Botros 21 - “Coming out” e Psicologia
Caterina Scavo (https://t.me/CaterinaScavo) [Art. 7 Febbraio 2024]
L’espressione “Coming Out” significa letteralmente “uscire allo scoperto” e si riferisce al processo attraverso cui una persona dichiara pubblicamente il proprio orientamento sessuale non eterosessuale. È un processo personale e non lineare, che non avviene in un momento preciso, ma consiste nella successione delle dichiarazioni pubbliche riguardo al proprio orientamento.
Come descritto da Barbagli e Colombo in un testo scientifico, il coming out è “quel lungo, difficile e doloroso processo che va dal primo desiderio omoerotico alla dichiarazione della propria identità”. Infatti, sebbene già negli anni ’70 l’omosessualità non veniva più considerata una patologia e non compariva più nel Manuale Diagnostico delle Malattie Mentali, spesso non è un tema facile da affrontare, specialmente in alcuni contesti socio-familiari.
Prima di sviluppare ulteriori discorsi sul rapporto tra il coming out e la Psicologia, l’autore ritiene che sia doveroso fare una premessa: l’orientamento sessuale NON è un problema e, per questo motivo, non dovrebbe essere MAI oggetto di trattamenti psicologici o psichiatrici. Non c’è spazio nella Psicologia Moderna per pratiche “riparative” che suggeriscono problemi da correggere.
Allora perché parlare di Omosessualità e Psicologo?
Ci sono diversi casi in cui l’orientamento sessuale può determinare la richiesta di un aiuto psicologico: un caso abbastanza diffuso è quando l’orientamento stesso è vissuto in modo tormentato a causa dell’ambiente esterno.
Vista la presenza ancora oggi di frange della società piuttosto restie ad accettare pienamente l’omosessualità, purtroppo capita che alcune persone si sentano totalmente “sbagliate”, dal momento che in famiglia, a scuola, tra gli amici o, in generale, nella società, ricevono continuamente messaggi nei quali l’omosessualità è stigmatizzata e disprezzata.
Ad esempio, in famiglie molto religiose, tradizionaliste o con uno scarso livello di alfabetizzazione, quando finalmente i figli trovano il coraggio di aprirsi con i propri genitori, spesso vengono espressi concetti come: “Non è vero, sei solo confus*”, “E’ una fase, ti passerà”, “Perché ci vuoi dare questo dispiacere?” o, peggio, che siano fatti oggetto di trattamenti fisicamente abusanti e violenti.
Molte persone, proprio per evitare drammatiche e dolorose conseguenze – poco importa se reali o temute – rimandano all’infinito il coming out che desidererebbero attuare e vivono nascondendosi. In alcuni casi, persone omosessuali “sopravvivono” reprimendo l’espressione della propria sessualità, in particolari situazioni questo conduce alcune persone a “sforzarsi” di apparire eterosessuali, intraprendendo relazioni infelici con persone del sesso opposto.

Il Coming Out
L’intero processo del Coming Out si articola fondamentalmente in 3 fasi:
- Riconoscimento: la possibilità del coming out si presenta quando nella persona vi è una corrispondenza tra sentimenti, comportamenti e identità sessuale. L’interpretazione di questi elementi è influenzata da fattori socio-culturali, per questo il riconoscimento di sé come persona non eterosessuale può essere un processo complesso. Dalla prima attrazione omoerotica può passare più o meno tempo, in molti casi anche anni, prima di giungere al coming out.
- Coming out interiore: si inizia ad accettare il proprio orientamento, che sia omosessuale, bisessuale, o di altro tipo. In questa fase si passa per diversi stadi interiori, da confusione di identità e comparazione con gli altri, fino a tolleranza e accettazione, e infine orgoglio e integrazione della propria sessualità. Con sincerità verso sé stessi, ci si impegna per rispettare e soddisfare le proprie inclinazioni.
- Coming out esteriore: è il passo successivo, quando si dichiara il proprio orientamento sessuale agli altri. Sono stati identificati tre tipi di coming out esteriore:
- Coming out implicito: non si nasconde il proprio orientamento ma non se ne parla, sperando che “gli altri lo capiscano”.
- Coming out confessionale o selettivo: viene detto “in segreto” solo a persone fidate e accuratamente selezionate. È il tipo di coming out più frequente.
- Coming out spontaneo: avviene in maniera serena, senza che venga data molta rilevanza ai giudizi altrui.

Come lo psicologo può facilitare il coming out?
Uno studio del 2016 pubblicato sul Journal of Gay & Lesbian Mental Health, ha confermato che l’evento più stressante per una persona LGBTQ+ è proprio il coming out in famiglia.
La psicoterapia può essere un valido supporto per un percorso di consapevolezza e piena presa di coscienza del proprio orientamento. Grazie al rapporto con lo psicologo, la persona si sente più compresa e sicura nella piena scoperta di sé e acquista la fiducia necessaria prima per vivere felicemente la propria sessualità e poi per affrontare, nei modi e nelle forme preferite e solo quando sia realmente desiderato, il coming out.
Tutti gli studi scientifici rilevano che gli omosessuali cresciuti in famiglie in cui la comunicazione tra genitori e figli era aperta e senza alcuno stigma verso il mondo LGBT, abbiano vite più felici.
Anche le famiglie possono beneficiare di un supporto psicologico e, ovviamente, l’esperienza diventa molto più significativa quando la famiglia è ricettiva e pronta ad accettare.

La maggior parte dei coming out in famiglia nel corso del tempo hanno esito positivo, ma le reazioni a caldo immediate non sono sempre altrettanto positive.
Secondo gli esperti le madri hanno generalmente una reazione più positiva rispetto ai padri, e l’atteggiamento delle madri dopo una prima reazione negativa volge più velocemente in una direzione positiva. Altri studi affermano che le giovani lesbiche ricevono maggiore disapprovazione dalla madre, mentre i giovani gay dai padri.
In ogni caso, per i genitori il coming out del figlio è come un fulmine a ciel sereno, in quanto sperimentano una ferita narcisistica e un senso di fallimento nell’assolvimento delle funzioni genitoriali, soprattutto quando sono presenti una forte religiosità e posizioni conservatrici.
Tuttavia, nonostante il coming out possa essere vissuto inizialmente come perturbante, è stato osservato che, una volta superato e rielaborato, rappresenti per la famiglia un’occasione per costruire dei rapporti più solidi ed autentici. Non a caso, molte persone LGBTQ+ decidono di fare coming out proprio per aumentare la vicinanza con i propri familiari.
Inoltre, non è raro che un genitore si interroghi - a volte con un’autentica sofferenza - sulla possibilità che la “diversità” di un figlio o di una figlia sia causata proprio dalla famiglia, dallo stile genitoriale, dall’educazione impartita o da esempi “sbagliati”. In questi casi, è necessario per le famiglie il supporto di uno psicologo, per vivere con maggiore serenità la transizione dal coming out alla piena accettazione familiare.
L’autore desidera concludere questo articolo con una provocazione nei confronti dei suoi lettori:
Ammesso che ogni individuo ha il dovere (nonché il diritto) di fare “coming out con sé stesso”, per vivere serenamente la propria sessualità, se ognuno di noi vedesse l’altro solo come un essere umano, fatto di materia e sentimenti come tutti, ci sarebbe davvero bisogno del Coming Out esterno?
Il tuo parere...
Clicca qui per scrivere le tue osservazioni
https://forms.gle/BgPiZ7AVsgoNnG2a8