Continuiamo a perseverare (Luca 8:15)

Continuiamo a perseverare (Luca 8:15)

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Robert Luccioni

Noi parliamo spesso della perseveranza. Ma questa qualità è una cosa che riguarda solamente i servitori di Geova? No, tutti perseverano in un modo o nell’altro. Per esempio, la morte, le malattie, i disastri naturali, la criminalità, le epidemie, le carestie colpiscono tutti. E non è neanche il fatto che veniamo perseguitati per la nostra fede a renderci diversi dalle persone di questo mondo. Alcuni, ad esempio, devono sopportare la persecuzione per la loro religione per la loro etnia o perfino per il colore della pelle. È così: dato che gli esseri umani sono imperfetti e che viviamo in un mondo malvagio, tutti devono perseverare per qualcosa. Ma Gesù sottolineò un aspetto che rende la nostra perseveranza diversa da quella degli altri. Si trova nelle parole della scrittura di oggi. Prendete, per favore, Luca 8:15. Leggiamolo insieme: “Quanto a quello seminato sul terreno eccellente, questi sono coloro che, udita la parola con cuore integro e buono la custodiscono e, perseverando, portano frutto”. Avete visto cosa rende i servitori di Geova diversi dalle altre persone? Noi udiamo la Parola di Dio, la custodiamo e perseveriamo, però lo facciamo portando frutto. E cos’è questo frutto che portiamo mentre perseveriamo? Si comprende dalla scrittura di oggi e dai commenti che abbiamo ascoltato: predichiamo il messaggio del Regno. E sappiamo bene che i fratelli e le sorelle, a prescindere dalle circostanze, continuano a parlare ad altri della buona notizia e del nostro Dio Geova. Ma c’è un altro frutto che portiamo. Prendiamo Colossesi 1:10. Colossesi 1:10, qui dice: “Così da camminare in modo degno di Geova per piacergli pienamente, continuando a portare frutto in ogni opera buona e a crescere nell’accurata conoscenza di Dio”. In effetti, anche davanti a momenti duri, davvero difficili, cosa fanno i nostri fratelli? Continuano a compiere “ogni opera buona”; cercano i modi di aiutare altri, di sostenere il Regno, l’organizzazione e i loro compagni di fede. E poi c’è Galati 5:22, 23, che ci ricorda, indipendentemente da quello che ci accade, di continuare a coltivare il frutto dello spirito di Dio, che include queste belle qualità: “Amore, gioia, pace, pazienza, benignità, bontà, fede, mitezza [e] autocontrollo”. Quindi perseveriamo, ma al tempo stesso portiamo questo bel frutto. Ecco, questa è una delle cose che rendono diversa l’organizzazione di Geova e il suo popolo dal resto del mondo. Non solo perseveriamo, ma mentre lo facciamo portiamo frutto. Questo è proprio uno dei motivi per cui siamo così orgogliosi dei nostri fratelli. Ci guardiamo attorno e vediamo fratelli e sorelle che stanno facendo esattamente questo. Siamo fieri di loro. Pensate ai nostri cari fratelli in Russia: vengono perseguitati per la loro fede e nonostante questo continuano a portare frutto. Vorrei farvi qualche esempio. Un fratello che chiameremo Ivan, al momento in cui ci ha scritto la sua storia aveva cambiato per cinque volte la cella in cui era rinchiuso nel centro di detenzione. Ivan nelle sue preghiere chiede sempre a Geova di aiutarlo a cogliere ogni opportunità di predicare. Quindi cosa fa? Coglie ogni opportunità che gli si presenta. Una volta, ad esempio, Ivan è stato mandato in un’area speciale del carcere in cui le condizioni erano tremende. Quella era la sezione in cui venivano rinchiusi i criminali più pericolosi. E lì Ivan è finito nella cella in cui c’era un uomo accusato di terrorismo. Cosa ha fatto Ivan? Ha iniziato subito a dare testimonianza. È venuto fuori che quest’uomo era molto interessato alla Bibbia, perciò ne hanno parlato spesso. Ora Ivan è stato trasferito in un’altra cella e anche lì continua a dare testimonianza. Ma prima di essere trasferito ha messo in contatto quell’uomo con alcuni fratelli e spera tanto che lui possa così continuare a comunicare con loro per lettera e a studiare la Bibbia. Una sorella che chiameremo Nadia aveva ricevuto la notizia che la sua condanna alla prigione sarebbe cambiata, sarebbe passata agli arresti domiciliari. Però lei non era felice come ci si potrebbe aspettare. Ma perché? Beh, perché lei sentiva di avere ancora molto da fare in prigione. Nell’arco dei sei mesi che aveva passato lì aveva condiviso la cella con altre donne. In tutto ha avuto 22 compagne di cella: aveva dato testimonianza a tutt’e 22 e aveva studiato la Bibbia con 5 di loro. Ecco perché Nadia non sentiva tutto questo bisogno di uscire di prigione. Quindi, cosa rende diversi i nostri Nadia e Ivan dai loro compagni di cella? Vivono tutti la stessa situazione in prigione. Però Nadia e Ivan perseverano portando frutto: danno testimonianza, compiono opere buone, sono gioiosi e manifestano i tanti aspetti del ‘frutto dello spirito di Dio’. Di certo è lo spirito di Geova che rende possibile tutto questo, che sostiene i fratelli in Russia. Invece a un altro fratello è successo questo. Mentre perquisivano la sua casa ha iniziato a sentirsi molto ansioso. Ha pregato subito Geova e gli ha chiesto: “Geova, fammi capire che cosa fare perché io proprio non lo so”. In quel momento in cucina c’era un agente che dirigeva la perquisizione che ha iniziato a guardare le calamite sul frigorifero e si è soffermato su una in particolare. Così, con fermezza, a voce alta, si è messo a leggere quello che c’era scritto: “Non essere ansioso, perché io sono il tuo Dio”. Il fratello capì immediatamente che quella era la risposta alla sua preghiera. Altri fratelli e sorelle invece devono affrontare contesti violenti e altre difficoltà, ma continuano comunque a portare frutto: ad esempio Yamilet, una sorella di 44 anni che vive in Venezuela. È madre di due figlie, una ha 17 anni, mentre l’altra 20. Il posto in cui vivono è diventato davvero molto pericoloso. Tutti quelli che possono andarsene lo fanno. E per Yamilet è davvero difficile avere un atteggiamento positivo. È preoccupata per la sua incolumità e quella delle sue figlie. Yamilet racconta di aver visto persone con un’arma puntata addosso sotto gli occhi dei propri bambini. Racconta di vere e proprie esecuzioni per la strada e di essersi trovata nel mezzo di una sparatoria mentre era nel ministero. Dice che è straziante sentire di notte le urla delle persone che supplicano disperate di non essere uccise. Alcune mattine, dopo notti spaventose come queste, si sente smarrita, così terrorizzata da non sopportare neanche l’idea di uscire di casa per andare a predicare. Ma cosa fa in quei momenti? Lei racconta: “Faccio un bel discorsetto a me stessa. Mi dico: ‘Yamilet, sei una pioniera regolare; devi andare là fuori a predicare la buona notizia’”. E poi dice che quando lo fa, si sente sempre molto rafforzata. Di recente ha visitato una donna che era veramente disperata per tutte le cose orribili che stavano succedendo. Yamilet dice che mentre le stava parlando del messaggio del Regno ha pensato: “Grazie Geova! Mi sentirei proprio come lei se non ti conoscessi”. Abner e Isamar sono una coppia giovane, sono sposati da poco e anche loro vengono dal Venezuela. Ma a causa della situazione del paese si sono trasferiti in Perù circa due anni fa. Oggi però la loro vita si è complicata molto a causa della pandemia di COVID-19 e di conseguenza del lockdown. E nonostante siano stati molto attenti e abbiano preso tutte le precauzioni, tutti e due si sono ammalati e sono risultati positivi al COVID-19. Loro raccontano di aver detto di essere positivi solo alle loro famiglie in Venezuela e a Geova in preghiera. Ma solo un’ora più tardi una sorella del posto ha bussato e ha lasciato una busta piena di cibo e un bigliettino incoraggiante alla porta. Nemmeno mezz’ora dopo, un’altra sorella ha lasciato un’altra busta della spesa e una piccola somma di denaro. Quando si sono un po’ ripresi, si sono accorti che qualcuno aveva rubato dei soldi dal loro conto corrente, soldi che avevano messo da parte per delle attività teocratiche. Ma dopo averne parlato con Geova, questa volta non lo hanno detto proprio a nessun altro. E quello stesso giorno una sorella gli ha fatto un piccolo regalo, la stessa cifra che avevano perso. Nonostante i tanti ostacoli che devono superare, continuano a mettere il Regno al primo posto, ad aiutare economicamente le loro famiglie in Venezuela, a servire come pionieri regolari. E collaborano con la filiale per la traduzione in lingua dei segni peruviana. Qual è il punto? Il punto è che i nostri fratelli e sorelle perseverano di fronte a situazioni anche molto complicate. Eppure c’è qualcosa di diverso in loro, c’è qualcosa di diverso in noi rispetto agli altri nel modo in cui affrontiamo le prove: noi perseveriamo portando frutto. Potremmo continuare tutto il giorno a raccontare le esperienze vissute dai fratelli in tutto il mondo, e sicuramente anche da voi in questa famiglia Betel, che dimostrano che quando noi perseveriamo portiamo frutto.     


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