Botros 20 - I ragazzi, la guerra e la pace

Botros 20 - I ragazzi, la guerra e la pace

Francesco Viscomi (https://t.me/francesco_vis) [Art. 7 Gennaio 2024]

Il tema scelto dalla redazione di Botros per il mese di gennaio è molto toccante e importante, se calato nella società odierna.

Secoli e secoli di storia umana ci hanno permesso (e ci permettono tutt’oggi) di assistere a periodi di guerre alternarsi a periodi di pace, serenità e tranquillità.

In entrambi i periodi considerati le personalità che spiccano di più sono quelle più potenti, più importanti. Sono coloro i quali gestiscono l’alternanza di questi due periodi, con la diplomazia e con la distruzione: pace e guerra, guerra e pace, che fanno a turni sui nostri libri di storia.

Sullo sfondo, tra gli altri, troviamo come spettatori di questo teatrino i ragazzi, che entrano in scena, sempre passando in secondo piano, quando i potenti hanno bisogno di carne da macello.


Secondo un rapporto dell’UNICEF pubblicato nel 2009 e in continuo aggiornamento “Un bambino soldato è una persona sotto i diciotto anni di età, che fa parte di qualsiasi forza armata, regolare o irregolare che sia e a qualsiasi titolo (non solo soldati, ma anche cuochi, messaggeri ecc., non aventi la maggiore età, sono considerati bambini soldato).

Continua “In base agli ultimi dati verificati, tra il 2005 e il 2022 sono state registrate oltre 315.000 gravi violazioni su bambini e minori, commesse dai belligeranti in più di 30 situazioni di conflitto in Africa, Asia, Medioriente e America Latina: almeno 120.000 i bambini uccisi o mutilati, 105.000 reclutati o utilizzati nei conflitti, 32.500 quelli rapiti, 16.000 vittime di violenza sessuale”.


Quello che sappiamo è che i bambini vengono scelti anche in quanto facili da influenzare e manipolare. Alcuni vengono reclutati con la forza, altri invece si arruolano di spontanea volontà nella speranza di sfuggire alla povertà o aspettandosi di diventare maturi intraprendendo una carriera militare.

I bambini soldato che sopravvivono ai conflitti in cui operano sono tendenti a sviluppare malattie psichiatriche, come i Disturbi da Stress Post-Traumatico, scarse capacità matematiche e di alfabetizzazione e aumento dell’aggressività; inoltre uno studio condotto nel Regno Unito ha dimostrato che l’addestramento e l’arruolamento di adolescenti comporta un rischio più elevato di suicidio, disturbi mentali, abuso di alcol e comportamenti violenti.



Non tutti i minori, bambini o ragazzi che siano, vivono la guerra nei campi di battaglia, imbracciando fucili o lanciando bombe a mano. Infatti, nella maggior parte dei casi, i minori vittime della guerra perdono la loro vita nelle loro case, negli ospedali, nelle scuole e, in generale, nei centri abitati.

Come sottolinea l’UNICEF, infatti, i conflitti hanno cambiato scenario: dalle trincee e dai campi di battaglia (che sono comunque luoghi di combattimento) a zone frequentate da civili (scuole, ospedali, case ecc.).

Se prima le vittime civili nei conflitti erano causate solamente da razzie in città e villaggi e costituivano casi estremamente isolati, nelle guerre del terzo millennio gli inermi uccisi aumentano drasticamente e diventano totale normalità durante gli scontri tra nazioni o entità militari.


Come riportato da media anglofoni, tra il 2011 e il 2020 sono stati almeno 17.035 i minori uccisi e feriti in seguito a esplosioni, mentre altri 807 sono stati vittime di ordigni inesplosi, ma questi numeri, secondo l’AOAV (Action on Armed Violence), costituirebbero solo una parte del numero complessivo di vittime e feriti.

Sempre secondo l’AOAV, nello stesso arco di tempo, si sono verificati almeno 402 incidenti contro scuole e università, causati da armi esplosive.

Questi attacchi hanno provocato almeno 5.961 vittime civili, di cui almeno il 27% era costituito da bambini.

Numero dei bambini vittime di violenza esplosiva dal 2011 al 2020, per Nazione


È da evidenziare che la maggior parte delle vittime minorenni non è causata da un’esposizione diretta al pericolo, ma da effetti indiretti come la mancanza di cibo, acqua e assistenza sanitaria. Questa categoria di vittime non è considerata nei dati.

I minori hanno molte più probabilità di subire ferite alla testa e al viso rispetto agli adulti; lesioni a collo, testa, arti superiori e tronco colpiscono il 31% dei pazienti maggiorenni rispetto all’80% dei pazienti bambini.

I bambini, inoltre, hanno una probabilità sette volte maggiore rispetto agli adulti di morire per lesioni causate da esplosioni.


Gli esplosivi, però, non rappresentano un rischio per i bambini solo durante la guerra, ma anche (e soprattutto) dopo: i minori, infatti, hanno il 50% di possibilità in più di essere vittime di un’esplosione dopo il conflitto piuttosto che durante esso. I residui bellici esplosivi hanno un effetto micidiale sui bambini, perché questi ultimi sono inclini a giocare nei campi minati e a raccogliere questi dispositivi, a volte colorati e quindi simili a giocattoli.

Secondo un altro report dell’AOAV, tra il 2011 e il 2019 gli attacchi aerei sono stati la principale causa di morte in guerra per i minori, con il 35% delle vittime tra i minori.

Negli attacchi esplosivi, gli attori statali ricoprono un ruolo chiave. Gli enti non statali come le associazioni paramilitari o terroristiche, infatti, hanno raramente accesso ad armi esplosive, prediligendo quelle meno sofisticate o più economiche.

Dal 2011 al 2020 proprio gli attori statali sono stati responsabili del 53% di vittime di violenza esplosiva tra i minori.

 Nota: per “bambini” si intendono tutti i minori


Non tutti i ragazzi provano in prima persona gli affanni e i dolori della guerra, ma sicuramente ne sentono parlare sui social, alla radio o in televisione. Ma come affrontano questa tematica tanto delicata?

Secondo lo psicoanalista Matteo Lancini:

Con i ragazzi occorre confrontarsi, anche accettando punti di vista diametralmente opposti a quelli di noi adulti, in modo costruttivo”.


L’insegnante e scrittore Enrico Galiano dichiara:

“A scuola offriamo un racconto diverso da quello che arriva dai media e dai social, cercando di educare alla pace. Negli ambienti scolastici è necessario parlare di guerra perché i ragazzi hanno bisogno di confronto, discussione e partecipazione.”


Secondo Ilaria Montixi, dall’ufficio scuola di Emergency:

“I ragazzi pensano alla guerra essendo condizionati dalla finzione, avendo come riferimento film, serie tv e videogiochi; perciò è importante riportarli alla realtà”



Sappiamo tutti che, anche etimologicamente, l’esatto contrario di “guerra” è “pace”. Pace, armonia, rispetto, sono parole che i ragazzi si sentono ripetere forse sin da quando hanno imparato a reggersi in piedi, ma cos’è veramente la pace per i giovani?

Secondo la pedagogista Maria Montessori:

“Stabilire una pace duratura è un compito dell’educazione”.


Per Aluisi Tosolini, ex preside del liceo scientifico sportivo e musicale:

“Attilio Bertolucci” di Parma, “La pace si impara anche a scuola e non si è mai troppo piccoli per cominciare a esercitarsi. Educare alla pace è difficile ma sempre più urgente. La pace comincia da noi e ciascuno può fare qualcosa per costruirla ogni giorno.”

Di guerre ne abbiamo tante, troppe. Il futuro e la speranza sono in mano ai giovani d’oggi, che guideranno il mondo tra qualche anno. Educati al rispetto e alla convivenza civile adesso, potranno portare poi a un futuro raggiante, tranquillo e mite. A un futuro di pace e serenità.

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