Botros 20 - Guerra e Pace...
Francesco Caliò (https://t.me/BotrosGiornale) [Art. 7 Gennaio 2024]
...TRA SCIENZA POLITICA E DIRITTO INTERNAZIONALE
Vi è nella convinzione di molti che la guerra sia lo strumento per raggiungere la pace, un mezzo ed allo stesso tempo, il fine ultimo[1]. “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”, era lo slogan del ministero della verità preposto alla censura della storia, cosi come raccontato nel libro di G. Orwell -1984[2].
Una raccapricciante ricostruzione di come manipolare le masse, non solo con il controllo fisico, ma anche con quello psicologico, colpire la cultura vuol dire azzerare la capacità critica, il voler dissentire dalle verità preconfezionate dagli stati egemoni, insomma l’immagine dei roghi dei libri che venivano perpetuati durante il regime nazista assumono forme diverse e più sofisticate nel tempo che stiamo attraversando.
In questa visione, la guerra viene utilizzata a suggello di politiche oppressive e dettate dalle lobby militari e finanziare (più armi, meno politiche sociali), poco importa se oggi a Gaza i bambini muoiono sotto le bombe o come testimonia apertamente “medici senza frontiere”, vengono operati senza anestesia, poiché gli embarghi impediscono l’accesso degli aiuti umanitari e sanitari. Terribili sono i racconti dei medici indipendenti costretti ad amputare senza che ci sia la possibilità di sedare i piccoli pazienti, atrocità immani, frutto della convinzione etnocentrica che la guerra e le armi siano l’unica soluzione (sia chiaro che la condanna verso gli attacchi terroristici è unanime, senza nessun distinguo, nella fattispecie i fatti di Ottobre 2023 da parte di Hamas sono terrorismo!

Gli attacchi sui civili perpetuati nelle modalità e con la crudeltà vista non lasciano dubbi, ma sono allo stesso tempo, il risultato delle politiche ultranazionalistiche di Israele sui territori e la relativa ghettizzazione di una popolazione definita e bollata come animali umani, quella palestinese..). Una visione quella della guerra giusta, che piace molto ad una politica liquida ed inconsistente, fatta solo di predatori di risorse pubbliche da destinare a proprio piacimento verso interessi particolaristici, che tutto sono meno che collettivi. Una concezione politica che ostacolava ed ostacola apertamente la visione di uno come Gino Strada, reo in vita di intervenire nei posti più ostili (a causa di guerra e devastazione) e abbandonati.
I manuali di storia abbondano di resoconti storici sulla guerra, posta e narrata come necessaria per addivenire alla pace. Di guerra infatti si parla dall’arbori dell’umanità, non c’è periodo storico che essa non sia presente, a volte i conflitti sono locali, altre invece sono generalizzati e coinvolgono più stati. Sembra che la storia non insegni nulla all’uomo (parafrasando Hegel) e c’è una continua corsa al riarmo e allo sviluppo tecnologico bellico di tale entità economica che se l’umanità dirottasse le risorse spese per armamenti verso la convivenza civile tra i popoli, non esisterebbero le sperequazioni e le disuguaglianze globali a cui assistiamo.., e.. credo anche i conflitti.
Abbiamo avuto persino coloro i quali osannavano i suoni della guerra, quasi come fossero poesia[3] e bellezza, dimenticando però che dietro quei suoni metallici di distruzione c’è la violenza inaudita su esseri umani dilaniati dalle bombe. Di segno completamente opposto è invece la raffigurazione pittorica che Picasso fa di “Guernica”, nell’opera è presente la devastazione fisica e mentale della guerra.

Guerra e pace sono allo stesso tempo un fatto storico e storiografico, tocca all’osservatore, all’uomo, all’elettore, porsi nell’analisi della prima piuttosto che nella seconda. Difficile questa posizione, calarsi nello storico (quindi oggettività), piuttosto che nello storiografico (quindi influenzato dalle proprie convinzioni leggendo la storia in modo soggettivo) soprattutto in questa società liquida, social e autocelebrativa.
Di seguito viene riportato un grafico sulle spese militari dei principali stati interessati alla gestione degli armamenti (fonte wikipedia) che da subito l’idea di quale sia l’impatto economico che ha la politica bellica[4] ai giorni nostri. L’Italia stessa si appresta ad impegnare per i prossimi decenni una cifra pari a 50 miliardi di dollari in armi, spesa che pesa e peserà sulla collettività, per acquistare caccia da combattimento e tank a discapito di spese per servizi collettivi come la sanità, la scuola, l’assistenza, il lavoro.

Così mentre la nostra Costituzione nata dalle atrocità della seconda guerra mondiale ripudia la guerra[5], gli esecutivi vanno in direzione contraria, e l’attualità dei nostri giorni, del tempo che stiamo vivendo, non depone a favore di inversioni di tendenza, complice anche una maggioranza tutt’altro che pacifista.
Ne è un chiaro esempio il fatto che l’Italia si è astenuta dal votare la risoluzione[6] ONU sul cessate il fuoco immediato e umanitario a Gaza, mentre gli altri stati Europei come la Francia, non hanno avuto remore a prendere una aperta e chiara posizione su questa tragedia. Non si tratta di prendere posizione per una o per l’altra parte, poiché la guerra è tragedia, per tutti i popoli e i padri costituenti ci hanno lasciato il primato del diritto sulla guerra e non il contrario[7].
Cosi come anche il conflitto Russo/Ucraino è diventato in realtà una contrapposizione tra blocchi, quasi fossimo tornati indietro al periodo storico della guerra fredda[8]. Anche qui le ipocrisie dei governi compreso il nostro non hanno limiti, schierato formalmente a fianco dell’Ucraina con l’invio di armi, ma sostanzialmente distante[9], visti anche gli scarsi sforzi tesi verso la soluzione diplomatica del conflitto. Diritto e diplomazia, questa è la lezione che Antonio Cassese[10] ci ha lasciato in eredità, non possono essere i conflitti l’arma finale per gestire le relazioni internazionali tra stati e tra popoli.
A Gaza in poco più di un mese sono morte circa 18000 persone, in maggioranza bambini e anziani, e ancora non è nemmeno lontanamente immaginabile quando cesserà il conflitto. Di certo rimarranno ferite storiche immani in un contesto territoriale laddove non vi è stata chiaramente la volontà politica di far convivere due popoli su un territorio[11], innumerevoli sono state le risoluzioni delle Nazioni Unite e persino i tentativi di accordi bilaterali tra le due parti[12].
L’ONU stessa parla di disastro collettivo, ponendo l’accento sull’aspetto umano del conflitto e delle sue conseguenze con circa 2.000.000 di sfollati da Gaza. Si sa, le norme internazionali poggiano la loro effettività sulla volontà dei singoli stati, non è presente alcuna possibilità di obbligare uno stato ad adempiere, ma solo quello di rivolgersi ad una corte indipendente per far applicare il diritto mediante arbitrati[13] con tutte le limitazioni del caso, senza considerare che anche il funzionamento dell’ONU è di per se fortemente compromesso.
Infatti, l’Onu stessa ha una impostazione organizzativa anomala che di fatto ne impedisce il corretto funzionamento (basti pensare al diritto di veto dei membri permanenti del consiglio di sicurezza)[14]. Da anni si parla di un intervento di riforma, ma si dubita che si arriverà a questo. L’ONU che non funziona fa comodo, garantisce di mantenere gli equilibri/squilibri geopolitici, socioeconomici a danno della maggior parte dei paesi poveri e a vantaggio di pochi paesi ricchi.

La questione palestinese è ovviamente presa qui ad esempio, ma purtroppo nel mondo i conflitti armati sono tanti, non è un caso che si parli ormai apertamente di guerra mondiale a pezzi. Anche il concetto di guerra giusta, in realtà fa riferimento alla cd legittima difesa in caso di aggressioni, la carta ONU infatti, almeno in via di principio, bandisce la guerra come metodo di risoluzione dei conflitti.
Illudersi che non ci saranno più conflitti non ci esime però dal pretendere che i propri governi abbiamo una visione politica diplomatica, che antepone le relazioni e il dialogo alle armi. Siamo purtroppo tra i principali produttori ed esportatori di armi con un giro di affari di circa 2/3 miliardi di euro (le prime cinque posizioni per vendite sono occupate dai colossi americani[15]), di fatti il nostro paese è il quarto/quinto esportatore al mondo, con un raddoppio delle vendite registrato nel 2021[16].
Le mine anti uomo anche se bandite dall’Onu, in passato venivano prodotte anche in Italia ed esportate e vendute nelle zone di guerra, con tutte le conseguenze che ben si possono immaginare. La guerra è quindi indissolubilmente legata agli affari delle lobby, con un doppio obbiettivo, da un lato profitti estremi, dall’altro mantenere gli squilibri socio economici che determinano spesso molti dei conflitti tra stati o all’interno di essi con guerre civili. E’ un meccanismo perverso, che consente a discapito dell’umanità (intesa come popolazione mondiale), di preservare la ricchezza di pochi (sino essi singoli individui o stati egemoni) a danno dei molti. Nel 2021, l’Italia ha incrementato le esportazioni di armi del 45%[17].
La nostra Costituzione ha una vocazione sociale, i principi fondamentali in essa contenuti sono il frutto della storia, dell’immane tragedia della grande guerra, che il fascismo e il nazismo scatenarono (e forse il caso di ricordarlo). Oggi, viviamo tempi cupi, la società stessa brucia gli eventi, tv, social, media, spingono le collettività ad essere spettatrice, e ad abituarsi agli eventi…, la sofferenza, la morte, la devastazione delle città diventano così, volutamente banali[18].
Eppure le norme contenute negli articoli 10-11 sembra non lascino spazi ad interpretazioni pro-war, ma rappresentano l’archetipo pacifista di una società aperta, tollerante e pacifista[19]. Potremo anzi dire che le nostre norme costituzionali che impattano sulla sfera del diritto internazionale risentono dell’influenza del cd DIU (diritto internazionale umanitario). Il richiamo alla Convenzione di Ginevra del 1864 e delle quattro Convenzioni del 1949 con i due protocolli del 1977 dell’Aja, rappresentano le norme che sorgono e traggono la loro effettività ed esigenza dai resoconti della battaglia di Solferino (24 Giugno 1859)[20].
E’ proprio qui, in questo posto, che nascono i sentimenti umanitari a seguito di battaglie militari che sanciscono la morte dell’umanità (in esse si realizza l’uomo quale animale bellicoso, crudele e cruento). Toccherà ad Henry Dunat, uomo di affari svizzero, rappresentare la tragedia della guerra, dai suoi racconti.., dalla sua volontà.., nascerà quella che oggi conosciamo come Croce Rossa Internazionale, ad essa e ad i suoi primari principi si ispireranno le successive organizzazioni umanitarie che oggi intervengono nei teatri di guerra.

Quel che facciamo per loro, noi e altri, quel che possiamo fare con le nostre forze, è forse meno di una gocciolina nell’oceano. Ma resto dell’idea che è meglio che ci sia, quella gocciolina, perché se non ci fosse sarebbe peggio per tutti. Tutto qui. È un lavoro faticoso, quello del chirurgo di guerra. Ma è anche, per me, un grande onore.”
Gino Strada
[1] Giuseppe De Marzo – Quell’assurda convinzione che guerra è pace - https://lavialibera.it/it-schede-1297-guerra_pace_armi_inquinamento - 2023
[2] G. Orwell – 1984 – Rusconi editore 2021
[3] Filippo Tommaso Marinetti – Bombardamento –Zang, Tumb Tumb - Il brano celebra il rito igienico della guerra, del quale vuole esprimere sulla pagina scritta tutta la forza dinamica. La violenza e la ferocia della guerra sono recepite da Marinetti come musica, come spettacolo bellissimo e purificatore - 1914
[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_spesa_militare -
[5] Carta Costituzionale art. 11 - L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
[6] ONU - https://unric.org/it/allonu-la-maggioranza-degli-stati-membri-ue-vota-a-favore-del-cessate-il-fuoco-a-gaza/ ll 13 dicembre 2023 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato a larghissima maggioranza una risoluzione che chiede un “immediato cessate il fuoco umanitario” e il “rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi”. La risoluzione è stata adottata con un’ampia maggioranza di 153 voti a favore, 10 contrari e 23 astensioni. Una maggioranza per la risoluzione all’interno dell’Unione Europea Dei 27 membri dell’Unione Europea (UE), due hanno votato contro, l’Austria e la Repubblica Ceca. Diciassette, cioè la maggioranza, hanno votato a favore della risoluzione. Gli altri otto si sono astenuti.
L’UE è apparsa molto più divisa quando ha adottato la sua prima risoluzione il 27 ottobre, chiedendo una “tregua” piuttosto che un cessate il fuoco. In quell’occasione, solo otto Stati membri dell’UE hanno votato a favore, quattro contro e 15 si sono astenuti.
[7] Lorenza Carlassare – L’articolo 11 nella visione dei costituenti – 02/2013 - https://www.costituzionalismo.it/wp-content/uploads/Costituzionalismo_437.pdf
[8] Federico Romero – Storia della guerra fredda – Einaudi 2009
[9] Edoardo Caterina-Matteo Giannelli-Domenico Siciliano – Il ripudio della guerra preso sul serio. Quattro tesi sull’incostituzionalità dell’invio di armi all’Ucraina. Su Diritto Internazionale Pubblico – SIDI http://www.sidiblog.org/2022/04/26/il-ripudio-della-guerra-preso-sul-serio-quattro-tesi-sullincostituzionalita-dellinvio-di-armi-allucraina/
[10] Stefano Rodotà – Ricordo di Antonio Cassese - https://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/dirittiumani16/Ricordo%20di%20Antonio%20Cassese.pdf
[11] Rachele Renno – Il ruolo dell’ONU e delle sue risoluzioni nel conflitto Israele-palestinese - https://www.geopop.it/il-ruolo-dellonu-e-delle-sue-risoluzioni-nel-conflitto-israelo-palestinese/
[12] Sergio Marchisio –Corso di Diritto Internazionale – Accordi di Camp David – Giappichelli 2017
[13] Curti Gialdino Carlo - Riccardo Monaco – Manuale di diritto internazionale pubblico- Utet 2009
[14] Benedetto Conforti – Diritto Internazionale – ESI 2023
[15] https://www.key4biz.it/la-classifica-mondiale-dei-maggiori-produttori-di-armi-da-guerra/398971/ -
[16] Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma - https://notizie.virgilio.it/italia-export-armi-1525043
[17] Rete pace e disarmo - https://retepacedisarmo.org/export-armi/2023/10/audizione-senato-rete-pace-disarmo-e-opal-modifica-legge-export-armi-maggiori-controlli-rispetto-diritti-umani/
[18] Hannah Harendt – La banalità del male – Feltrinelli 1963
[19] Marco Benvenuti – Il principio del ripudio della guerra nell’ordinamento costituzionale italiano – Jovene 2010
[20] Croce Rossa italiana - https://cri.it/cosa-facciamo/principi-e-valori-umanitari/storia-croce-rossa/
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