Adunanza annuale del 2020 (Parte 2)  - Intervista e discorso

Adunanza annuale del 2020 (Parte 2)  - Intervista e discorso

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Siamo felici di proseguire con il programma dell’adunanza annuale. Diamo la parola al fratello Leonard Myers, assistente del Comitato degli Scrittori. Intervisterà le mogli di alcuni membri del Comitato di Filiale degli Stati Uniti. Fratello Myers, ti ascoltiamo. 

Donne di fede sono menzionate in tutta la Bibbia. Una di queste sorelle fedeli è menzionata dall’apostolo Paolo in Romani 16:1, 2. Lì si parla di Febe. Paolo dice che questa sorella “ha protetto molti”, incluso lui. 

Oggi abbiamo il privilegio di conoscere alcune sorelle fedeli che hanno qualcosa in comune. I loro mariti sono tutti membri del Comitato di Filiale degli Stati Uniti. 

- Sorella Snyder, vorremmo conoscere qualcosa di te. Ci diresti come hai conosciuto la verità? 

- Ho conosciuto la verità grazie ai miei genitori. Geova ha usato l’esempio di mia sorella e l’amore dei fratelli e delle sorelle più grandi della congregazione per attirarmi a sé. 

- Come sei arrivata alla decisione di servire a tempo pieno e poi alla Betel? 

- È stato dopo una prova difficile. Durante l’adolescenza ho perso una persona a me cara e non riuscivo a capire perché Geova avesse permesso che una persona così buona morisse. Una pioniera anziana mi ha incoraggiato a fare ricerche più approfondite sulla questione della sovranità universale. Questo studio mi ha confortato, ma mi ha anche aiutato a rivalutare le mie priorità e a chiedermi se credevo veramente che, mettendo Geova al primo posto, lui si sarebbe preso cura di me. Così sono diventata pioniera e non sono andata all’università. Ma nel giro di poco ho finito i soldi e non potevo pagare l’affitto. Ricordo che all’adunanza successiva ho messo i miei ultimi 50 dollari nella cassetta delle contribuzioni e mi sono detta: “È finita. Non fa per me, torno a studiare”. Ma quella sera ho capito che quello che dice Matteo 6:33 è assolutamente vero. Geova mi ha stupito. Ha fatto in modo che avessi quello che mi serviva nei modi più imprevedibili, e da quel momento non ha mai smesso di farlo. 

- E poi sei venuta alla Betel quando hai conosciuto Troy. Quali incarichi hai avuto alla Betel? 

- Ho fatto le pulizie, ho avuto vari incarichi nel Reparto Trasporti ed ero tra le migliaia che hanno lavorato ai progetti di costruzione di Warwick e Tuxedo. 

- Come moglie di un membro del Comitato avrai un programma intenso. Quali sono alcune sfide? 

- Beh, come, penso, tutte le mogli degli anziani, vorrei passare più tempo con mio marito. 

- Mmh, certo. E cos’hai fatto per superare questa difficoltà? 

- Preghiera, studio e meditazione mi hanno ricordato che siamo in una guerra spirituale, e quando si è in guerra le priorità devono cambiare. Quindi non possiamo aspettarci di avere una vita ideale, anche se presto l’avremo. Ora la nostra priorità è la pura adorazione. Mantenere forte il mio rapporto con Troy è importante, ma la mia gioia più grande dovrebbe venire dal mio rapporto con Geova. Un’altra cosa che mi ha aiutato è stata ricordare i sacrifici che sono stati fatti per me. Geova ha rinunciato a 33 anni col suo migliore amico per me. E poi, quando ero single e servivo come pioniera, c’erano sorelle che mi invitavano spesso a mangiare, a uscire in servizio... Mandavano anche i loro mariti di sera tardi, al freddo, ad aggiustarmi la macchina, che si rompeva spesso. Sono grata di tutto questo, e il modo migliore in cui posso dimostrare la mia gratitudine è imitare il loro esempio. 

- Ora parlaci di una benedizione che hai avuto come moglie di un membro del Comitato di Filiale. 

- Una grande pace, quella che si prova quando si ha completa fiducia nel fatto che Geova guida e benedice le decisioni prese dall’organizzazione tramite il Corpo Direttivo. Se non fossi stata la moglie di un membro del Comitato di Filiale, forse non avrei mai capito quanto questi fratelli si affidano a Geova, quanto pregano... Passano davvero tanto tempo a pregare. E quanto profondamente amano i fratelli. Li amano davvero tanto. Un po’ mi vergogno di quanto in passato tendevo a preoccuparmi, mentre adesso mi è molto più facile collaborare e seguire le indicazioni. E so che Geova è felice di questo. 

- È proprio vero. Ripensando ai tuoi tanti anni di servizio, c’è qualche episodio che ci vuoi raccontare? 

- Stavamo visitando una piccola filiale in un paese povero, devastato da decenni di guerra civile. Non avevo mai visto tanta povertà. Una sera sono andata nella sala da pranzo per prendere la cena per me e mio marito, ma prima di prenderla mi sono fermata a parlare con un fratello. A un certo punto mi sono girata e ho visto che il cibo era finito, e ho detto: “È finito tutto!” Neanche questo fratello aveva preso da mangiare, ma ha alzato le spalle e ha detto: “È solo fame”, e ha continuato a parlare con entusiasmo del suo incarico. Questo ragazzo era un pendolare, molto magro, ed era molto probabile che non avrebbe mangiato quella sera e neppure la mattina dopo. Ma aveva gli occhi che gli brillavano mentre parlava del suo incarico. Si vedeva che la sua gioia non dipendeva dalle cose che aveva e neppure da quelle che non aveva. Questo mi ha insegnato una lezione importante, perché ho capito che devo apprezzare di più quello che ho adesso e, come ha fatto lui, devo concentrarmi su quello che conta veramente. 

- E mi hai detto che poi è riuscito a mangiare quella sera. 

- Sì, infatti. 

- Ci fa piacere. Grazie per averci parlato un po’ di te e di questo episodio. 

- Ora vorremmo conoscere la sorella Shirrell Georges. Tu come hai conosciuto la verità, Shirrell? 

- Quando avevo 11 anni, mia madre ha cominciato a studiare, e un’altra sorella ha studiato insieme a me e alle mie 2 sorelle il libro Dal paradiso perduto al paradiso riconquistato. Due anni dopo, il 13 novembre del ’71, io, mia mamma e mia sorella maggiore ci siamo battezzate. 

- E come hai iniziato il servizio a tempo pieno? 

- Quando eravamo adolescenti c’era una coppia di pionieri che ci aiutava quando svolgevamo il servizio di pioniere temporaneo, come si chiamava allora. Questo mi ha spinto a voler diventare pioniera regolare dopo le superiori. E invece, dopo il diploma, ho cominciato a lavorare a tempo pieno. Poi a un congresso è stata detta una cosa interessante: “Se non siete pionieri, spiegate a Geova il perché”. In effetti non avrei saputo cosa dirgli. Allora mi sono organizzata per lavorare part time e nel settembre del 1980 sono diventata pioniera regolare. 

- Alla Betel invece come ci sei arrivata? 

- Mentre ero pioniera, collaboravo ogni giovedì ai lavori di ristrutturazione della Sala delle Assemblee di Brooklyn. Un giorno ho saputo che alla Betel era stato fatto un annuncio: le sorelle potevano servire come pendolari. Quindi dopo un po’ ho fatto la domanda e ho iniziato a servire come pendolare nel novembre del 1987. Poco prima avevo conosciuto Luther. Nel frattempo ci siamo frequentati e poi ci siamo sposati. E siamo stati accettati a servire come coppia alla Betel. 

- E hai svolto diversi incarichi alla Betel? 

- Quando ero pendolare, e anche dopo il matrimonio, ho servito nella lavanderia a secco, e per un breve periodo ho servito nel magazzino a Brooklyn. E poi abbiamo ricevuto un incarico inaspettato. Ci è stato chiesto di servire alla filiale della Giamaica a partire dal marzo del ’95. Lì ho servito nella sartoria, nella lavanderia, in cucina, alle pulizie, alle spedizioni e all’Ufficio Betel. Poi nel 2014 la filiale della Giamaica è stata accorpata a quella degli Stati Uniti, e io e mio marito siamo stati invitati a ritornare qui, prima a Patterson, dove ho servito nel Reparto Audio/Video, e adesso a Wallkill, dove servo nel Reparto Servizio. 

- Beh, anche tu sei molto impegnata. Quali difficoltà devi affrontare? 

- Spesso gli incarichi che Luther riceve richiedono di viaggiare, e quindi a volte siamo lontani dalla congregazione anche per settimane. Inoltre, non riusciamo a tornare a visitare le persone nel ministero o a condurre studi biblici con regolarità. 

- Quindi cosa avete fatto di pratico per superare il problema? 

- Ci è stato utile avvisare i fratelli ogni volta che saremmo stati via per un po’. Molte volte ci mandavano messaggi per salutarci, per sapere come stavamo, per sapere se andava tutto bene. E questo ci aiutava a sentirli vicini. Un’altra cosa che facevamo era invitare altri proclamatori ad accompagnarci a fare visite o studi biblici. Così, quando noi eravamo via, potevano andarci al posto nostro.

- Questa è una buona idea. Quali buone abitudini avevi prima di sposarti che adesso ti stanno aiutando a sostenere tuo marito? 

- Nostra madre ci ha sempre insegnato ad accontentarci e a condividere quello che avevamo. Una Torre di Guardia diceva che la vera soddisfazione deriva dall’amare e dall’essere amati. Nella nostra famiglia c’era amore, e crescere imparando a conoscere Geova e il suo amore mi ha aiutato a provare soddisfazione nel servirlo. Quindi cerco di essere contenta di qualsiasi incarico io riceva, e cerco di vedere le differenze fra me e i fratelli e le sorelle come un’opportunità per imparare dalle loro varie qualità e dalle loro personalità uniche. 

- E, ripensando ai tuoi anni di servizio, hai qualche ricordo particolare? 

- Sì. Proverbi 10:22 dice che la benedizione di Geova ci rende ricchi, e io sento di essere stata resa ricca in molti modi, con tantissimi bei ricordi. Uno di questi è sicuramente aver servito nella filiale della Giamaica per oltre 19 anni. È stato un privilegio unico poter collaborare con i fratelli. È stato davvero incoraggiante. Vedere la loro fede, vedere la loro lealtà a Geova, nonostante a volte ci fossero situazioni davvero difficili... Tutto questo ha rafforzato moltissimo sia me che mio marito. Durante quell’incarico abbiamo stretto belle amicizie che durano ancora oggi. 

- Che bei ricordi! Grazie per avercene parlato. 

- E infine vorremmo ascoltare la sorella Sunny Cheiky. Puoi dirci come hai conosciuto la verità e hai iniziato a servire a tempo pieno? 

- Io e i miei 2 fratelli siamo cresciuti nella verità grazie a mia madre. È stato difficile per lei, perché mio padre ha lasciato la verità e la nostra famiglia quando eravamo piccoli. Ma lei ci è stata di esempio. E poi, grazie all’incoraggiamento di pionieri giovani della nostra congregazione, ho iniziato il servizio di pioniera a Pasadena, in California, dopo essermi diplomata nel 1962. 

- E come sei arrivata alla Betel? 

- Ho servito dove il bisogno di proclamatori era maggiore: nel New Mexico, nella California settentrionale, come pioniera speciale nell’Iowa e poi in una piccola congregazione del Mississippi. Tom serviva come betelita a Brooklyn ed è venuto nel Mississippi per la dedicazione di una Sala del Regno. Nel maggio del 1981 ci siamo conosciuti, 7 mesi più tardi ci siamo sposati e poi ci hanno invitati a servire come coppia alla Betel. 

- Che bello. E in quali reparti hai servito? 

- Ho fatto le pulizie per i primi 3 anni e da 35 anni servo nella lavanderia. Per un po’ ho avuto anche un incarico part time nella manutenzione delle aree esterne. E adesso servo a tempo pieno nella lavanderia di Wallkill. 

- Con un programma così fitto, che difficoltà affronti? 

- Vorrei tenermi in contatto con tutti i fratelli che conosciamo grazie al nostro incarico. Ma ammetto che riuscire a sentire tutti è molto difficile, perché il tempo è poco. -

- Sei riuscita a trovare qualche soluzione? 

- Beh, mi piace scrivere lettere. Ecco cosa faccio. E così riesco a mantenermi in contatto con i fratelli. Questo mi aiuta molto. 

- E cosa ti ha aiutato a trovare l’equilibrio fra i tanti impegni? 

- Il programma di JW Broadcasting del marzo 2016 diceva di fare 3 cose. Primo, riflettere sulle benedizioni. Siamo parte dell’organizzazione che porta avanti l’opera più importante, la predicazione. Secondo, vedere il quadro più ampio. Quando mi sento stressata, cerco di vedere le cose dalla giusta prospettiva. Prima di tutto penso alla sovranità di Geova e non mi concentro su me stessa. Questo mi aiuta a mantenere la calma. E terzo, concedersi il dovuto riposo. Se non mi riposo abbastanza, non riesco a pensare chiaramente e anche le attività di tutti i giorni mi sembrano troppo pesanti. 

- Sono ottimi consigli. C’è un episodio in particolare che ci vuoi raccontare? 

- Quando servivo come pioniera speciale nell’Iowa, ho sposato un fratello che era pioniere e poi è diventato anziano. Così ho continuato a servire nella congregazione come pioniera regolare. Ma dopo diversi anni è diventato un apostata e ha cercato di trascinarmi con sé. Ma mi sono rifiutata. Gli anziani hanno fatto davvero tanto per aiutarlo a riprendersi spiritualmente, ma lui non ne voleva sapere. Non voleva affatto cambiare. Dopo un po’ ha chiesto la separazione e ha messo fine al matrimonio. Ma ho sentito l’aiuto di Geova in tanti modi. Ad esempio, c’era una coppia che mi chiamava spesso: mi invitavano ad andare a casa loro e non volevano che mi sentissi mai sola. Un altro modo in cui Geova mi ha aiutata è quando nel Mississippi ho servito con una cara sorella che aveva 20 anni più di me. Serviva come pioniera speciale da 30 anni. Aveva frequentato la 7ª classe della Scuola di Galaad. Quindi puoi immaginare quanto sia stata di aiuto per me. E ho sentito la mano di Geova anche quando ho sposato Tom e abbiamo cominciato a servire alla Betel. I momenti in cui Geova mi ha sostenuto e i tanti modi in cui mi ha benedetto sono ricordi indelebili. 

- Grazie sorella Sunny per averci raccontato qualcosa di te. 

All’inizio di queste interviste abbiamo parlato dell’esempio di Febe, una sorella fedele, e il cantico numero 137, intitolato “Donne fedeli, sorelle cristiane”, è proprio basato sulla descrizione di Febe in Romani 16:2. Le parole di questo cantico ci ricordano che le nostre sorelle mostrano una fede che tutti noi possiamo imitare, e tra queste ci sono le sorelle intervistate oggi. 

Il cantico dice: “Voi nostre sorelle, esempio di lealtà, [...] quanto lavoro prezioso fate voi! [...] Grande è il suo valore”. Apprezziamo veramente tanto l’esempio di fede di tutte le nostre care sorelle. 

Grazie, fratello Myers. E grazie anche a voi, care sorelle. In tutto il mondo ci sono tantissime sorelle leali che sostengono i loro mariti mentre mettono il Regno al primo posto. Vi ringraziamo e preghiamo per tutte voi. 

Ora avremo il piacere di ascoltare un altro membro del Corpo Direttivo, il fratello Gerrit Lösch. Il tema che ha scelto è: “Non ci arrendiamo”. Fratello Lösch, non vediamo l’ora di ascoltarti. 

Alcuni di noi sono nella verità da 40 anni, 50 anni, 60 anni o anche di più. Durante la nostra vita forse abbiamo dovuto affrontare varie prove o difficoltà. Eppure, in tutto questo noi non ci siamo arresi, e ancora oggi ci teniamo stretti al nostro Padre celeste e alla verità. Inoltre, non ci arrendiamo nel predicare la Parola di Dio. Ho scelto di basare questo discorso su 2 Corinti 4:16. Leggete questo versetto insieme a me. 2 Corinti 4:16. Dice: “Perciò non ci arrendiamo, ma anche se l’uomo che siamo esteriormente si consuma, l’uomo che siamo interiormente si rinnova di giorno in giorno”. Come è scritto, noi “non ci arrendiamo”. Inoltre, non cediamo davanti alle tentazioni. In 1 Pietro 3:6 siamo anche incoraggiati a ‘non cedere al timore’. Secondo Deuteronomio 13:6-8, agli israeliti fu detto che se un falso profeta li avesse tentati, non dovevano lasciarsi convincere né ascoltarlo. 

Nel Discorso della Montagna, secondo un’altra traduzione della Bibbia, Gesù disse ai suoi ascoltatori di pregare Geova: “Padre nostro, fa’ che non cediamo alla tentazione”. In un’occasione Pietro incoraggiò altri, in 1 Pietro 3:6, a ‘non cedere al timore’. Quando ascoltiamo dei consigli, non cediamo a distrazioni. E lo stesso quando qualcuno cerca di farci ragionare per aiutarci. E non ci tratteniamo dal confortare altri. 

Nel I secolo Paolo non si trattenne dal confortare la congregazione di Corinto. Leggiamo insieme 2 Corinti 4:1, e vediamo cosa disse loro. Paolo scrive: “Perciò, dato che abbiamo questo ministero grazie alla misericordia che ci è stata mostrata, non ci arrendiamo”. A chi si stava riferendo Paolo? Agli unti. In 2 Corinti 3:3 leggiamo le parole rivolte ai corinti, e queste sono le parole dell’apostolo Paolo, in cui li definisce “una lettera di Cristo scritta da [lui e i suoi compagni] quali ministri, scritta con lo spirito dell’Iddio vivente”. L’apostolo poi al versetto 5 riconosce umilmente che, se lui e i corinti sono qualificati, ‘lo devono a Dio’. E al versetto 6 aggiunge che Dio ‘li ha qualificati per essere ministri di un nuovo patto’. Cosa intendeva Paolo quando al versetto 1 disse: “Dato che abbiamo questo ministero”? Si riferiva al ministero di quel “nuovo patto” di cui aveva parlato poco prima. Ma leggiamo insieme questi versetti, 2 Corinti 3:5, 6: “Non che siamo qualificati da noi stessi tanto da pensare che qualcosa provenga da noi; se siamo qualificati lo dobbiamo a Dio, il quale ci ha qualificato per essere ministri di un nuovo patto, non ministri di un codice scritto ma dello spirito”. In 2 Corinti 3:18 disse: “Noi tutti riflettiamo come specchi la gloria di Geova”. Ma a chi si riferiva quando scrisse “noi tutti”? Si riferiva a tutti gli unti. 

Al capitolo 4 versetto 1 abbiamo letto: “Perciò, dato che abbiamo questo ministero grazie alla misericordia che ci è stata mostrata” eccetera. L’espressione “perciò” si riferisce a quello che Paolo aveva detto prima per incoraggiare gli unti a non arrendersi. Al capitolo 3 versetto 18, riferendosi agli unti, dice: “Siamo trasformati con una gloria sempre maggiore”, che ha il suo culmine quando ricevono la gloria della vita celeste. Dal momento che gli unti progrediscono “di gloria in gloria” finché non vanno in cielo, hanno una ragione più che valida per non arrendersi. E perseverano sapendo che li attende questo premio, questa meravigliosa ricompensa. Ecco perché al capitolo 4 versetto 1 Paolo dice: “Perciò non ci arrendiamo”. E anche al versetto 16 dello stesso capitolo Paolo dice: “Perciò non ci arrendiamo”. 

Al capitolo 3 Paolo fa un contrasto tra il vecchio patto, che è stato “privato della sua gloria”, e il nuovo patto che, come dicono i versetti 10 e 11, sarebbe stato di una gloria superiore, una gloria che sarebbe rimasta. E 2 Corinti 3:12 dice: “Visto che abbiamo questa speranza”. Quale speranza? La speranza celeste. Avete notato che assomiglia al capitolo 4 versetto 1? Lì diceva: “Dato che abbiamo questo ministero”. A quale ministero si stava riferendo Paolo? Si stava forse riferendo al ministero in senso generale? No. Si stava riferendo al ministero del nuovo patto. Al capitolo 4 versetto 7 definisce il ministero del nuovo patto un “tesoro”. Leggiamo: “Comunque abbiamo questo tesoro”, non un tesoro qualsiasi. Questo diede ai cristiani unti del I secolo un grande incentivo per non arrendersi, dato che avrebbero ricevuto il tesoro del nuovo patto, questa gloria sempre maggiore. 

Paolo scrisse: “Perciò non ci arrendiamo”

Anche leggendo i versetti successivi si capisce che Paolo si stava riferendo alla chiamata celeste, resa possibile dal nuovo patto. Quello che Paolo scrisse ai corinti dà un forte incentivo anche agli unti di oggi per non arrendersi. 

E la “grande folla” composta dalle “altre pecore”? Paolo non aveva in mente la grande folla quando scrisse le parole riportate in 2 Corinti capitoli 3 e 4. Nell’introdurre questa lettera, disse che era rivolta a “tutti i santi”. E in 2 Corinti 1:21, 22 disse: “Colui che ci ha unto è Dio. Egli ha anche impresso su di noi il suo sigillo”. Ma anche chi fa parte della grande folla ha una speranza meravigliosa grazie al ministero del nuovo patto. Un po’ di tempo fa una Torre di Guardia spiegava che, in linea generale, il principio si applica anche a loro. Così come gli unti hanno questo tesoro, il ministero del nuovo patto, anche la grande folla considera il proprio ministero un tesoro. E, come gli unti, è determinata a non arrendersi perché ha la meravigliosa speranza di vivere per sempre in un Paradiso sulla terra. 

Tutti quanti noi, a prescindere dalla speranza che abbiamo, dobbiamo perseverare. Paolo, in 2 Corinti 4:8, scrisse che “siamo oppressi in ogni modo”, alcuni più degli altri. Leggiamo per favore insieme Salmo 90:10. Tutti noi affrontiamo problemi che possono abbatterci, farci sentire scoraggiati. Qui si legge: “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per chi è più forte, ma sono pieni di affanni e dolore; passano in fretta, e ce ne voliamo via”. A causa di problemi o di delusioni, capita un po’ a tutti di sentirci giù a volte. Ma dobbiamo ricordare che Dio non ha mai promesso che avremmo avuto una vita senza problemi in questo sistema. Anche nel I secolo i servitori di Dio affrontarono  difficoltà, come la persecuzione o la povertà. Geova permette che i suoi servitori siano tentati e messi alla prova. Aveva anche predetto che nel tempo della fine ci sarebbero stati “terremoti”, guerre, l’aumento della malvagità ed “epidemie”, secondo Luca 21:11. Inoltre, in Rivelazione, si parla di un cavaliere che cavalca “un cavallo pallido” che avrebbe ucciso moltissime persone. Questo si è adempiuto negli ultimi decenni a cominciare dall’influenza spagnola alla fine della Prima guerra mondiale, quando furono contagiati all’incirca 500 milioni di persone, un terzo della popolazione di allora, e circa 50 milioni di persone morirono. 

Satana approfitta dei momenti in cui siamo più scoraggiati, proprio come un leone ne approfitta quando l’animale è più vulnerabile. Ma noi non ci arrendiamo! E non ci arrendiamo neanche quando gli altri ci deludono. Anche i fedeli servitori di Geova di cui si parla nella Bibbia si sentirono scoraggiati a volte. “Sono stremato dai sospiri”, scrisse Davide. E aggiunse anche: “Tutta la notte inondo di lacrime il mio letto; allago di pianto il mio divano”. Perché Davide si sentiva così? “A causa di tutti quelli che mi incalzano”, spiega lui stesso. Il comportamento degli altri, quello che facevano, lo feriva così tanto che non riusciva a smettere di piangere. Eppure Davide non si allontanò da Geova a causa di quello che altri esseri umani gli avevano fatto. E non dobbiamo farlo neanche noi! 

Può capitare che altri possano ferirci con quello che dicono o fanno. “Le parole sconsiderate sono come i colpi di una spada”, dice Proverbi 12:18. Quando è un fratello o una sorella a parlare in modo sconsiderato, le ferite di spada sono ancora più profonde. La nostra tendenza potrebbe essere quella di offenderci o di provare risentimento, soprattutto se pensiamo di essere stati trattati in modo sgarbato o ingiusto. Potremmo trovare difficile parlare con chi ci ha offeso, o addirittura potremmo volerlo evitare completamente. Alcuni si sono lasciati schiacciare così tanto da questi sentimenti da arrendersi e smettere di andare alle adunanze. 

Come possiamo evitare di cadere nelle trappole del Diavolo quando altri ci deludono o ci feriscono? Cerchiamo di non continuare a essere arrabbiati. Il rancore può farci soffrire così tanto che potremmo deprimerci. Invece di arrenderci a questi sentimenti negativi, prendiamo l’iniziativa, facciamo pace con chi ci ha offeso e mettiamo le cose a posto il prima possibile. Colossesi 3:13 ci esorta: “Continuate a perdonarvi senza riserve se qualcuno ha motivo di lamentarsi di un altro”. Non è detto che Satana debba avere la meglio su di noi. Abbiamo Geova e Gesù dalla nostra parte. E come possiamo avere la forza per perseverare? A Geova sta molto a cuore chi si sente scoraggiato. In Atti 17:27 leggiamo che Dio ‘non è lontano da ognuno di noi’. Geova ci conforta e ci dà forza attraverso i nostri cari fratelli, il suo spirito e la sua Parola. 

Quindi leggere ogni giorno la Bibbia e meditarci su ci è di aiuto. Nelle pubblicazioni siamo stati incoraggiati a leggere l’intera Bibbia in un anno. Se non lo avete ancora fatto, perché non vi ponete l’obiettivo di provarci? 

Nasho Dori, un fratello unto dell’Albania che perseverò quando l’opera era vietata, disse: “Mi prefissi di leggere la Bibbia per almeno un’ora al giorno, cosa che ho fatto per circa 60 anni finché la vista me lo ha consentito”. Il fratello si stava forse vantando? No, era quello che lo aveva aiutato a non arrendersi durante la rigida dittatura comunista. Con questo non vogliamo dirvi che dovete iniziare a leggere la Bibbia per un’ora al giorno, ma vi incoraggiamo a leggerla per intero in un anno e anche a leggerla con calma, in modo che possiate meditarci su. 20 minuti al giorno sono più che sufficienti per leggere e meditare su quello che abbiamo letto. Provate a leggere in modo da sentire la vostra voce. Questo vi aiuterà a procedere a un passo più lento e a meditare. 

Anche l’organizzazione di Geova ci dà forza, e lo fa attraverso le pubblicazioni che ci provvede. Inoltre veniamo incoraggiati molto dalle nostre adunanze, per non parlare della bellissima compagnia dei nostri fratelli, sia di persona che tramite videochiamata. Quindi, fratelli, non arrendiamoci! Anche gli anziani che si prendono cura della congregazione ci aiutano a perseverare. E anche i proclamatori della congregazione fanno molto per rafforzarci. Secondo Ebrei 10:25 Geova si aspetta che ci incoraggiamo a vicenda, e fare questo non è mai stato così importante come adesso. Non dimentichiamo mai le parole che Geova ha fatto scrivere in 2 Tessalonicesi 3:13, dove dice: “Quanto a voi, fratelli, non smettete di fare il bene”. Anche Galati 6:9 dice: “Perciò non smettiamo di fare ciò che è eccellente, perché a tempo debito raccoglieremo”. 

Quindi cosa vogliamo fare? Quello che dice il versetto chiave di questo discorso, 2 Corinti 4:16: noi “non ci arrendiamo”. 

Grazie, fratello Lösch. Tutti noi siamo determinati, come dicono le Scritture, a non arrenderci, qualsiasi cosa dovremo affrontare in questi ultimi giorni. 

Vogliamo anche ricordarvi che la parte conclusiva dell’adunanza annuale sarà disponibile il 1° febbraio 2021 nella sezione JW BROADCASTING. 



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