Botros 14 - la Luna e il suo fascino
Giovanna Moscato https://t.me/Giovymos [Art. 2 Luglio 2023]
“Chi ama la luna non si contenta di contemplarla come un’immagine convenzionale, vuole entrare in un rapporto più stretto con lei, vuole vedere di più nella luna, vuole che la luna dica di più”.
Italo Calvino
La Luna ha da sempre esercitato un fascino straordinario sull’uomo di ogni latitudine e di ogni tempo. Questo piccolo satellite ha ispirato l’opera degli autori di tutto il mondo: emblema di femminile volubilità o elemento in grado di influenzare i ritmi della natura e del mondo contadino.

Giacomo Leopardi ha una visione romantica della luna. Ne Il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, il pastore chiede: «Che fai tu, Luna, in ciel? Dimmi che fai, silenziosa luna?» attribuendo alla luna una funzione quasi consolatoria ma al tempo stesso di spettatrice lontana degli affanni dell’uomo.
Ancora prima Ludovico Ariosto ne “L’Orlando Furioso” fa della Luna il luogo nel quale si trovano tutte le cose perse sulla terra, luogo di tranquillità e di serenità assoluta.
Nella celebre raccolta le Cosmicomiche, per Italo Calvino la luna diviene protagonista assoluta ed indiscutibile. Essa è quanto di meglio possa esistere per esprimere la leggerezza, il silenzio e la calma.
Un ruolo fondamentale viene affidato all’astro celeste da Luigi Pirandello nella novella “Ciaula scopre la luna”, inserita nella raccolta “Novelle per un anno” pubblicata nel 1907.

Il luogo in cui è ambientata la vicenda è la Sicilia rurale, una terra in cui lo sfruttamento e le condizioni di vita dei minatori sono tali da disumanizzare l’essere umano. In una miniera di zolfo lavora il giovane Ciaula, che è deriso da tutti per la sua scarsa intelligenza. Ciàula non è il vero nome del protagonista, ma il suo soprannome. Il termine in lingua siciliana significa letteralmente "cornacchia". Si riferisce al fatto che il ragazzo imita il verso del volatile ogni volta che «qualcuno dei compagni gli dava uno spintone e gli allungava un calcio, gridandogli: – Quanto sei bello!». Perfino zi' Scarda, quando ha bisogno di lui e gli chiede perciò di avvicinarsi o di prestare attenzione a ciò che ha intenzione di riferirgli, gli si rivolge usando il suono col quale si è soliti richiamare le cornacchie ammaestrate, cioè «Tè, pà! tè, pà». Da parte sua Ciàula risponde anche in questo caso con «cràh cràh». Il suo ruolo nella miniera è marginale, egli è un “caruso”, cioè un manovale che lavora alle dipendenze del picconatore, zì Scarda. Anche zi’ Scarda maltratta Ciaula, anche a causa del dolore per aver perso un figlio proprio nella solfatara.
Una sera, il sorvegliante Cacciagallina obbliga i minatori a lavorare tutta la notte in modo da finire il carico della giornata, e, in un mondo in cui vige la regola del padrone, impugna una pistola per costringere i minatori a trattenersi nella cava di zolfo. Gli unici a rimanere malgrado la stanchezza, sono il vecchio Zi’ Scarda e il giovane Ciàula. Ciàula resta a lavorare con il picconatore nonostante i continui maltrattamenti di zi’ Scarda che sfoga su di lui il dolore per la perdita del figlio. Il Caruso non è preoccupato per il buio della miniera, perché ne conosce bene le gallerie, ma ha paura del buio della notte da quando nella miniera è scoppiata una mina che ha ucciso il figlio di Zi' Scarda e ha reso Zi' Scarda cieco da un occhio. Per la paura dell'esplosione Ciaula si era rifugiato in un anfratto ed entrandoci aveva rotto la sua lanterna.
Quella notte Ciàula è impaurito per il buio che troverà uscendo dalla miniera. Ma mentre trasporta lo zolfo e si avvicina all’uscita ciò che lo sorprende è la luce della luna che illumina ogni cosa. Rimane rapito dalla sua bellezza al punto da commuoversi, “sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è data mai importanza”. Malgrado le brutture della vita la Luna rappresenta l’elemento consolatorio e rasserenante. Nella dicotomia flusso-forma, là dove la vita nel suo continuo fluire travolge ogni cosa, e la forma è costituita dalla fissità delle maschere che ogni uomo indossa nella vita rinunciando alla propria essenza, Ciaula trova una via d’uscita in una completa immedesimazione con la natura, una natura che lo commuove e lo rapisce e che consente di superare le brutture della vita.
Il tuo parere...
Clicca qui per scrivere le tue osservazioni
https://forms.gle/JxaYWYwqEX97UvwN8