C’E’ DA STARE ALLEGRI
Riferito alle difficoltà che qui a Mosca stiamo riscontrando in materia di comunicazioni e canali social, un'amica mi chiede "ma il problema è la guerra?"
Certamente, in maniera diretta o indiretta è tutto collegato.
Mano mano che si alza la tensione aumentano anche i rischi legati alle tecnologie con le quali si può comunicare ma contestualmente essere spiati, individuati, tracciati.
La padronanza di queste tecnologie è principalmente nelle mani degli stessi che tengono le redini dell'economia mondiale: noi in occidente non ci rendiamo conto cosa significhi e comporti il distacco dai circuiti internazionali di pagamento e quanto sia complesso mettere in piedi e mantenere un sistema alternativo.
Da qui si capisce benissimo.
Con la rete internet la questione è ancora più delicata: prova ad immaginare cosa accadrebbe intorno a te se all'improvviso non ci fosse più internet.
Aziende, scuole, amministrazioni pubbliche, ospedali, treni, aerei, semafori, banche, assicurazioni e via di questo passo.
Io non sono in grado di dire se questa problematica nasca all'interno della Russia o all'esterno, so però che tutte queste realtà di cui sopra funzionano e questa è la palese dimostrazione che internet c’è e funziona, al contrario di quanto sostenga qualcuno.
Della questione se ne parla da tempo; io registro quel che succede.
Israele con le minacce fatte qualche giorno fa ha di fatto portato alla luce quanto già si sapeva e chi non le tiene in debita considerazione è un incosciente.
In Italia non abbiamo solo basi americane e nato, abbiamo anche tutto il sistema informatico e di sicurezza in mani altrui.
Quindi non c'è nulla di cui rallegrarsi o preoccuparsi per quanto sta succedendo in Russia, al contrario dovrebbe suonare un campanello di allarme forte per quello che succede (o non succede) in Italia e che, come sempre, viene ignorato, vuoi per ignoranza o per malafede.
Nei mezzi d’informazione occidentali è in atto una campagna che tende a spaventare gli operatori economici ed i turisti.
Per i primi credo che per fare affari in giro per il mondo debbano essere in grado di capire la realtà: se non lo sono, meglio che stiano a casa.
Per quanto riguarda il turismo, oggi la Russia resta uno dei paesi più sicuri proprio perché non viene sottovalutato nulla ed una volta in più sostengo che questo sia il momento migliore per visitarla, per capire come si viva davvero, conoscere le sue genti e quanto falsi e corrotti siano i mezzi d’informazione occidentali.
Per essere onesti, i rallentamenti o la sospensione di determinati social creano disagi in Russia a chi come noi è abituato a gestire i rapporti con il proprio paese e cercare informazioni al di fuori dei canali ufficiali, ma alla fine una soluzione la si trova.
Mentre di fatto, questa continua campagna denigratoria e censorea nei confronti della Russia crea una frattura tra i nostri due mondi con possibili conseguenze anche sugli aspetti economici.
Come verranno risolti?
Com'è accaduto finora con il rafforzamento della produzione interna a scapito delle importazioni dall’occidente.
Già oggi, nel nostro settore dell'arredo molti prodotti non ha più senso importarli dall'Italia e non mi riferisco solo al fattore economico.
Idem dell'agroalimentare, nell'abbigliamento, nel calzaturiero, tutti settori dove il marchio Made in Italy è trainante.
Quello che sta tenendo in piedi l'esportazione italiana è la richiesta della clientela, russa in questo caso, ma è una richiesta che sta calando per diversi fattori.
Alla fine, come con le sanzioni, il prezzo più caro lo pagheranno gli abitanti del “borelliano giardino fiorito”.
Le ricadute sulle bollette e sui prezzi dei carburanti già si vedono ma non saranno le più dannose.
Quelle sull'economia delle aziende saranno più pesanti con ricadute dirette sulle famiglie.
Per fare un esempio, un lampadario di manifattura italiana che prima delle sanzioni costava tot, un mese fa costava il doppio, come tutte le produzioni energivore. E domani, quanto dovrà aumentare a causa degli ennesimi aumenti dei prodotti petroliferi?
A queste condizioni la fetta di clientela si assottiglia sempre più e pure i mercati si stanno riducendo.
Pensiamo all'Iran e alla penisola arabica: fra un po' anche il mercato statunitense avrà seri problemi ad assorbire le nostre produzioni.
Di quello europeo non ne parliamo.
I subfornitori italiani delle aziende tedesche stanno subendo il tracollo dell'industria tedesca e pure il consumatore tedesco non ha più prospettive e disponibilità economica del passato, per cui compra meno.
In tutto questo idilliaco panorama non viene tenuta in considerazione la crescita e la concorrenza della Cina e del sud-est asiatico.
Comunque, nessuna preoccupazione.
In mezzo a questo bailamme le cose importanti sono votare si o no, fornire armi e soldi all'Ucraina, a Sion, all'economia Statunitense e foraggiare il buco nero a Bruxelles.
Tutte cose che stiamo facendo alla grande.
All’orizzonte si sta materializzando un’enorme ondata di materia organica di cui nessuno conosce l’entità e lo sviluppo.
Sapete qual è il paradosso?
Che non la si può nemmeno utilizzare al posto dei fertilizzanti che non saranno prodotti per la carenza o il costo stratosferico del gnl.
C’è da stare allegri, cum el villan…
Sa l'ha vist cus'e'?
Un contadino!
Ah beh, sì beh
Ah beh, sì be
Da Mosca è tutto… per ora.
Enio Bettiol.