Cinquestelle a pranzo con le lobby massoniche
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MAGNA MAGNA CON LA TRILATERAL! - LUIGI DI MAIO A PRANZO CON IL PRESIDENTE E IL SEGRETARIO DELL'ORGANIZZAZIONE (E MONTI) E I GRILLINI VANNO IN TILT: MA COME? NON ERA UNA LOGGIA DEDITA A SCHIACCIARE I CITTADINI E FAVORIRE I POTERI FORTI? - E FICO SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI di Roberto D'Agostino, 2 maggio 2016

Gioele Magaldi: "Casaleggio Sr. era un massone, così come Moavero e Tria" Redazione, 26 febbraio 2019
Luigi Di Maio, l’Ispi, la Trilateral e il boomerang del complottismo a 5 stelle
di Michele Arnese, 2 maggio 2016
Prima si sottolinea che il MoVimento 5 Stelle è troppo barricadero e poco istituzionale. Poi si stigmatizza chi nello stesso movimento lavora per una prospettiva di governo, dunque non più e non solo movimentista. C’è una certa schizofrenia in alcune reazioni di questi giorni che analizzano le ultime novità ai vertici del movimento fondato da Beppe Grillo.
La progressiva trasformazione dialogante e “moderata”, in vista di una prospettiva di governo e non solo di opposizione, come aveva sottolineato Formiche.net con candidati a sindaco come Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino, trova un esempio indicativo nella figura di Luigi Di Maio, il compassato e per nulla sgarrupato vicepresidente della Camera.
C’è chi ha sbuffato non poco, anche tra i Pentastellati, per i recenti incontri fra Di Maio e alcuni diplomatici per illustrare idee e programmi del MoVimento 5 Stelle. E c’è chi ha voluto ricamare su un incontro divulgato, con tanto di foto, tra i vertici dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) e Di Maio per discutere di politiche migratorie. È stata evocata addirittura la Trilateral per biasimare più o meno soavemente la decisione dell’esponente dei Cinque Stelle di partecipare a un incontro con uno dei più autorevoli think tank che figura nelle classifiche mondiali del ramo (l’Ispi nel rapporto 2015 redatto dall’Università di Pennsylvania ha guadagnato 42 posizioni attestandosi tra i migliori 100 al mondo).
La Trilateral è stata evocata soprattutto perché nella foto scattata all’Ispi Di Maio era a fianco di Carlo Secchi, che è tra l’altro presidente del ramo italiano della Trilateral Commission. Secchi non è un oscuro personaggio che lavora nell’ombra: è un noto economista, è stato tra l’altro rettore della Bocconi, espone da decenni idee e proposte su giornali e riviste, e trama tanto nell’ombra che è stato anche eletto parlamentare europeo nel gruppo del Ppe. E il direttore dell’Ispi, Paolo Magri, è pure segretario del gruppo italiano della Trilateral. “Per la riservatezza dei suoi incontri a porte chiuse e il peso dei partecipanti – che producono paper per dare idee ai decisori politici – la Trilateral è seconda nelle teorie dei complottisti soltanto al Club Bilderberg”, ha scritto il vicedirettore del Fatto Quotidiano, Stefano Feltri.
Non è finita. I mugugni su Di Maio sono calati nelle ultime ore anche per la decisione del vicepresidente della Camera di nominare un suo responsabile per i rapporti istituzionali: Vincenzo Spadafora, ex Garante per l’infanzia con un passato nella segreteria dei Verdi e poi capo della segreteria dell’ex ministro ai Beni Culturali, Francesco Rutelli.
Gli sbuffi per la nomina sono giunti anche da alcuni professionisti del lobbismo, delle relazioni istituzionali e della comunicazione. Eppure proprio i lobbisti dovrebbero essere i primi a essere soddisfatti, visto che possono avere un interlocutore ufficiale per intrattenere rapporti istituzionali con un vicepresidente della Camera che, di riffa o di raffa, è considerato un potenziale candidato premier dei grillini.
Il resto è mero complottismo dietrologico. Come quello dispensato sovente dal MoVimento 5 stelle.
(Fonte: http://formiche.net/2016/05/luigi-di-maio-lispi-la-trilateral-e-il-complottismo-5-stelle/)

Di Maio studia da premier e si prepara con Varoufakis… e Monti!
di Marco Gaiazzi, 25 giugno 2016
Che a inizio primavera il direttorio del 5 Stelle abbia incontrato Varoufakis è cosa nota. Altrettanto noto che a maggio Di Maio abbia partecipato ad una riunione a metà strada tra l’Ispi e la Trilateral. È arrivato il tempo di raccontare alcuni retroscena inediti che sono di sicuro interesse.
Parlando con fonti interne molto vicine ai vertici del MoVimento sono venuto a conoscenza dei contenuti dell’incontro con l’ex ministro greco Varoufakis. Pare, anche se il condizionale è in questo caso solo una premura stilistica, che i 5 Stelle volessero avere un confronto aperto sui temi euro ed Europa parlando con uno che intorno a quel tavolo con Juncker, Merkel e company ci è stato per davvero.
A quanto risulta, al netto delle critiche e delle perplessità che l’ex ministro ha ribadito al direttorio 5 stelle sull’Europa e su come è stata costruita, l’economista greco ha letteralmente lasciato a bocca aperta i suoi interlocutori.
Quando è stato il momento di parlare di Italia e di referendum sulla permanenza in Europa, di cui il movimento aveva iniziato a gettare le basi, Varoufakis ha gelato i suoi interlocutori. L’Ex Ministro alle Finanze avrebbe infatti escluso categoricamente l’ipotesi di una uscita dall’euro dell’Italia. E lo avrebbe fatto non su impressioni o chiacchiere da bar ma sulla base di attente e posate riflessioni micro e macro economiche. In sostanza Varoufakis avrebbe detto a Di Maio di scordarsi di uscire dalla moneta unica, opzione folle e autolesionista per l’economia italiana. Lo avrebbe insomma sconsigliato dal procedere con un referendum che porterebbe l’Italia all’autodistruzione.
Non c’è dubbio che sentir dire questo da un uomo che ha vissuto da protagonista uno dei momenti più difficili della storia sia greca che europea, proprio da chi per mesi è stato visto come un paladino della democrazia dei popoli contro la tecnocrazia europea ha lasciato sconcertati i suoi interlocutori. Sconcertati sicuramente ma pare ne siano usciti convinti. È un fatto incontestabile che il MoVimento ha cambiato idea in modo repentino ingranando la retromarcia sull’uscita dall’euro. E sembrerebbe la prova provata della ricostruzione che mi è stata raccontata. Ma non è finita.
Ascoltato il pensiero dell’ex Ministro sulle cose da fare per cambiare l’Europa (Varoufakis non è mai stato favorevole alla Grexit benché su questo sia stata fatta, artatamente, una grande confusione), i vertici pentastellati avrebbero compreso, ben consigliati, l’importanza di iniziare a tessere dei rapporti solidi con le più alte sfere dell’establishment europeo, in modo da iniziare ad accreditarsi come interlocutore rispettato e rispettabile in vista di future trattative.
Sempre a quanto risulta dalle mie fonti, Di Maio avrebbe chiamato nientepopodimenoche… l’ex Presidente del Consiglio Mario Monti, che può vantare ottimi rapporti con i cosiddetti poteri forti europei. Di Maio, confidando sulla spiccata anti-renzianitá di Monti (ricordiamo quando Renzi disse che il Professore di Varese farebbe fatica a prendere voti anche in una assemblea di condominio), ma soprattutto forte della convinzione di essere in pole position per succedere all’ex Sindaco di Firenze come Presidente del Consiglio alle prossime elezioni, avrebbe chiesto a Monti di intercedere per un incontro coi rappresentanti italiani della Trilateral Commission.
Per dare meno nell’occhio Monti avrebbe coinvolto il più rasserenante ISPI (rispettato think tank italiano) al fine di far incontrare Di Maio con la Trilateral in un contesto meno chiacchierato, che non ha comunque mancato di sollevare polemiche interne al movimento.
E pare che l’ex rettore della Bocconi, pur di fare le scarpe a Renzi, sarebbe disposto, come già starebbe facendo, ad aiutare il MoVimento di Grillo, con buona pace del “rigor Montis” con cui il comico appellava l’allora premier.
Se così fosse saremmo di fronte a una rinnovata battaglia tra guelfi e ghibellini, con le potentissime lobby che sostengono il Leopoldo minacciate dagli altrettanto forti poteri di cui il Bocconiano è ancora un significativo terminale.

La Trilateral al convegno di Casaleggio. Ma per i grillini non erano "massoni"?
Al primo convegno dell'associazione politica di Casaleggio jr parteciperà anche Paolo Magri, segretario del Gruppo italiano della Commissione Trilaterale
di Francesco Curridori, 30 marzo 2017
Ora i Cinquestelle 'abbracciano' la Trilateral. Dopo aver detto peste e corna sul think tank fondato dal banchiere David Rockefeller, ora si scopre che Davide Casaleggio ospiterà un suo membro al primo evento della neonata associazione politica intitolata al padre, Gianroberto.
Già lo scorso aprile, ricorda l'Huffington Post che riporta la notizia il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, ebbe un pranzo di lavoro con Carlo Secchi, vicepresidente dell'Istituto per gli studi di politica internazionale e presidente del ramo italiano della Trilateral Commission. Ora, invece, tra gli invitati del convegno "Capire il futuro" c'è anche Paolo Magri, direttore dell'Ispi e, in particolare, segretario del Gruppo italiano della Commissione Trilaterale.
Una commissione definita come un "sodalizio paramassonico" composto "da personaggi con ruoli chiave si riuniscono per discutere e analizzare argomenti che dovrebbero essere piuttosto materia di dibattito parlamentare", dai parlamentari pentastellati Carlo Sibilia e Laura Castelli in un'interrogazione al ministero dell'Economia. Sibilia, commentando la partecipazione degli allora ministri Boschi e Gentiloni alla plenaria mondiale della Commissione tenutasi a Roma l'aprile dell'anno scorso, scriveva che la "Trilateral è una delle lobby di banchieri e petrolieri tra le più influenti del mondo con l'obiettivo di influire sulle scelte dei vari governi nazionali".

Quei legami tra la Casaleggio e Soros che i grillini bollano come fake news
Spunta un documento nel quale appare che la società ricevette dal 2017 248mila dollari per controllare militanti e candidati
di Fabrizio Boschi, 6 marzo 2018
Hai voglia a prendere il 33%. Del peccato originale non ci si libera mai. E non stiamo parlando di uno come Rocco Casalino a capo della comunicazione o dei soldi in nero pagati al milionario Grillo.
Ma della vera anima nera dei 5 Stelle: la Casaleggio Associati Srl.
Adesso spunta qualcosa di grosso che rende bene l'idea delle astuzie della Casaleggio Associati, ben avvezza a certi stratagemmi. Un documento della discussa Open Society Foundations (una delle più grandi fondazioni private al mondo che supportano gruppi per i diritti umani, con un budget annuale di oltre 900 milioni di dollari), la società che fa capo all'87 enne miliardario americano George Soros (nato a Budapest in una famiglia ebraica, ha un patrimonio di 25,2 miliardi di dollari, una delle trenta persone più ricche del mondo), molto chiacchierato per le sue attività speculative (condannato per insider trading) e di una filantropia sospetta (ha spostato 18 miliardi di dollari alla Open Society Foundations per pagare meno tasse in quanto le donazioni sfuggono alle imposte), dimostra che la Casaleggio Associati ha incassato dalla Open Society Foundations di Soros, 248 mila dollari dall'agosto 2017 al marzo 2018 per un progetto volto «a cambiare, a spingere gli elettori e i candidati alle elezioni politiche del 2018 a cambiare strategia su migrazioni ed euroscetticismo». E viene indicato pure un referente, Luca Elauteri, socio fondatore e amministratore dal 2004 della Casaleggio Associati con tanto di e-mail (info@casaleggio.it). Elauteri si occupa di Content e Social Media Strategy nell'ambito di editoria digitale e dei new media. Questo documento è stato scoperto da Alessandro Cerboni, bioingegnere di Arezzo, vice presidente di Assocompliance, per anni vicino al M5s che conosce tutti gli scheletri negli armadi della Casaleggio, una persona troppo intelligente e qualificata per restare con la banda Di Maio (infatti lo segarono alle «parlamentarie»).
La Open Society Foundations ha iniziato a lavorare in Italia nel 2008, proprio un anno prima della fondazione del M5s. Ovviamente la Casaleggio Associati bolla la notizia come una fake news, ma il dubbio resta. Sarà per questo che per tutta la campagna elettorale il M5s non è stato più antieuro come lo era invece agli inizi e non si è più scagliato contro gli immigrati? Chi c'è al servizio delle lobby estere o viene influenzato dalle stesse? Ad avvalorare questo documento, la notizia che gli «uomini di Soros» avrebbero contribuito a scrivere il programma di governo del Movimento 5 stelle sui migranti: la denuncia, pubblicata a gennaio, fu fatta da Francesca Totolo che, su Il Primato Nazionale, scrisse un articolo dove dimostrava i legami tra la Open Society Foundations e il M5s. «Il ricollocamento dei richiedenti asilo» è stato redatto da Maurizio Veglio, noto avvocato tra i membri di Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), associazione fondata e finanziata dalla Open Society Foundations. L'Asgi ha aderito a numerose campagne pro-immigrazione volte a favorire l'accoglienza dei migranti e pro-ius soli e c'è un collegamento diretto tra alcune parti del programma sui migranti del M5s e l'Asgi, associazione che spesso fa causa ai sindaci di centrodestra.
Del resto i legami tra i grillini e Soros esistono da sempre. Lorenzo Fioramonti, ministro ombra dello Sviluppo Economico per il cinquestelle, ha lavorato per la Fondazione Rockfeller e scrive su Open Democracy, sito legato alla Open Society Foundations.
E due anni fa Di Maio pranzò coi vertici della Commissione Trilaterale, la somma dei poteri forti dell'Occidente fondata dal banchiere David Rockefeller, che insieme a Soros era considerato uno dei due burattinai del mondo. Onestà.