Botros 13 - La filosofia e il Sogno

Botros 13 - La filosofia e il Sogno

Jessica Mauro (https://t.me/BotrosGiornale) [Art. 4 Giugno 2023]

Il sogno ha rappresentato una sfida per i filosofi che, nel corso dei secoli, hanno tentato di spiegarne origine, funzione e significato: dall’interpretazione più diffusa nell’antichità, che attribuiva ai sogni un carattere profetico, fino alla psicoanalisi novecentesca inaugurata da Sigmund Freud (1856-1939) e orientata a riportare in superficie timori, traumi e desideri soffocati dal soggetto.

Il ruolo dell'interprete dei sogni dobbiamo sapere è sempre stato presente nella storia delle principali civiltà del mondo antico dove era tenuto in grande considerazione presso la corte dei Re.

La facoltà di interpretare sogni e visioni era in genere associata al dono della profezia, e al privilegio di un colloquio personale con entità spirituali, quali angeli e Dio stesso.


L’uomo cercava di capire ciò che era inspiegabile nella vita umana, il così detto “sovramondo”, andando in trance attraverso l’assunzione di determinate sostanze.

Erano gli sciamani che rappresentavano il tramite tra l’uomo e gli dei dell’oltretomba e assumevano le sostanze stupefacenti per andare “oltre”. Nella civiltà sumerica infatti troviamo il rituale dell'incubazione. Questa pratica richiedeva che un individuo scendesse in un luogo sacro sotterraneo, dormisse una notte intera e andasse poi da un interprete a raccontare l'eventuale sogno, che di solito rivelava una profezia.


Nel mondo greco per alcuni il sogno veniva visto come una visita fatta dagli dei che portava conoscenza. Per altri, come Ippocrate, il sogno era un metodo per conoscere lo stato di salute di una persona. Ad esempio sognare fiumi faceva riferimento al sistema urinario, la terra arida invece poteva essere interpretata come un segno di anemia.

I Greci ripresero l'usanza dell'incubazione, andando in un bosco sacro o in una grotta, dove scavavano una buca, o recandosi presso un tempio di Asclepio, dio della medicina. Lì si accoccolavano sperando di riuscire a dormire e quindi a sognare; in seguito consultavano l'esperto in oniromanzia. Le interpretazioni assumevano un ruolo di cura e guida spirituale. Tra gli interpreti ve ne erano di famosi, come Artemidoro di Daldi.


Per Omero il sogno era un messaggio divino. Ermes è il procacciatore del sogno, è lui che fa da tramite tra gli dei e chi sogna.

Le notizie più antiche sui sogni nella letteratura greca si trovano nell’Iliade. Un sogno di natura ingannevole venne inviato da Zeus ad Agamennone, per indurlo ad attaccare i Troiani senza Achille, affinché sul campo "muoiano molti Achei". L’uomo non si prende la responsabilità, è volere degli dei. Il sogno di Agamennone è un sogno come messaggio. Vediamo nell’Iliade, con il sogno di Achille, anche il sogno che esprime i bisogni del defunto. Patroclo è morto e Achille si lascia andare alla disperazione, finché il sonno non lo coglie. L’amico gli appare in sogno, chiedendogli giusta sepoltura e predicendogli la sorte avversa.

Nell’Odissea abbiamo un’idea sui sogni differente, infatti proprio per questo si pensa che Omero non l’abbia scritta da solo.


Il sogno è quell’attività mentale che si svolge durante il sonno a carattere involontario e non intenzionale. In campo filosofico lo studio del sogno viene preso in considerazione dal tempo di Platone il quale considera i sogni non altro che i nostri stessi pensieri caricati emotivamente così da formare un intreccio di ragione e sentimenti che genera inganno poiché i sensi con la loro essenza ingannevole travolgono la ragione stessa.

Per poi arrivare ad Aristotele che sostiene che il sogno è un esaltatore della realtà: il sogno, cioè, evidenzia quei piccoli stimoli sensoriali che abbiamo ricevuto durante la veglia e che attraverso il sangue giungono al cuore che ce li restituisce in una forma molto più intensa durante il sonno.

Altro filosofo che affronta il tema del sogno è Cartesio, riprendendo in parte quanto aveva già teorizzato Platone, afferma che il sogno è la quintessenza dell'inganno perché può essere così forte da confondersi con la realtà.

Infine nella filosofia antica colui che mostra maggiore interesse alla problematica del sogno è Schopenhauer, contestando la soluzione Kantiana che credeva che il principio di casualità permetteva di distinguere il mondo reale dal sogno, afferma che tutta la vita è un sogno.

Fin ad arrivare in età moderna con la nascita della psicoanalisi, una disciplina di indagine psicologica la cui fondazione viene attribuita al filosofo Freud che pubblicò un’opera intitolata “l’interpretazione dei sogni” nella quale esso esprime la sua concezione del sogno secondo cui:

“il sogno è la via maestra per esplorare l’inconscio”.

Nell’ opera Freud elaborò la prima “topica” psicologica e distinse tre sistemi: il conscio, il preconscio e l’inconscio. Il raggiungimento di quest’ultimo può avvenire non solo attraverso l’ipnosi ma anche con l’interpretazione del sogno da qui deriva la teoria del sogno di Freud in cui egli stesso afferma che il motore dei sogni sono i desideri inconsci e non accessibili all’io, tali desideri durante il sonno rafforzano i loro effetti per via della minore attività della coscienza ed emergono sotto forma di immagine onirica.


La scena onirica costituisce l’appagamento camuffato di desideri rimossi il terapeuta devi quindi risalire dal contenuto al contenuto manifesto, ovvero il sogno in sé e al contenuto latente, ovvero le circostanze che danno luogo alla scena onirica. Ma deve anche prendere in esame gli atti mancanti del paziente, come dei ricordi del passato che il paziente ha rimosso che sono prodotti da passioni inconsce secondo il principio del determinismo. Freud fondatore della psicoanalisi affermò che i processi psichici inconsci esercitano influssi sul pensiero, sul comportamento e sulle interazioni tra gli individui. La teoria psicoanalitica comprende questi dati derivati dall’osservazione psicoanalitica clinica organizzata secondo un sistema di ipotesi.

Lo psicoanalista ha lo scopo principale di aiutare il paziente a trovare soluzioni consce o preconsce, sempre più mature, ai suoi conflitti. Nel percorso teorico dei suoi studi Freud distinse tre fasi della pulsione aggressiva.

  • In una prima fase l’aggressività veniva intesa quasi esclusivamente come un aspetto della “libido”.
  • Nella seconda fase, approfondita la prima guerra mondiale, l’aggressività venne concepita come indipendente dalla libido e attribuibile alle pulsioni dell’Io.
  • Nella terza fase l’aggressività venne considerata come manifestazione di una autonoma pulsione di morte. Questi impulsi cattivi si sono ritrovati, nella loro massima espressione di distruttività, in un personaggio storico del tempo, quale Adolf Hitler. Che portò Freud a considerarlo come un uomo con gravi problemi psichici. Tanto che in Hitler si instaurò un desiderio violento meglio chiamato come il “sogno di Hitler”.

Voleva che la sua Germania diventasse padrona del mondo intero e sosteneva la supremazia della razza ariana. Voleva sterminare tutte le minoranze: primi fra tutti gli ebrei. Questo sogno di Hitler ha inizio con la fine della prima guerra mondiale quando la Germania era diventata una la Repubblica di Weimar. In seguito Hitler fondò il partito Nazista Hitler tentò di organizzare un colpo di Stato, ma il tentativo fallì; così fu condannato a cinque anni e mentre si trovava in carcere scrisse un libro “Mein Kampf” nel quale illustrava il suo folle sogno: creare un impero fondato sul mito della razza dominante.


Il concetto di razza si sarebbe concretizzato nella persecuzione in primo luogo contro gli Ebrei, accusati di essere responsabili di tutti i peggiori mali del mondo. Rafforzata la situazione in Germania Hitler si nominò Capo dello Stato e ottenne l’appellativo di Fuhrer. Servendosi dei “corpi di protezione” istaurò un regime di terrore istituendo i lager in cui venivano deportati tutti coloro da lui ritenuto di razza inferiore. L’obiettivo finale della sua politica era: lo sterminio dell’intera “razza ebraica”.

Dunque per gli antichi il sogno era una profezia, per Freud invece un linguaggio in codice. In ogni caso, per i filosofi è anche e soprattutto un elemento che mette in discussione il nostro rapporto con la realtà e con la conoscenza.


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