Botros 25 - Le dipendenze - un quadro generale

Botros 25 - Le dipendenze - un quadro generale

Caterina Scavo (https://t.me/CaterinaScavo) [Art. 5 Giugno 2024]

Il tema delle “dipendenze” è sicuramente un tema ampio, che necessita di un’argomentazione complessa, specialmente al giorno d’oggi. Spesso pecchiamo di saccenza, pensiamo di sapere i rischi relativi ad un comportamento di abuso ma non è così.

COSA SIGNIFICA “DIPENDENZA”?

«La dipendenza è uno stato psichico e talora fisico, che deriva dall’interazione con una sostanza responsabile di modifiche del comportamento e la necessità di assumerla nuovamente per ottenere gli stessi effetti psichici e per evitare la sindrome da astinenza»

Il concetto di “dipendenza” può assumere valenze diverse, a seconda che questa sia fisica o psicologica ma, in entrambi i casi, il nucleo della dipendenza sta nella “necessità” di assumere la sostanza di abuso e, spesso, queste due sfaccettature sono difficili da distinguere.

La dipendenza fisica viene indotta da alcune, ma non tutte, le sostanze di abuso, e si manifesta quando l’utilizzo ripetuto di una droga cambia il modo in cui il nostro cervello distingue le sensazioni piacevoli e spiacevoli.

I sintomi di astinenza sono la conseguenza di questo cambiamento, nel momento in cui il cervello ne avverte la mancanza. I sintomi dell’astinenza come tremori, nausea e dolori, quindi, confermano la presenza di una dipendenza fisica.

La dipendenza psicologica, invece, viene definita come il bisogno incontrollabile di utilizzare la sostanza: quando quest’ultima viene usata per modificare il proprio umore e creare sentimenti di gioia o aumentare la propria autostima, la persona dipendente ha bisogno di continuare a usare la sostanza che le procura le suddette sensazioni.

L’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM – 5), ha aggiornato i criteri per diagnosticare un disturbo da abuso di sostanze. Secondo il DSM 5, rappresenta “un pattern problematico di uso della sostanza che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi”.

Per poter formulare una diagnosi di un disturbo dovuto all’abuso di una sostanza, devono essere presenti almeno 2 dei seguenti sintomi, in un arco temporale di 12 mesi:

-      Tolleranza, ovvero la necessità di quantità sempre maggiori della sostanza per ottenere l’effetto desiderato.

-      Astinenza, ovvero la presenza di sintomi fisici ed emotivi che compaiono quando la persona non usa la sostanza.

-      Importanti attività sociali, lavorative o ricreative vengono abbandonate o ridotte a causa dell’uso della sostanza.

-      Dispendio di tempo per le attività necessarie per ottenere la sostanza, utilizzare la sostanza o riprendersi dai suoi effetti.

-      Perdita di controllo sull’uso, l’uso della sostanza tende a verificarsi nonostante le conseguenze negative che ha apportato sulla persona e sulla conduzione della sua vita.

-      Uso continuativo nonostante la consapevolezza che la droga rappresenti un problema. Nonostante molti pazienti siano consapevoli dei rischi sulla loro salute fisica, psicologica, sulle relazioni familiari e sociali, non riescono a smettere

-      Uso continuativo con incapacità a svolgere le proprie attività. A causa dell’assunzione di droga, molti pazienti, in base alla fascia d’età, interrompono gli studi, perdono il lavoro, oppure divengono incapaci ad assolvere i loro compiti familiari o genitoriali.

-      Uso continuativo della sostanza anche in situazioni rischio. Spesso, le persone che fanno uso di sostanze arrivano a utilizzarle anche in situazioni rischiose, come mettersi alla guida o quando devono svolgere compiti di precisione.

-      Uso ricorrente nonostante ciò determini problemi sociali o interpersonali. L’uso della sostanza diventa prevalente su qualsiasi altra attività.

-      “Craving”: desiderio improrogabile della sostanza.

Questi sintomi generano e tengono attivo un circolo vizioso in cui pensieri e comportamenti verso la dipendenza provocano tensione, ansia, rabbia, stress, colpa, le quali a loro volta innescano ulteriori impulsi ed atteggiamenti di dipendenza... tra cui:

-      Dipendenza da Sostanze (alcool, droghe);

-      Dipendenza dai Social Network;

-      Teledipendenza;

-      Pornodipendenza;

-      Dipendenza dal gioco d’azzardo (ludopatia);

-      Dipendenza dai videogiochi;

-      Dipendenza dagli acquisti;

-      Dipendenza dal mangiar sano (Ortoressia);

-      Fitness-dipendenza (Vigoressia);

-      Dipendenza Affettiva;

-      Lavoro-dipendenza (Sindrome di Stakanov)

 

PERCHÉ SI DIVENTA «DIPENDENTI»?

L’autore dell’articolo vorrebbe iniziare questo paragrafo con una precisazione: potenzialmente, nell’arco della nostra vita, TUTTI potremmo diventare «dipendenti». Sviluppare una dipendenza non è una vergogna e non è una colpa. Avere una dipendenza non definisce la “persona”, ma risulta solo indicativo di dove si è in quel preciso momento della vita. Le dipendenze non fanno distinzioni di classe sociale, fasce d’età o sesso. Possono colpire come un fulmine a cielo sereno OGNI INDIVIDUO.

Ciò nonostante, questa probabilità diventa più elevata in persone:

-      affette da disturbi mentali come depressione e disturbo da stress post-traumatico, dove la sostanza viene utilizzata come modalità per gestire le emozioni dolorose come paura, vergogna, senso di colpa o disgusto.

-      in persone con una storia familiare di “dipendenze”, a causa di una probabile predisposizione genetica e, allo stesso tempo, di un’influenza ambientale (ndr. Non fumate in presenza dei vostri figli!)

-      in persone che iniziano ad abusare della sostanza in giovane età, in particolare, l’influenza del gruppo dei pari può esercitare un forte influsso nell’utilizzo e nell’abuso di droghe.

-       in persone che assumono determinati tipi di farmaci contro il dolore (ad esempio, i pazienti oncologici)

LE SOSTANZE DI ABUSO sono numerosissime e molto diverse tra loro per effetto. Tra quelle più comunemente utilizzate in Italia troviamo:

-      COCAINA: Gli effetti sul sistema nervoso centrale possono riassumersi in accresciuta performance cognitiva e motoria, tristezza, malinconia, difficoltà di attenzione e concentrazione, allucinazioni e insonnia, perdita di autocontrollo, disorientamento.

-      ALCOOL: La dipendenza alcolica è uno dei principali problemi di salute a livello globale. A livello fisico, viene colpito il fegato (cirrosi), il pancreas, insorgono disturbi digestivi, si riscontra un rimpicciolimento del cervello e una carenza di fibre (nella materia bianca).

L’abuso di alcool fa male anche al sistema cardiovascolare. Tra i suoi effetti, infatti, ricordiamo gli ictus, gli infarti, le aritmie e altri disturbi al cuore e alla circolazione del sangue.

Le bevande alcoliche sono nemiche, naturalmente, del sistema nervoso. Coloro che sono intossicati dall’alcool non sono in grado di svolgere azioni come guidare in sicurezza: numerosi incidenti stradali sono determinati proprio da questo. Nel complesso, l’alcool altera il comportamento, rende nervosi e talvolta violenti. Coloro che ne sono dipendenti perdono i freni inibitori e (in contesti particolari) potrebbero commettere azioni come le aggressioni e gli omicidi. È impedito il normale sviluppo del cervello, Si riduce la capacità di imparare

Non tralasciamo un altro grave problema connesso all’alcolismo: i suicidi. Questa patologia può provocare o accentuare gli stati depressivi, i pensieri negativi, la distimia. Capita che un alcolista tenti il suicidio, e che riesca nel proprio proposito.

Tutto questo dimostra quanto la dipendenza da alcol sia pericolosa e potenzialmente mortale

 

--- ALCOOL: IL BINGE DRINKING ---

Il binge drinking è una forma di consumo di alcol tipica soprattutto dei ragazzi di giovane età, che ricercano divertimento ed euforia nel fine settimana. Un comportamento messo in atto spesso in maniera inconsapevole, sottovalutando i rischi a cui si va incontro. Il binge drinking è la cosiddetta abbuffata alcolica ovvero l'introduzione di una grande quantità di alcol (5 o più bevande alcoliche) in un lasso di tempo di un paio d’ore, al fine di provocarsi uno stato di ebbrezza incontrollata. L'Istituto Superiore della Sanità ha dichiarato che il 18,4% dei giovani tra i 18 e i 34 anni attua questo comportamento, e tra questi, il 42% beve alcolici fuori pasto. A livello fisico, le conseguenze del binge drinking sono molteplici e pericolosissime: in prima istanza, quando si è ancora in uno stato di ebrezza, si possono sperimentare nausea, vomito, mancanza di equilibrio e di coordinazione, ma gli effetti più pericolosi subentrano dopo, con disidratazione, sonnolenza e sudorazione incontrollata.

Se l'abitudine al binge drinking diventa cronica, si riscontrano conseguenze negative a livello neurologico, cardiaco, gastrointestinale e danni anche il sistema ematico, endocrino e muscoloscheletrico. Con il tempo ciò stimola la possibilità che si sviluppino malattie come il diabete, l’ipertensione o disturbi cardiovascolari, non considerando che il rischio di morte per incidente d’auto è 17 volte più elevato nei giovani tra i 18 e i 25 anni che abusano di alcolici.

-      Allucinogeni Classici (LSD, peyote, psilocibina)

-      Droghe dissociative (Ketamina, MDMA)

-      Oppiacei (Morfina, Codeina, Eroina)

-      Anfetamine e Metanfetamine

-      TABACCO: La «dipendenza» da fumo di tabacco è legata alla presenza della nicotina, che aumenta nel cervello i livelli di dopamina, prodotta normalmente dal nostro organismo quando si provano sensazioni piacevoli. Durante la combustione del tabacco si liberano oltre 7000 sostanze chimiche, di cui una centinaia sono dannose e circa 70 possono causare il cancro. Ricordiamo, infatti, che il fumo di sigaretta è associato al 90% di tutti i casi di cancro ai polmoni e aumenta il rischio di malattie respiratorie (enfisema, bronchite, tosse cronica e asma). Attualmente in Italia il 24,2% della popolazione ha sviluppato una dipendenza da nicotina, un italiano su quattro. Tra i giovani (sopra i 15 anni), il 30% usa almeno un prodotto tra sigaretta tradizionale, sigaretta elettronica o a tabacco riscaldato. Forse sarebbe bene ricordare una stima: gli adulti fumatori muoiono dieci anni prima dei non fumatori.

-      CANNABIS: i sintomi derivati dal consumo sono moderata euforia e senso di “pace”, sonnolenza, modificazioni nella percezione spazio-temporale (guidare sotto gli effetti della cannabis è pericolosissimo), agitazione, irritazione, congiuntivite, midriasi (pupille dilatate). Se quando si parla di impiego terapeutico le evidenze a favore non mancano, l’utilizzo come passatempo, diffuso soprattutto tra i giovani, meriterebbe di essere analizzato a fondo. Alcuni test cognitivi e differenti studi in risonanze magnetiche hanno rilevato nei consumatori cronici di marijuana un quoziente intellettivo inferiore rispetto ai volontari di controllo e un volume ridotto della corteccia orbito frontale, la parte coinvolta nei meccanismi di dipendenza. Poche settimane fa, è stata pubblicata una metanalisi su The Lancet, i cui risultati rivelano come il consumo frequente nel corso dell’adolescenza risulti correlato a un più basso livello di istruzione raggiunto entro i trent’anni d’età. Tutta colpa della Cannabis? Al giorno d’oggi, non si hanno abbastanza evidenze scientifiche per affermarlo.

 

TRATTAMENTI PER LA TOSSICODIPENDENZA E L’ALCOLISMO

Le persone che riescono a uscire dalla tossicodipendenza e dall’alcolismo in maniera autonoma sono ben poche, per questa ragione la scelta migliore è farsi aiutare da uno specialista, oltre ad avere il supporto di parenti e amici.

Trattare una dipendenza significa aiutare l’individuo a interrompere l’assunzione della sostanza, evitando che si verifichino ricadute, e a recuperare il proprio ruolo in famiglia, sul lavoro o nella società. Esistono diversi approcci evidence based per il trattamento delle dipendenze, raggruppabili nelle macrocategorie delle psicoterapie e del trattamento farmacologico: a seconda del paziente e della tipologia di sostanza utilizzata, verrà prescelta una delle due forme di trattamento, oppure una combinazione di entrambi.

La terapia farmacologica viene usata, prevalentemente, per gestire i sintomi dell’astinenza e prevenire le ricadute. In primo luogo, quindi, i farmaci aiutano a eliminare i sintomi dolorosi che si manifestano durante la disassuefazione e a evitare che si ricominci ad assumere la sostanza: questo non costituisce, in sé, il trattamento, ma rappresenta un primo passo indispensabile per il cambiamento. I disturbi psicologici eventualmente compresenti, inoltre, potrebbero contribuire al mantenimento della dipendenza: il loro trattamento è un ulteriore obiettivo che facilita la disassuefazione.

Tra le psicoterapie utilizzate per il trattamento della dipendenza da sostanze, in particolare la Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC), l’Approccio Motivazionale e la Terapia Dialettico Comportamentale (DBT) si sono dimostrate tra le più efficaci nel raggiungimento dei risultati e nella prevenzione delle ricadute.

I cittadini che hanno un problema di dipendenza da una o più sostanze psicoattive legali o illegali (droga, alcol, fumo) o con comportamenti di dipendenza senza uso di sostanza (gioco d’azzardo) vengono accolti dai Servizi di patologie delle dipendenze (Ser.T.), che svolgono attività di prevenzione, educazione sanitaria, cura e riabilitazione. Le attività sono svolte con l’intervento di équipe multidisciplinari integrate, composte da medici, infermieri, psicologi, educatori e assistenti sociali. L’accesso al Ser.T. è gratuito e diretto, cioè non serve la ricetta del medico curante, garantendo così all’individuo il pieno rispetto dell’anonimato.


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