DIO NON SPRECA NULLA, NEMMENO IL DOLORE

DIO NON SPRECA NULLA, NEMMENO IL DOLORE


Il costo di una transizione: la voce di una madre mutilata dall’ideologia

Traduciamo il drammatico post su Facebook della detransitioner Lex Renick scritto il 10 febbraio 2026. Per circa quattordici anni Lex Renick ha vissuto con un’identità maschile sotto il nome di Austin Dakota, sottoponendosi a terapia ormonale con testosterone e a interventi chirurgici, tra cui una mastectomia bilaterale. Intorno al 2022–2023 ha intrapreso un percorso di riscoperta della fede cristiana che l’ha condotta alla detransizione, rileggendo anche la propria storia alla luce di traumi infantili. È sposata con Nic Renick; la loro vicenda ha attirato attenzione mediatica per il passaggio da una relazione inizialmente definita come coppia composta da un uomo trans e un uomo gay a un matrimonio vissuto oggi come eterosessuale. La coppia ha tre figli, l’ultimo nato pochi mesi fa.

Nel testo, l’autrice esprime il dolore per le trasformazioni irreversibili del proprio corpo e per ciò che sente di non poter offrire ai figli, insieme alla gratitudine verso Dio, che — secondo la sua testimonianza — ha ricomposto la sua identità dopo anni di smarrimento e sofferenza.

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Ti tengo stretta a me e il mio corpo ricorda ciò che non può più dare.

 

Per quattordici anni ho vissuto una storia che non era mia.

Ormoni nelle mie vene.

Cicatrici incise sul mio petto.

Una falsa identità che chiamavo sopravvivenza.

 

Pensavo che diventare qualcun altro avrebbe guarito ciò che si era rotto in me.

Invece, mi ha spezzato in punti che avrei compreso solo molto più tardi.

 

Il testosterone ha lasciato il segno, 

il cancro è cresciuto dove avrebbe dovuto fiorire la vita.

Eppure, Dio è rimasto.

Aspettando.

Paziente.

 

Quando ho abbandonato l’idolo di chi pensavo di dover essere,

Lui non ha solo rinnovato la mia mente,

ma ha anche restaurato il mio corpo.

Ha aperto il mio grembo.

Mi ha concesso miracoli che dicevano non sarebbero mai arrivati .

 

Tre figli.

Tre prove viventi della sua misericordia.

 

Eppure…

c’è un dolore che porto silenziosamente.

 

Il latte arriva, ma non ha dove andare.

Un ricordo di ciò che mi è stato tolto, di ciò che non posso restituire.

 

Piango i seni che un tempo avevo, non per vanità, ma per il nutrimento che avrebbero dovuto dare.

Per come i miei figli sono stati fatti per essere tenuti e nutriti.

 

Questo dolore non cancella il miracolo.

Vive accanto a esso.

 

Sono grata.

Sono redenta.

Sono completa.

 

Ma alcune perdite rimangono comunque perdite.

Alcune cicatrici fanno ancora male.

E alcune lacrime sono sacre.

 

Dio non spreca nulla, nemmeno il dolore.

FONTE

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