Amato oppure odiato, il popolo ebraico era e rimane protagonista della storia del mondo 

Amato oppure odiato, il popolo ebraico era e rimane protagonista della storia del mondo 

Paolo Castellina

Gli Israeliti sono stati e rimangono protagonisti principali della storia di questo mondo, perché Dio ha scelto di operare, attraverso di loro, i suoi progetti di salvezza dell’umanità dalle tragiche conseguenze del peccato. La loro storia si focalizza ed è funzionale all’avvento ed all’opera del Cristo, il Salvatore del mondo: Gesù di Nazareth. La maggior parte degli Israeliti, però, lo disconosce, e questo rimane fonte di grande tristezza per i cristiani: sentimento condiviso dall’apostolo Paolo nel testo biblico che esaminiamo oggi: Romani 9:1-5. Non tutto è perduto, però, anzi! L’onore e la speranza che abbiamo per gli Israeliti rimane e deve rimanere costante. 

“Io dico la verità in Cristo, non mento, perché me lo attesta la mia coscienza nello Spirito Santo; ho grande tristezza e continuo dolore nel mio cuore. Infatti desidererei essere io stesso anatema e separato da Cristo per i miei fratelli, miei parenti secondo la carne, che sono Israeliti, dei quali sono l'adozione, la gloria, i patti, la promulgazione della legge, il servizio divino e le promesse; dei quali sono i padri e dai quali proviene secondo la carne il Cristo che è sopra tutte le cose Dio, benedetto in eterno. Amen” (Romani 9:1-5). 

I propositi di salvezza dell’umanità dal peccato e dalle sue conseguenze, temporali ed eterne, passano dalla vicenda della formazione ed esperienza storica del popolo ebraico. Nei piani eterni di Dio essi ne sono strumentali. La loro unicità e destino sono diversi da qualsiasi altro popolo. Questo è ampiamente testimoniato dalla storia di questo mondo: amato oppure, molto più spesso (e non a caso), odiato, il popolo ebraico è stato e rimane sempre “fatalmente” al centro dell’attenzione. “Non ce ne se può liberare” perché, come dice il Signore e Salvatore Gesù Cristo, “la salvezza viene dai Giudei” (Giovanni 4:22). Ad Abramo Dio dice: “Io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione” (Genesi 12:2), come pure “Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Genesi 12:3); “Sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste sono le parole che dirai ai figli d'Israele” (Esodo 19:6). Agli Israeliti, e in esclusiva (che piaccia o meno), sono stati dati: “l'adozione, la gloria, i patti, la promulgazione della legge, il servizio divino e le promesse” e, soprattutto, da essi “proviene secondo la carne il Cristo che è sopra tutte le cose Dio, benedetto in eterno” (Romani 9:4).  

Agli Israeliti Dio ha concesso, infatti, onori e privilegi stupefacenti: (1) sono stati i primi ad essere chiamati ad essere figli adottivi di Dio; (2) Dio si era compiaciuto di manifestare la Sua gloria in modo unico proprio in mezzo a loro, nell'arca e nel tempio; (3) Dio aveva stabilito con loro uno speciale patto d'alleanza, più volte confermato; (4) Dio ha rivelato in modo altrettanto unico a Mosè le Sue leggi (la legislazione); (5) Dio ha rivelato loro il modo con il quale Egli vuole che Gli si renda culto (il servizio sacro); (6) Dio ha fatto e mantenuto verso di loro stupefacenti promesse. La cosa, però, più grande di tutte, (7) Dio ha fatto nascere fra di loro, come ebreo, Gesù, il Cristo, il Messia, il Salvatore del mondo, Dio stesso con noi! Quali indicibili privilegi! Le responsabilità di cui sono stati fatti carico sono indubbiamente enormi e non sorprende che molti fra di essi lo considerino un peso grande da portare. La storia del popolo ebraico trova il suo punto focale nell’avvento del promesso ed atteso Messia di Israele, Gesù di Nazareth, “Salvatore del mondo”: “...perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che costui è veramente il Cristo, il Salvatore del mondo” (Giovanni 4:42). 

“Il problema” è che come tale egli è stato (e rimane) ripudiato e respinto dalla maggior parte degli Israeliti: fatto, questo, da sempre molto doloroso per ogni cristiano. Infatti, come afferma Giovanni: “È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto” (Giovanni 1:11). Lo stesso apostolo Paolo esprime il dolore che prova per questa “contraddizione”. Nel nostro testo, infatti, egli esprime qui la sua grande tristezza proprio per il fatto che la maggioranza degli Israeliti non abbiano accolto Gesù di Nazareth come il Messia atteso, colui del quale tutte le Scritture ebraiche pur rendono chiara testimonianza. Il suo amore per il popolo ebraico è così grande che egli qui afferma: “Se solo si potesse fare uno scambio! Io mi offrirei ben volentieri ad essere io stesso maledetto, separato da Cristo e perduto e tutti loro salvati!”. Più tardi egli spiegherà come questo ripudio sia, in effetti, “funzionale” agli stessi eterni propositi di Dio che così estende a tutte le nazioni l’Evangelo di Cristo: respinto dalla maggior parte degli ebrei ed accolto in tutte le nazioni. Questo, però, non allevia il dolore che prova Paolo per i suoi “parenti secondo la carne”. 

Che molti Israeliti respingano Gesù di Nazareth e neghino che Egli sia il Messia, è indubbiamente triste e tragico, perché così svuotano di significato l'intera loro storia ed identità. Essa, infatti, era finalizzata proprio per portare alla luce e presentare al mondo Gesù, “il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno” (5). Questo, però, non sarà per sempre. Per grazia di Dio, il popolo di Dio rimane oggetto dell’amore particolare di Dio e per essi c’è ancora molto in serbo: “Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo! Perché anch'io sono israelita, della discendenza di Abraamo, della tribù di Beniamino (...) Se alcuni rami sono stati troncati, mentre tu, che sei olivo selvatico, sei stato innestato al loro posto e sei diventato partecipe della radice e della linfa dell'olivo, non insuperbirti contro i rami; ma, se t'insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te" (Romani 1:1,17,18). 

Grazie a Dio, infatti, anche se non la maggioranza, molti Israeliti nel corso della storia ed ancora oggi, hanno riconosciuto Gesù di Nazareth come il vero ed unico atteso Messia, L'hanno seguito e Lo seguono fedelmente. Ammiriamo il loro coraggio ed anticonformismo ed onoriamo la loro identità storica. La chiesa cristiana, benché non si sia in alcun modo “sostituita” ad Israele, come annunciavano già gli antichi profeti d'Israele, ora include nella stessa grazia e privilegi, gente d'ogni nazione. La nostra storia è stata innestata nella loro. I propositi di Dio non sono e non saranno mai frustrati da niente e da nessuno, nemmeno dalle nostre infedeltà. Amiamo gli Israeliti e, con umiltà e delicatezza, con la parola e con il buon esempio, li accompagniamo a riporre la loro fiducia in Gesù, “il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno” (5). 

In ultima analisi, questo è il messaggio che riguarda noi che apparteniamo “alle genti”. Spiritualmente “non c'è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore [Gesù] sarà salvato” (Romani 10:12). Sì, “in nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (Atti 4:12): Gesù di Nazareth. “Egli è "la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata, ed è divenuta la pietra angolare" (Atti 4:11). È un atto d'amore per Paolo e pure per noi, dire agli Israeliti, e a chiunque altro: “Non vi sarà per voi salvezza alcuna davanti a Dio se non vi affidate di tutto cuore a Gesù di Nazareth come vostro Signore e Salvatore, confessandolo come il Messia atteso”. Non esiste altra alternativa se si prende sul serio il messaggio del Nuovo Testamento come dev’essere, vale a dire: come ispirata Parola di Dio. 

PREGHIERA 

Signore Iddio, che in noi non manchi mai la nostra stima ed il nostro rispetto per gli Israeliti. Ti chiediamo perdono per tutti quei cristiani che, nel corso della storia, hanno mancato loro di rispetto e li hanno in vario modo osteggiati e persino soppressi. Fa' sì che con la parola e l'esempio noi si possa rendere buona testimonianza al Cristo, affinché molti di loro lo riconoscano come quello che è, cioè il Messia, Salvatore nostro e loro. Amen. 

29 luglio 2018 - Decima domenica dopo Pentecoste 

2 Samuele 11:1-15; Salmi 14; Efesini 3:14-21; Giovanni 6:1-21 

O Dio, protettore di tutti coloro che confidano in te: senza di te nulla è forte, nulla è santo. Aumenta e moltiplica su di noi la tua misericordia affinché, con te come sovrano e guida, possiamo passare le cose temporali in modo tale da non perdere 1uelle eterne; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen. 

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