DIAGNOSI DI UN POTENZIALE FALLIMENTO

DIAGNOSI DI UN POTENZIALE FALLIMENTO

LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

⏹️ Trump ha recentemente dichiarato che il prezzo dei carburanti scenderà nuovamente nel momento in cui gli Stati Uniti sconfiggeranno l’Iran.


🔸️ Lo stesso presidente USA, dal 28 febbraio ad oggi, ha affermato di aver vinto la guerra contro la Repubblica Islamica ben 66 volte (cifra riportata dal Daily Beast, suscettibile di costante aumento).


🔸️ Scott Bessent, segretario al tesoro dell’amministrazione Trump, a sua volta, ha suggerito che entro due anni lo Stretto di Hormuz sarà insignificante per l’economia globale, visto che verrà aggirato dalla costruzione di nuovi oleodotti e gasdotti terrestri.


🔸️ Bessent, che ha scatenato la crisi inflazionistica in Iran alla fine del 2025, ignora alcuni fatti:

1) gli oleodotti sono estremamente costosi;

2) gli oleodotti sono obiettivi facilmente raggiungibili (questo conflitto lo ha già dimostrato) e, di conseguenza, facilmente distruttibili;

3) il commercio via mare rimane il più economico e, talvolta, sicuro.


🔸️ Le dichiarazioni di vittoria di Trump, inoltre, si scontrano con una dura realtà: l’America, forte della sua potenza militare, può indubbiamente distruggere ma non è più capace di controllare/contenere gli avversari.


🔸️ Gli Stati Uniti hanno combattuto diverse guerre nel corso dei decenni non tanto per “vincere” ma per frenare/controllare l’eventuale espansione del proprio nemico.


🔸️ Gli esempi più evidenti sono stati il conflitto in Corea (per evitare una estensione comunista verso il Giappone); il conflitto in Vietnam (per evitare un’influenza sovietica in Indocina e negli arcipelaghi antistanti al sud-est asiatico, Indonesia e Filippine, fondamentali per il controllo sullo spykmaniano rimland eusrasiatico).


🔸️ Al giorno d'oggi “l’America può distruggere ma non può più controllare”, nessuna portaerei USA naviga oggi nel Golfo Persico, definito come l’heartland del Vicino Oriente, un’area il cui controllo consente al suo controllore l’egemonia regionale.


🔸️ Le due portaerei dispiegate contro l’Iran, la Lincoln e la Bush, sono rimaste a debita distanza nel Mar Arabico (la Lincoln è da poco arrivata, in pessime condizioni, in Thailandia per “rifornimenti”).


🔸️ Mentre la Ford, dirottata nel Mar Rosso per fare fronte ad Ansarullah nello Yemen, è dovuta tornare alla base a seguito di un incendio a bordo sul quale rimangono molti dubbi. Di fatto, il movimento yemenita continua a dettare legge su tutto lo spazio marino di fronte al cruciale porto di Hodeida.


🔸️ La realtà è che lo schema strategico sul quale gli Stati Uniti hanno storicamente costruito la loro egemonia marittima globale è di fatto “fuori uso”.


🔸️ Le sue portaerei si tengono a debita distanza dal nemico, nella precisa consapevolezza della loro vulnerabilità alle nuove tecnologie militari. Droni e missili (molto “economici”) possono facilmente colpire e rendere non più operativo un gigante marino che costa miliardi di dollari.


🔸️ L’Iran ha colpito oltre 200 strutture in una quindicina di siti tra Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein e Giordania, facendo appello inoltre alla dottrina della “responsabilità estesa”.


🔸️ Chiunque ospiti basi militari statunitensi diviene obiettivo legittimo. Ed al momento sta colpendo la “seconda linea”: la Giordania, dove gli USA avevano trasferito parte del materiale bellico evacuato dalle basi nel Golfo.....


🔸️.... L’Iran ha trasformato l’intera regione in un’area di instabilità diffusa i cui Stati si sono trovati coinvolti in una guerra che non volevano minimamente e nella quale sono stati trascinati da chi, in linea teorica, avrebbe dovuto garantire loro protezione e sicurezza.


🔸️ I paesi del Medio Oriente, oggi si ritrovano coinvolte in un conflitto creato essenzialmente per la difesa degli interessi israeliani, con tutto ciò che questo può significare in termini di potenziali manifestazioni di protesta interne fino a rivolte popolari (Bahrein e Giordania, in questo senso, sono le più a rischio).


🔸️ Chiudere lo Stretto di Hormuz è costato quasi nulla all’Iran. Riaprirlo costerà tantissimo agli Stati Uniti, che, scaricaranno le spese sul resto del mondo, Europa in particolare, anche perché l’alternativa negoziale, al contempo, non è più proponibile perché sarebbe una sostanziale ammissione di sconfitta.


🔸️ Gli USA hanno poche alternative e si sono infilati in una crisi senza via d’uscita in un momento di profonda decadenza della loro élite politica.


🔸️ Si pensi anche alla totale incapacità dei loro negoziatori Jared Kushner e Steve Witkoff, senza considerare l’imbarazzante segretario alla guerra Pete Hegseth.


🔸️ Possono distruggere, e lo faranno ancora a lungo, ma questo conflitto ha messo definitivamente in evidenza la crisi del loro modello egemonico.... ⤵️


Daniele Perra


Articolo integrale ⤵️

https://strategic-culture.su/news/2026/09/12/diagnosi-di-un-potenziale-fallimento/

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