ai dati sensoriali del mondo esterno. Ciò solleva la questione del perché il cervello è in grado di farlo con tale abilità. La risposta è piuttosto semplice: anche quando si è svegli, solo una piccola parte delle informazioni utilizzate per modellare il mondo proviene effettivamente da dati sensoriali, noti come informazioni estrinseche. La maggior parte delle informazioni deriva dall'attività in corso del sistema talamocorticale, nota come informazione intrinseca. I dati sensoriali non creano il mondo, ma piuttosto modulano questa attività in corso abbinandola ad essa (Tononi, Sporns & Edelman 1996; Edelman 2000; Sporns 2011). Il mondo fenomenale del risveglio viene descritto nel modo più appropriato come un sogno ad occhi aperti modulato o limitato da dati sensoriali estrinseci (Behrendt 2003). Questo è forse un pò sorprendente, ma spiega perché il cervello può modellare il mondo con tale precisione esperta durante il sogno. Il modello del mondo del cervello è generato dall'attività intrinseca talamocorticale, modulata ma non creata da dati sensoriali (Llinas, Ribary, Contreras e Pedroarena 1998). Per capire come il cervello si è evoluto per modellare il mondo in modo così semplice, dobbiamo capire un pò di più sulla struttura del sistema talamocorticale e sulla sua neuroevoluzione.

Finora abbiamo considerato le colonne talamocorticali del cervello come strutture indipendenti. Tuttavia, in realtà, le colonne sono fortemente interconnesse e l'attivazione di una singola colonna può influenzare l'attività di molte colonne a cui è direttamente o indirettamente connessa. Questa connettività è una caratteristica chiave del sistema talamocorticale, perché consente al cervello di generare specifici schemi di attivazione (attività intrinseca) che generano modelli coerenti e significativi del mondo. Come discusso in precedenza, è possibile un numero praticamente infinito di schemi di attivazione del sistema talamocorticale, ma solo un sottoinsieme di questi rappresenterebbe percezioni significative e informative. Controllando la connettività tra le colonne, il cervello può controllare i modelli di attivazione che vengono generati e quindi rendere il modello del mondo stabile, prevedibile e informativo. Senza questa connettività ben definita, l'attività diventerebbe incontrollata e disordinata (uno stato di entropia elevata - annotatelo per dopo). Se assumiamo che il cervello sia un prodotto dell'evoluzione, possiamo spiegare lo sviluppo della connettività talamocorticale usando il "Darwinismo Neurale" di Edelman (Edelman 1993).

Man mano che i modelli di dati sensoriali vengono campionati dall'ambiente, essi attivano specifiche popolazioni di colonne e le connessioni tra loro vengono rafforzate, mentre altre possono essere indebolite. Nel tempo, vengono selezionati quei modelli di connettività che sono i più adattabili alla sopravvivenza (cioè che generano modelli utili dei mondi) e il cervello sviluppa gradualmente la capacità di generare un modello stabile, prevedibile e, soprattutto, adattivo del mondo (Fig. 3). Vi è un'idea comune sbagliata che afferma che il miglior modello fenomenico del mondo sia il più "vero" (cioè quello che più si avvicina al mondo esterno). Tuttavia, il cervello non ha alcun interesse per la verità in sé e il modello migliore è semplicemente il più adattivo. Mark, Marion e Hoffman (2010) hanno usato gli strumenti standard della teoria dei giochi evolutiva in un mondo simulato per testare se le vere percezioni sono sempre le più adattive. I risultati mostrano che non è così:


"La selezione naturale può mandare all'estinzione percezioni, in tutto o in parte vere, quando competono con percezioni che usano interfacce specifiche di nicchia che nascondono la verità per rappresentare meglio l'utilità. Idoneità e accesso alla verità sono proprietà logicamente distinte. Percezioni più veritiere non comportano maggiori fitnes"


Questo è un risultato importante, il che significa che il mondo fenomenico è un modello funzionale e non necessariamente il modello più vero del mondo. È quindi presuntuoso definire le allucinazioni "false percezioni". Una descrizione migliore sarebbe "percezioni non adattative", che potrebbero essere o meno rappresentazioni vere del mondo (Hoffman 2011).


Fig.3


Questo modello di neuroevoluzione può anche essere spiegato usando la teoria dell'informazione. Se immaginiamo un cervello iniziale (e puramente ipotetico) che non si è ancora evoluto per modellare il mondo esterno, questo cervello sarà ancora spontaneamente attivo e questa attività conterrà informazioni intrinseche (e forse persino genererà un mondo fenomenale). Questa autoinformazione intrinseca può essere quantificata come l'entropia del cervello. Tuttavia, questa informazione non dice al cervello nulla sull'ambiente (mondo esterno), che a sua volta contiene una quantità quantificabile di informazioni (entropia). Man mano che il cervello si evolve campionando informazioni sensoriali dall'ambiente e si modella la connettività del sistema talamocorticale, l'attività spontanea del cervello diventa sempre più informativa (da una prospettiva adattiva) sul mondo esterno. Nella teoria dell'informazione questo è noto come un aumento delle informazioni reciproche tra il cervello e l'ambiente. L'informazione reciproca tra due variabili (in questo caso il cervello e l'ambiente) è una misura di quanto possiamo imparare su una variabile conoscendo qualcosa sull'altra. Questo può essere rappresentato usando uno schema impostato (Fig. 4); l'intera entropia (contenuto informativo) del cervello è un cerchio, quello dell'ambiente l'altro. La sovrapposizione tra i cerchi è l'informazione reciproca tra loro. Come mostra la figura 4, la sovrapposizione aumenta gradualmente con la progressione della neuroevoluzione, mentre il cervello sviluppa la capacità di generare un modello informativo ed adattivo del mondo. Il termine entropia è spesso associato a disturbo, ma in realtà è una misura del numero di possibili stati di un sistema. Per quanto riguarda il cervello, possiamo pensare a questo come al numero di possibili schemi o stati di attivazione talamocorticale. Come abbiamo visto, il numero di stati, sebbene teoricamente quasi infinito, è limitato dalla connettività del sistema. Il cervello si evolve per minimizzare l'entropia generale del cervello, in modo tale che il mondo rimanga stabile e prevedibile (Friston 2010), massimizzando contemporaneamente le informazioni reciproche tra se stesso e l'ambiente.


Fig.4


Ora siamo in una posizione migliore per riunire tutte queste idee e formulare un modello generalizzato di realtà fenomenica e il suo rapporto con l'azione dei farmaci psichedelici, inclusa la DMT. Possiamo iniziare con l'idea che il cervello è in grado di generare un numero illimitato di schemi di attivazione talamocorticale o stati talamocorticali. Se tutti gli stati possibili sono tracciati come punti su un piano 2D, l'intero potenziale di realtà fenomenica del cervello umano esiste su questo piano, con ogni punto sul piano che rappresenta un singolo stato talamocorticale (Fig. 5). Supponendo che tutti i mondi fenomenici che possono essere vissuti debbano avere una rappresentazione informativa nel sistema talamocorticale non è possibile per un essere umano sperimentare una realtà che non è rappresentata su questo piano. Dato che un individuo può occupare un solo stato talamocorticale in qualsiasi momento, ogni punto sul piano rappresenta in realtà l'intero mondo di un individuo, o tunnel della realtà, in quel particolare momento. Un individuo si muove nel tempo spostandosi tra stati talamocorticali, rappresentato dal muoversi su di un piano. Mentre il piano contiene un numero effettivamente infinito di punti, non è piatto, poiché tutti gli stati talamocorticali non sono ugualmente accessibili. Come abbiamo visto, la realtà del consenso è l'insieme di stati talamocorticali che sono stati selezionati durante l'evoluzione attraverso lo sviluppo della sua connettività. Questi stati accessibili sono stati a bassa energia che possono essere rappresentati da pozzi e valli sul piano della realtà. Gli stati ad alta energia sono quelli che, in condizioni normali in individui sani, sono inaccessibili al sistema talamocorticale. Questo piano di realtà inizia quindi ad assomigliare ad un paesaggio attrattivo (Goekoop & Looijestijn 2011) - il sistema talamocorticale viene spinto verso gli stati a bassa energia che generano un modello del mondo che è più adattivo, ma questo insieme di stati non deve essere considerato come rappresentante il mondo reale in sé. È semplicemente un sottoinsieme che possiede proprietà adattative alla sopravvivenza dell'individuo e della nostra specie (ovvero rappresenta il modello più informativo e adattivo del mondo). La topologia di questo panorama di attrattori è determinata dalla connettività talamocorticale del singolo cervello e può essere considerata come la topologia della realtà di un individuo.

Questa topologia varierà naturalmente tra individui. Nella maggior parte delle persone, gli stati adattativi sono stati a bassa energia e gli stati non adattativi sono inaccessibili. Tuttavia, se lo sviluppo della connettività di un individuo, e quindi la topologia della sua realtà, progredisce in modo anomalo, è facile vedere come gli stati non adattativi possano diventare attrattori a bassa energia. Il sistema talamocorticale sarebbe quindi in grado di accedere a questi stati normalmente energicamente proibiti e questo sarebbe sperimentato come allucinazioni e altre deviazioni dalla realtà consensuale. La schizofrenia è ora descritta come un "disturbo di connettività" (Tononi & Edelman 2000) e tali condizioni che distorcono la realtà possono essere considerate una topologia di realtà disadattata.


Fig.5


I farmaci psichedelici, tra cui LSD, psilocibina e DMT, sembrano aumentare notevolmente il numero di stati disponibili per il sistema talamocorticale. Sebbene i dettagli su come raggiungere questo obiettivo siano ancora allo studio (Nichols 2004; Carhart-Harris 2012), questi farmaci si legano a un sottotipo specifico del recettore della serotonina, noto come recettore 5HT2A. Mentre la connettività del cervello potrebbe essere paragonata al cablaggio di un dispositivo elettronico, in realtà è estremamente plastica e finemente bilanciata - questo consente alla connettività di cambiare per tutta la vita su scale temporali da minuti a anni. Attivando selettivamente il recettore 5HT2A, i farmaci psichedelici sembrano alterare la stessa topologia della realtà, in modo tale che le barriere energetiche agli stati normalmente proibiti e nuovi vengano abbassate e possano essere esplorate (Fig. 6). Carhart-Harris (2014) propongono che questi farmaci aumentino l'entropia del cervello, il che equivale a dichiarare che il numero di stati talamocorticali accessibili è aumentato, come suggerito qui. È interessante notare che questo è un effetto che dovrebbe essere misurabile usando le moderne tecniche di neuroimaging funzionale. Poiché gli stati a cui il cervello accede durante un'esperienza psichedelica non si limitano più agli stati più adattivi, ci sarà una diminuzione delle informazioni reciproche tra il cervello e l'ambiente. Questo è illustrato nella figura 7 ed è notevole che il processo sembra essere il contrario del progresso della neuroevoluzione. Carhart-Harris (2014) suggeriscono che l'esperienza psichedelica è uno stato primitivo di coscienza che ha preceduto lo sviluppo della normale coscienza di veglia vista negli umani moderni e questo ha senso da questa prospettiva.


Fig.6
Fig.7


La DMT è eccezionale in quanto, data una dose sufficiente, la separazione tra cervello e ambiente diventa completa e le loro informazioni reciproche si riducono a zero. La realtà fenomenale dell'individuo è completamente sostituita da una realtà completamente aliena che non è correlata al mondo del consenso. In effetti, il cervello perde effettivamente la sua capacità di campionare i dati dal mondo del consenso e rendere una percezione significativa: l'utente normalmente si stenderà, chiuderà gli occhi e si terrà stretto. Resta da discutere se questo bizzarro mondo sia una realtà autonoma e oggettiva (per una discussione completa, vedi Gallimore 2013), ma è difficile spiegare perché il cervello è in grado di generare improvvisamente mondi fenomenali di tale bellezza e complessità che non hanno alcuna relazione con il mondo del consenso, che, per quanto ne sappiamo, è l'unico tipo di mondo che il cervello ha sviluppato. Di quelli che riescono a inalare DMT sufficiente per "sfondare", una proporzione significativa descrive tipi di esperienza stranamente simili: mondi ipertecnologici alieni, macchinari complessi, creature elfo-insettoidi birichine ed altri motivi caratteristici dell'esperienza DMT (Strassman 2001; Luke 2011). Ciò ha convinto molti che la realtà DMT deve avere un'esistenza oggettiva. Tuttavia, tale conclusione solleva più domande di quante non risponda. Se il mondo DMT è reale, come può il cervello ricevere, analizzare e rendere dati da una tale realtà? A meno che la realtà DMT non sia modellata dal cervello in un modo completamente diverso rispetto alla realtà consensuale allora dobbiamo supporre che abbia una rappresentazione informativa nel cervello e sia costruita usando l'attività intrinseca del sistema talamocorticale.

La domanda è se questa attività è modulata da una componente estrinseca, così come il mondo del consenso. È evidente che la droga altera l'attività intrinseca del sistema talamocorticale in modo tale che le informazioni reciproche tra il cervello e il mondo consensuale siano ridotte a zero. Le informazioni reciproche tra il cervello e la realtà DMT diventano contemporaneamente diverse da zero (ovvero esiste un'interazione sensoriale tra loro)? Non sembra esserci un meccanismo ovvio per il cervello di interagire con una realtà alternativa e ciò rimane una domanda aperta. Tuttavia, l'esperienza della DMT è una reale dimostrazione della capacità del cervello, in condizioni specifiche, di esplorare regioni della topologia della realtà talamocorticale che, senza DMT, potremmo non sospettare nemmeno che esistano. Come umani, siamo dotati di un cervello in grado di modellare e sperimentare una vasta moltitudine di realtà. Questa non è un'ipotesi da testare; è un fatto dimostrabile per chiunque sia disposto a inalare due o tre pipe di DMT. La realtà del consenso è una realtà funzionale, un modello di realtà fenomenale che il cervello ha sviluppato per facilitare la sua sopravvivenza nel mondo noumenico. È fin troppo facile supporre che la realtà consensuale sia un modello privilegiato della realtà, il modello più vero, la cosa reale. Ma, come abbiamo visto, in realtà è solo un piccolo sottospazio all'interno di una topologia di realtà molto più ampia disponibile per le straordinarie macchine del cervello che generano informazioni e, con l'aiuto di un numero selezionato di droghe psichedeliche naturali e sintetiche, l'intera topologia può diventare accessibile e aperta all'esplorazione.


Link originale: http://www.buildingalienworlds.com/uploads/5/7/9/9/57999785/andrew_gallimore_psypressaug2014.pdf