Botros 25 - Le dipendenze sociali 

Botros 25 - Le dipendenze sociali 

Francesco Caliò (https://t.me/BotrosGiornale) [Art. 5 Giugno 2024]

Le dipendenze sociali tra consumo e relazioni umane

Negli ultimi anni si stanno sviluppando nuove forme di dipendenze oltre a quelle cd chimiche o da sostanze. Ed invero, se si sposta l’attenzione sulla componente sociale si può facilmente rintracciare una casistica piuttosto ampia di nuove forme di dipendenze[1].

Dallo sport, al lavoro, dai legami sentimentali al gioco, dal cibo o se vogliamo dall’alimentazione ossessiva e persino dipendenze legate all’assunzione di prodotti soltanto pro-mercato e apparentemente salutisti.

Si parla infatti di società “ego-distonica per identificare un stato di insoddisfazione diffuso e massivo, con individui sempre alla ricerca di nuovi bisogni da soddisfare.


Questa tendenza genera a sua volta un ulteriore effetto collaterale, quello di una difficoltà oggettiva ad identificare ciò che è sano rispetto a ciò che è malato[2]. E’ se è la stessa società ad essere configurata e plasmata in questa direzione si può facilmente comprendere del perché ognuno di noi vorrebbe essere migliore o diverso in tutto o in una singola parte.

Tante è vero che pur quando si raggiunge una fantomatica posizione di soddisfazione, immediatamente siamo alla ricerca di altro. Per citare “Antonio Cerasa”,

sempre più perfetti, più potenti, più allenati, più in forma, da una parte; ma sempre più scontenti, delusi, amareggiati angosciati, dall’altra”. 

Si è arrivati persino alla dipendenza dei social media, tant’è che si stima che nel mondo circa 3,8 miliardi di persone utilizzano i social e trascorrono in media 142 minuti al giorno su di essi[3], per non citare il fenomeno dell’Ikikomori (letteralmente starsene isolati) con una dipendenza a vivere di fatto solo di vita virtuale. Insomma si è sempre dipendenti da un qualcosa, con il paradosso di perdere l’autonomia e il controllo individuale su questi strumenti/oggetti o modi di essere, i social in un certo senso si sostituiscono ai legami sociali umani spostando le relazioni su un terreno comodamente plastico e irreale.



Cercheremo di costruire un percorso che afferisce al fenomeno dipendenze non come singole patologie o caratteristiche devianti, bensì attribuendo a questi fenomeni una valenza sociale che vedremo, scaturisce proprio dalla caratteristica sociale dell’essere umano.

Le dipendenze sono quindi fenomeni umani ad origine sociale. La prospettiva è quindi quella di considerare le devianze nella loro generalità (droghe, alcol, fumo, ludopatie, pornografia, alimentazione, etc…) come un qualcosa che almeno in parte e per alcuni aspetti rientra nella “normalità”, esattamente come qualsiasi altro fenomeno umano. Ciò non significa che è “normale” avere una dipendenza, ma che è naturale che in una società complessa esistano queste tipologie di fenomeni.

Non si tratta quindi di identificare deviazioni da norme giuridiche in senso stretto (che in alcuni casi si possono comunque configurare), ma del fatto che l’uomo stesso può essere coinvolto in processi endogeni ad esso, e pur tuttavia intimamente collegati come espressione di una naturale conseguenza del vivere connesso.


Se ci pensiamo bene, una dipendenza (esempio il cibo) denota delle caratteristiche oltre che oggettive anche di tipo strutturale, nel senso che essa risulta indotta dal sistema. Il rimando alle teorie struttural-funzionaliste (Parsons)[4] risulta evidente, ponendo l’attenzione sulle strutture generali della società piuttosto che sulle azioni individuali del singoli soggetti.

Ovviamente, appare indubbia, la costruzione teorica della società intesa come un organismo vivente; riprendendo alcune idee di autori classici come Durkheim e Comte. Questo vuol dire che un fatto sociale (in questa caso una dipendenza) è sempre generato da un altro fatto sociale (l’indicazione il “fumo nuoce alla salute” sulle confezioni delle sigarette, non è stata prodotta dalla scelta di un singolo individuo, ma da una differente visione sociale delle alterazioni patologiche (tumori) causate dal fumo stesso, e che a sua volta determina il problema sociale derivante dall’uso del tabacco stesso).

Emerge quindi anche una criticità di costi sociali legati alle dipendenze, definite “dimenticate”, in Italia questi costi ammontano a circa 8,3 miliardi euro, e con incremento di accessi ai pronto soccorso del 31% nel 2023 rispetto a quelli registrati nel 2022, ingressi legati a problemi come dipendenze da droghe e alcol[5]. 

In sostanza, la “normalità” di un fenomeno sociale può essere individuata dalla sua reperibilità o rintracciabilità ripetuta nella maggior parte delle società (pur se con varie configurazioni e imposta ovviamente dai tessuti culturali del posto), è in un certo qual modo il paradigma del metodo scientifico. Pensiamo a cosa accade quando viene proposta sui canali “web-televisivi-cartacei”, una campagna pubblicitaria avente ad esempio ad oggetto un integratore o un’acqua minerale, un prodotto cosmetico, banalmente anche uno yogurt, tutti prodotti che sembrano regalare un fisico scolpito, sano, equilibrato, bello, senza rughe o acciacchi e trasferendo l’immagine surreale di una bellezza fisica perenne.



Il nostro corpo è a questo punto pronto per essere palesato all’altro, al contesto sociale, alla società del consumo. Questo vuol dire che si è dipendenti da qualcuno o da qualcosa non soltanto perché è il singolo individuo che in via esclusiva orienta il suo comportamento verso le dipendenze (visione soggettiva dell’agire e quindi attribuzione della colpa esclusivamente all’individuo) ma anche perché le variabili sociali scaturenti da una visione capitalistica e del profitto ad ogni costo, indirizza i soggetti (ormai ridotti a meri consumatori) fortemente plasmati dal mercato, che, altro non sono che contenitori ad uso e consumo delle multinazionali.

Quindi in quest’ottica il vero motore della dipendenza è il “consumo”[6]. Il mercato, di fatto ha sostituito le strutture sociali tradizionali (scuola, famiglie, associazioni di volontariato, gruppi sociali, etc), interessandosi del soddisfacimento di bisogni fluidi di una larga fetta della generazione attuale, e ad essere consumati non sono tanto e soltanto gli oggetti in quanto tali, ma la loro vita o il loro ciclo esistenziale.

Sui cibi invero è letteralmente esplosa una fenomenologia particolarissima che oltre ad essere sociale è purtroppo patologica, pensiamo agliortoressici, ovvero coloro che vivono l’ossessione dei cibi sani. L’impatto sociale è effettivamente enorme, e non è un caso che anche il fatturato che muove questo modo di essere è tutt’altro che irrisorio. In realtà quest’impostazione potrebbe essere riproposta su tutte le tipologie di dipendenze, non si può infatti pensare di rompere il collante che lega l’individuo nelle sue scelte dall’individuo indotto a tali scelte.

Si è in un certo senso veicolati consapevolmente o inconsapevolmente in una determinata direzione. In un certo senso le dipendenze sono determinate oltre che da fattori culturali e da fattori psicologici[7], anche da fattori macro-economici. Solo agendo sulla cultura collettiva si può pensare di arginare quest’implosione, avendo chiaro che nelle fasce di età giovanili (15-30) vi è la massima capacità di produrre creatività e innovazione sociale e culturale.



Ma se lasciamo che i ragazzi anneghino nelle paludi della precarietà lavorativa/culturale, proprio quando la loro massima capacità biologica consentirebbe loro di esplodere in una prospettiva di vita, in una progettualità, avremo soltanto determinato il fallimento della cultura stessa ovvero della società in divenire.

Esiste anche una dipendenza dal “potere”, che arriva a configurare per chi rientra in questa casistica una vera è propria necessità, sia individuale (quasi a voler costruire uno status sociale) soggettiva e di autocelebrazione che di affermazione della propria posizione nella struttura sociale mediante l’esercizio del potere stesso, con la gestione del consenso in modalità non sempre nei confini costituzionali (si pensi ai tantissimi casi di politici corrotti oggetto di inchieste da parte della magistratura e che purtuttavia, nella consapevolezza degli illeciti, persistono ugualmente a mantenere una posizione di potere notevole pur avendo rotto il patto sociale ai danni dei cittadini).

La terza via del fenomeno delle dipendenze, si indirizza verso una collocazione strutturale. Una sorte di via di fuga, sia dalla collocazione nel consumo che da quella patologica individuale.

E’ forse quella che vede le dipendenze come un fatto umano, normale e insito nelle società complesse, in poche battute, non patologico. Non è una condizione di anomalia della società ma in un certo senso ne rappresenta forse la norma, e pensare semplicemente di poter d’incanto annullarne la presenza per il solo motivo che siano considerate delle anomalie sociali è fuorviante.


Esse sono delle consuetudini, associate e spinte da fattori sia esogeni che endogeni, delle abitudini estreme, verso le quali non basta semplicemente pensarle come patologiche, esse fanno parte del tessuto sociale, che, storicamente crea valori di riferimento. Ciò che è una dipendenza in un certo periodo storico o cultura potrebbe non esserlo in un altro. In sostanza, si tratta di abitudini o modelli di comportamento spinti all’eccesso e all’estremo, che spesso sono favoriti da povertà e sfruttamento.

Anche in questo caso è innegabile che ci sia una stratificazione sociale che fa da struttura, da fondamenta alle dipendenze. E’ chiaro che vi è un legame, una relazione tra dipendenze e associazioni criminali per esempio, le seconde favoriscono le prime, poiché ne rappresentano la base di un potenziale mercato, più dipendenze ci sono, maggiori sono gli spazi di movimento per la criminalità.

Laddove la povertà dilaga e le condizioni socio-economiche sono caratterizzate da indicatori pessimi si produce una dilatazione delle dipendenze e anche una certa mescolanza delle stesse a carico dei soggetti che diventano pluri-dipendenti[8]. Le dipendenze nella società, risentono quindi di una contestualizzazione. Gli aggregati sociali che gli essere umani realizzano infatti non sono fissi, ma mutevoli sia sotto il profilo spaziale che temporale[9].

E’ forse quella caratteristica di ogni società umana, perennemente intrecciata tra due poli, con spinte contrapposte tra cooperazione e conflitto, e che Hegel in fondo descrisse nella sua triade; tesi, antitesi e sintesi.



[1] Bernardo Cattanirussi, Non posso farne a meno, Franco Angeli, 2013.

[2] Antonio Cerasa, Diversamente sano: liberi di essere “folli”, Hoepli, 2018.

[3] https://www.istitutobeck.com/psicoterapia-disturbi-psicologici-terapie/le-nuove-dipendenze/dipendenza-da-social-media -  “Dipendenza da social media”

[4] Talcott Parsons, La struttura dell’azione sociale, Meltemi editore, 2021.

[5] https://www.infodata.ilsole24ore.com/2021/09/10/adolescenti-alcol-droghe-dipendenze-cosa-dicono-dati/

[6] Z. Bauman, Consumo, dunque sono, Laterza, 2013.

[7] Umberto Galimberti, Disagiotopia / il disagio dei giovani nell’età del nichilismo, https://www.doppiozero.com/il-disagio-dei-giovani-nelleta-del-nichilismo

[8] Renato Treves, Sociologia del diritto. Origini, problemi e ricerche, Einaudi, 2002.

[9] Vincenzo Ferrari, Prima lezione di sociologia del diritto, Laterza, 2010.



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