Botros 22 - Non si può non comunicare
Francesco Caliò (https://t.me/BotrosGiornale) [Art. 6 Marzo 2024]
Di per se già il titolo riassume in poche parole uno degli assiomi della comunicazione, Paul Watzlawick lo elaborò negli anni 70 del secolo scorso insieme agli altri 4 principi, si parla infatti dei 5 assiomi della comunicazione umana.
La comunicazione infatti è insita nell’essere umano, essa assume varie conformazioni, verbale, simbolica, corporale e addirittura acquista un significato anche laddove non viene prodotto nessun output comunicativo poiché noi attribuiamo un significato anche quando sembra non ci sia nessuna attività comunicativa[1].
L’ambito di riferimento è vastissimo, poiché già il tipo di comunicazione può essere banalmente sia interpersonale che massiva se la osserviamo dal punto di vista soggettivo, ma può essere diversificata anche sotto il profilo “oggettivo”, inteso quest’ultimo come settore di appartenenza (tipo la comunicazione politica, la comunicazione educativa, quella medica, etc. etc.).
Comunicare quindi è un’attività necessaria, e non solo umana.
La comunicazione è un processo di input/output con degli attori e delle fasi strutturate e complesse. Essa è oggetto di analisi da parte di molteplici discipline, non solo umanistiche[2] ma anche tecniche e scientifiche[3].
Qui si cercherà non di fare una disamina accademica, ma una descrizione di come la comunicazione plasma la società e ne determina spesso anche l’orientamento in termini di pensiero. La comunicazione umana infatti è cambiata radicalmente dai tempi arcaici/primitivi a quelli attuali, con un continuo movimento sia evolutivo che involutivo.
Dai graffiti di Magura ai social, la comunicazione umana storicamente è sempre stato un mezzo di evoluzione di tutte le culture, suoni e segni hanno rappresentato il brodo primordiale della comunicazione, evolvendosi successivamente nel linguaggio.
La scrittura nata con i simboli ha di fatto permesso di trasmettere idee e pensieri complessi. Quattro sono le rivoluzioni della comunicazione, che in genere gli storici pongono sulla linea del tempo (l’invenzione dell’alfabeto, la nascita del libro, la nascita della stampa a caratteri mobili, la società dell’informazione che si basa sullo sviluppo informatico)[4].

Interessantissima è la ricostruzione in chiave di parallelismo che fa uno dei più importanti storici Italiani (Alessandro Barbero), laddove indentifica nella comunicazione uno dei massimi strumenti di sviluppo delle odierne multinazionali. Lo storico infatti offre una chiave di lettura originale della storia della comunicazione in chiave sociale. Le multinazionali hanno mutuato la loro comunicazione dagli ordini religiosi medievali, in particolare dai francescani e da San Francesco.
Curiosa è infatti la ricostruzione attraverso la quale si possa identificare uno come Steve Jobs quale mutuatore di idee comunicative e di strumenti che erano proprie dei frati, che sia stato fatto consapevolmente o in modo inconsapevole non modifica la dicotomia che emerge dalla disamina dello storico.
Se ci pensiamo bene, anche i termini in uso nel marketing odierno, come “vision”, “mission” onnipresenti nelle presentazioni delle grandi società sono di derivazione medievale, oggi inglesizzati[5].
Non è questa la sede per fare una disamina accademica della comunicazione rispetto alla quale non mancano i manuali in uso nelle facoltà umanistiche[6], ai quali si rimanda e ne vengono citati solo alcuni a titolo informativo. Si ritiene invece importante comprendere le distorsioni sociali che la comunicazione determina soprattutto quando essa diventa uno strumento in mano ai cd poteri forti. Mediante essa infatti le informazioni vengono veicolate, plasmate, rielaborate a piacimento.

Oggi, nel periodo storico che stiamo attraversando, la comunicazione è un’arma potentissima, attraverso essa la capacità critica della collettività viene resa innocua, dopata.
Gli esempi sono molteplici e attualissimi, pensate ai recenti interventi degli artisti sul palco di Sanremo, sono bastate due dichiarazioni pacifiste per determinare un’offensiva punitiva a carico di coloro i quali avevano espresso un appello alla pace, allo stop delle guerre, la gravità di quanto sta accadendo forse non è ancora ben chiara, vi è un tentativo di controllo dei canali comunicativi pubblici, che sebbene pubblici e quindi a carico economicamente della collettività dovrebbero garantire il pluralismo democratico dell’informazione; Invece assistiamo ad un negazionismo palese.
Persino la protesta degli agricoltori è stata determinata dalle scelte politiche recenti (eliminazione delle esenzioni fiscali, caro carburante, dumping), eppure fa specie che chi ha posto in essere queste scelte politiche non solo le disconosce, ma le attribuisce ad altri, questo tipo di modalità comunicativa viene ripetuta continuamente ingenerando nella massa l’errata convinzione che quello che viene detto sia la verità.
La comunicazione è un’arma, che se non regolamentata in base ai principi democratici e costituzionali configura una deriva totalitarista che si rifà a tempi bui per le democrazie.
E’ sufficiente porsi con sguardo critico dinnanzi ai telegiornali nazionali, o basta leggere le prime pagine dei principali quotidiani nazionali, ci si rende conto che le notizie comunicate sono sempre unidirezionali, tagliate, ricostruite e rimodulate a seconda della necessità.

La comunicazione oggi è viziata, falsata, riflette il pensiero dei cd “comunicatori”, veri professionisti delle fake news. Il giornalismo autonomo e indipendente è rintracciabile in pochissime testate e solo su qualche canale televisivo. Tutto è appiattito ad un potere che esercita un controllo capillare. Non è un caso che si parli di differenza e linea di confine tra comunicazione e informazione[7].
Informare è un’attività diretta alla condivisione di informazioni, fatti, eventi, ha una matrice sociale, poiché teoricamente è indirizzata a tutta la collettività in modo distaccato e oggettivo. La comunicazione invece è tipica di chi serve il potere e i potenti, le lobby, poiché è veicolata verso il titolare della comunicazione (si pensi alla comunicazione aziendale, pubblicitaria, etc. etc.).
Quando comunicazione e informazione si confondono si hanno giornali politicizzati, fanno “propaganda”, le stesse multinazionali quando acquistano spazi pubblicitari sui giornali ne controllano la gestione e quindi comprimono la libertà d’azione giornalistica. A questo si aggiunge il conflitto d’interessi, che si ha quando una figura politica detiene la proprietà diretta o mediata di testate giornalistiche, case editrici, televisioni. E su questo punto l’Italia è un esempio allarmante.
Un’altra osservazione ad alta criticità la si può riscontrare per esempio sul fenomeno migrazioni, e purtroppo sulle relative tragedie. E’ ormai stato acclarato che la tragedia di Cutro (in cui persero la vita 94 persone) ha delle precise responsabilità, che non sono solo quelle degli scafisti, ma arrivano alla sfera politica[8]. Eppure solo qualche quotidiano ha riportato la notizia, nei telegiornali non vi è traccia di questa comunicazione/informazione. Cosi come non vi è più traccia a titolo di notizie degli sbarchi sulle coste italiane, che pur continuano numerosi, ma.., semplicemente non vengono più riportati dai notiziari.

E’ chiaramente questa una modalità di celare la verità di quello che sta accadendo. Quindi avere il controllo dell’informazione e delle comunicazioni è oggi un tema pericolosissimo, soprattutto quando impatta sull’orientamento dell’opinione pubblica.
Comunicare ha come significato primario quello di “mettere in comune” qualcosa, questo qualcosa sono le informazioni, la cultura, le relazioni tra individui, etnie, popoli, comunità religiose, insomma tutto ciò che afferisce all’essere umano. E’ in una parola sola, “osmosi”. C’è un aspetto della comunicazione che ha subito una radicale trasformazione, ed è quella del trasporto.
Il passaggio dal trasporto alla condivisione delle informazioni/notizie ha avuto un’impennata con l’avvento della società del web. Internet ha radicalmente rivoluzionato sia la comunicazione in se stessa, che i mezzi attraverso i quali essa viene trasferita e condivisa[9].
In un certo senso si è passati da una concezione statica (comunicare) ad una dinamica (trasmettere), costituendo uno spazio comune in cui qualcosa viene trasmesso, comunicato. In un libro per esempio vi è una comunicazione notevole, ancor di più se in quel determinato libro l’individuo assume anche se da lettore, un ruolo di identificazione con esso.
Questo succede quando l’incontro con un libro genera una rinascita, l’incontro con esso attraverso la comunicazione rende la persona intimamente connessa con il contenuto[10]. La diffusione dei mezzi di comunicazione ha però degli effetti collaterali. Nella società vi è una sorta di appiattimento sui contenuti, e come se chi parla e chi ascolta diventino la stessa persona.
Non vi è più quella differenza tra i due attori/entità, c’è una tendenza all’omologazione, ognuno sente cose già dette che potrebbe tranquillamente ripetere[11], è un aspetto della società liquida, anche la comunicazione ha perso quella solidità che la caratterizzava un tempo[12]. Oggi la comunicazione è diventata frammentata e velocissima, perde anche effettività poiché in poco tempo brucia l’efficacia del messaggio, in poche parole vi è assuefazione, e cosi che, persino una tragedia viene utilizzata da format televisivi per avere più ascolti.
Si hanno due opposti, da una parte un utilizzo spasmodico delle notizie, dall’altro una manipolazione del contenuto dei messaggi in relazione all’obbiettivo prefissato (i tg non riportano i fatti reali che possono dare fastidio al potere, o vengono soltanto sfiorati modificando la realtà oggettiva, gli accaduti).

Comunicare sempre…, possiamo sintetizzare così la necessità umana di interagire, gli strumenti oggi sono innumerevoli, la musica stessa è un veicolo comunicativo, sia in positivo che in negativo, ascoltare i testi ci da l’indicazione di come e cosa gli artisti stessi trasmettono con le loro canzoni.
Le opere d’arte (sculture, affreschi, quadri, etc.) stesse comunicano e ci comunicano qualcosa, un significato, una narrazione, un evento passato, uno stato d’animo. Gli esempi potrebbero continuare, ma questo è solo un modo per qualificare che la comunicazione è qualcosa che non ha confini, più essa è positiva, solidale, tollerante, maggiormente una società si evolve, la libertà di pensiero e di espressione è un baluardo che va tutelato e difeso, è questo forse il paradosso delle democrazie, poiché anche in esse trovano spazio quelle posizioni che di democratico hanno ben poco.
Su questo punto, la comunicazione di figure autorevoli[13] rappresenta un argine contro derive oscure, pericolose e autocratiche[14].
Il dissenso sociale è una comunicazione, un allarme sulla tenuta democratica, reprimerla apre la strada a scenari inquietanti.
[1] Paul Watzlawick – La pragmatica della comunicazione umana – Astrolabio editore 1971
[2] Si fa riferimento alle scienze sociali (Sociologia, Psicologia, Antropologia, Pedagogia).
[3] Si pensi soprattutto che importanza ha l’informatica nella comunicazione.
[4] Michael Tomasello – Le origini della comunicazione umana – Raffaello Cortina 2009
[5] Alessandro Barbero – Origini della comunicazione - https://www.youtube.com/watch?v=bBRshNhhWv4
[6] Aberto Abruzzese – Paolo Mancini – Sociologie della comunicazione – La terza 2014 – Luciano Paccagnella Sociologia della comunicazione – Il Mulino 2010
[7] Marco Travaglio - https://www.frammentirivista.it/marco-travaglio-informazione-comunicazione/
[8] L’unità 16 Febbraio 2024 – Piero Sansonetti – Cosa è successo a Cutro e perché fu strage di stato - https://www.unita.it/2024/02/16/cosa-e-successo-a-cutro-e-perche-fu-strage-di-stato-chi-paghera-per-il-mancato-salvataggio/
[9] G. Boccia Artieri – F. Colombo – G. Gili – Comunicare.. Persone, relazioni, media – Laterza 2022
[10] Massimo Recalcati – A libro aperto – Feltrinelli 2020
[11] Umberto Galimberti - https://www.feltrinellieditore.it/news/2005/09/02/umberto-galimberti-noi--gli-eremiti-di-massa-5387/
[12] Zigmunt Bauman – Modernità liquida – Laterza 2011
[13] Gustavo Zagrebelsky – Commento all’art. 17 Cost. - Studenti manganellati, così iniziano i regimi - https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/309-topnews/99404-zagrebelsky-studenti-manganellati-cosi-iniziano-i-regimi-nelle-strade-la-prima-repressione.html -
[14] Giovanni Trinchella - https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/27/manganellate-agli-studenti-il-costituzionalista-azzariti-governo-tracotante-sullordine-pubblico-e-insofferente-al-monito-di-mattarella-stupisce-il-silenzio-di-meloni/7459901/
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