Botros 14 - il Disturbo disforico premestruale
Caterina Scavo (https://t.me/CaterinaScavo) [Art. 2 Luglio 2023]
“Accadeva ogni mese, inizialmente non me ne rendevo conto, ma improvvisamente mi sentivo come se mi fossi trasformata in un corpo diverso. Incapace di trovare un perché al mio malessere. Le mie inquietanti emozioni prendevano possesso come in un colpo di stato e mettevano in subbuglio la mia quotidianità. Un continuo alternarsi di tristezza, rabbia, ansia si prendevano beffa della mia serenità così da lasciarla stremata ogniqualvolta decidevano che si erano divertiti abbastanza e il loro lavoro era terminato”.
Con l’inizio della pubertà, di solito fra i dodici e i quindici anni, le ragazze vivono l’esperienza del primo ciclo mestruale lamentando sbalzi d’umore e irritabilità che possono rientrare in quella che chiamiamo sindrome premestruale.
Quando parliamo di Disturbo disforico premestruale, invece, ci riferiamo ad un quadro clinico in cui i sintomi, che si verificano regolarmente, finiscono con le mestruazioni o subito dopo. L’umore è marcatamente depresso, l’ansia, l’irritabilità e la labilità emotiva sono pronunciate e possono essere presenti pensieri suicidari. Esistono, inoltre, alcuni fattori di rischio riconosciuti che possono rendere più probabile lo sviluppo di disturbo disforico premestruale.
In particolare, si tratta di:
- Stress di qualunque natura (lavorativo, psicofisico, in ambito familiare…).
- Storia di traumi
- Cambiamenti stagionali
- Fattori relativi alla vita sessuale
- Ereditarietà (50% circa dei casi)
- Interruzione dell’assunzione di un anticoncezionale ormonale
(da DSM-5, Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali)
La differenza sostanziale tra le due condizioni, dunque, consiste nel fatto che nella sindrome premestruale possono non presentarsi i disturbi affettivi e dell’umore, ma solo quelli fisici, e che i sintomi possono essere meno di cinque, tra quelli sopra elencati sopra.

La sindrome premestruale (premenstrual syndrome, PMS) è caratterizzata da un ampio numero di sintomi fisici, emotivi e comportamentali che precedono ciclicamente i giorni della mestruazione. Tali sintomi, da moderati a severi, interessano il 5-8 per cento delle donne in età fertile e possono interferire seriamente con la vita personale, relazionale e professionale.
La PMS è nota da molto tempo: già Ippocrate descriveva una serie di sintomi che insorgevano prima delle mestruazioni in quelle donne che potevano manifestare ideazione suicidaria e altri gravi sintomi (Simon B., Mind and madness in ancient Greece, 1978), nel XVIII secolo si parlava di “malumore mestruale” e nel XIX di “tensione premestruale”, mentre solo a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso si parla di “sindrome premestruale”, proprio per sottolineare il carattere composito e multifattoriale del problema.

Attualmente, il Disturbo Disforico Premestruale (PMDD) è trattato nel Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5), come una patologia a sé stante nella più ampia categoria dei disturbi depressivi.
I sintomi più caratteristici sono:
- 1. umore marcatamente depresso, senso di disperazione e/o pensieri aggressivi verso di sé
- 2. forte ansia o tensione, sensazione di essere “al limite”
- 3. forte labilità emotiva
- 4. persistente e marcata rabbia o irritabilità, con aumento dei conflitti interpersonali
- 5. scarso interesse per le attività abituali (lavoro, scuola, amici, hobby)
- 6. difficoltà di concentrazione
- 7. letargia, affaticabilità, carenza di energie
- 8. incontrollato aumento dell’appetito, spesso con smodato desiderio di alimenti specifici (maggiormente dolci e carboidrati)
- 9. ipersonnia o insonnia
- 10. altri sintomi fisici, come mastodinia o gonfiore del seno, mal di testa, dolori articolari o muscolari, gonfiore addominale
Questi molteplici sintomi interferiscono in modo significativo con il funzionamento sociale, professionale, sessuale e scolastico della donna, nonostante siano legati specificamente ai pochi giorni antecedenti e adiacenti al ciclo mestruale: per fare diagnosi, inoltre, questi sintomi non devono presentarsi nel corso di altri disturbi psico-emotivi, come depressione maggiore, disturbo da panico, distimia, disturbi di personalità e si devono presentare per almeno due cicli mestruali consecutivi. Prima di tale verifica la diagnosi può essere formulata solo in via provvisoria.
Curiosamente, è stato supposto che il DDPM sia una sindrome le cui manifestazioni si modificano in relazione ad aspetti culturali: le donne non statunitensi lamentano soprattutto sintomi somatici, mentre quelle occidentali prevalentemente sintomi affettivi. Sembra che i media stessi tendano a perpetuare l’idea che il periodo premestruale sia associato a un’affettività̀ negativa e a un’instabilità̀ dell’umore, col risultato che molte donne finiscono con l’interpretare negativamente i normali cambiamenti fisiologici legati al ciclo mestruale (Merikangas, Foeldenyi, Angst; Chrisler, Johnston-Robledo, Raging).
Le donne occidentali, dunque, sarebbero state “educate” ad avere aspettative negative relativamente al ciclo mestruale, tuttavia è chiaro che i fattori socio-culturali non possono giustificare completamente il quadro clinico.

Per un trattamento efficace è importante accompagnare la donna ad una maggiore conoscenza dei sintomi fisici, emotivi e cognitivi, così da renderla capace di riconoscerli al momento della comparsa per non sentirne sopraffatti (ad esempio, con l’utilizzo di un diario o di un calendario digitale dei sintomi).
In concomitanza, è importante fornire nuove competenze per poter affrontare l’insorgenza dei sintomi come le tecniche di rilassamento, la mindfulness o l’attività fisica leggera, che favoriscono il rilascio di endorfine, sostanze utili per combattere il dolore, e l’aumento di serotonina, importante per il miglioramento dell’umore e del sonno.
È possibile anche seguire un trattamento farmacologico suggerito da uno specialista oppure avviare un percorso psicoterapico, al fine di fornire degli strumenti di regolazione emotiva e cognitiva. La psicoterapia, infatti, può essere un percorso parallelo oppure un’alternativa agli altri trattamenti con cui non si è trovato sollievo, in quanto la sintomatologia psicopatologica premestruale può avere anche cause psicologiche come, ad esempio, un vissuto psicologico conflittuale con il ciclo mestruale.
Alle pazienti con sintomatologia da lieve a moderata, poco invalidante e sporadica, si suggerisce una adeguata attenzione alla qualità e alla durata del sonno e alla qualità dell’alimentazione nella settimana che precede il ciclo, evitando di rispondere con abbuffate di dolci al caratteristico aumento di appetito e favorendo una dieta il più possibile equilibrata, riducendo al minimo l’utilizzo di sale, caffè e alcol, che aggravano i sintomi.
Se nella lettura hai riconosciuto uno o più sintomi riconducibili al Disturbo Disforico Premestruale (PMDD), non sottovalutare ciò che provi e contatta il centro psicologico più vicino a te: la salute mentale è parte integrante della salute e del benessere dell’individuo ed è importante prendersene cura.
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