ASC Diamondback Viper

ASC Diamondback Viper

CarFanatics

Se la Dodge Viper di seconda generazione era, e rimane tutt'oggi, una velocissima e piuttosto folle sportiva, questo non ha fermato gli innumerevoli elaboratori che negli anni hanno messo mano all'americana, potenziandola e modificandola, dando vita ad varianti più o meno estreme.
Una tra le più curiose e peculiari venne presentata al mondo in occasione del Salone dell'automobile di Detroit (NAIAS) del 2006, nata dalla mano di American Specialty Cars in collaborazione niente meno che con McLaren, le quali svelarono la ASC Diamondback.

Nata per volontà appunto di ASC, la stessa che collaborò con Dodge nella creazione della Viper SRT-10, la Diamondback voleva mostrare al mondo le potenzialità della sportiva, e ciò che poteva diventare se messa nelle giuste mani.

I ritocchi partirono dunque dal look, con il costruttore che andò a vestire la Viper di una carrozzeria in gran parte in carbonio, a partire dallo splitter anteriore esteso, sopra al quale trovava posto l'enorme cofano, anch'esso realizzato nel medesimo composito e che si distingueva, oltre che per l'assenza della presa d'aria anteriore e per la presenza degli sfiati laterali, anche per la peculiare apertura centrale, dalla quale facevano capolino i dieci cornetti d'aspirazione ora montati sul propulsore.
Proseguendo si notavano il tetto, anch'esso in carbonio, e le minigonne laterali, allargate comprensive dei due scarichi per lato, le quali si univano agli sfiati dietro ai passaruota anteriori, dal disegno incattivito.
Giunti infine in coda si trovava un paraurti con sfiati lievemente rivisto, sopra il quale venne installato uno spoiler più pronunciato integrato nella bauliera, sulla quale venne persino installato un interruttore di spegnimento del motore, il tutto realizzato in carbonio.

A vestire la rinnovata carrozzeria, che portò ad un alleggerimento complessivo di 38 kg, per un peso inferiore ai 1.500 kg, una livrea bianca con parti in carbonio esposto, tra cui spiccava la striscia centrale bordata in Viper Blue ed arancione McLaren.

Salendo a bordo l'ambiente rimase in gran parte quello della classica Viper, in questo caso con sedili a guscio in pelle nera dotati di cinture a quattro punti Willians, inserti in carbonio ed arricchito da elementi quali il volante in pelle, il tachimetro con fondoscala a 220 miglia orarie (254 km/h) ed indicatori addizionali per temperatura del liquido di raffreddamento, voltaggio della batteria e pressione e temperatura dell'olio motore.

Se fino a qui il contributo di McLaren fu piuttosto minimo, per non dire totalmente assente, è giunti alla meccanica che ASC si rivolse al costruttore inglese per elevare le prestazioni della Viper.

Nonostante purtroppo non si abbiano molti dettagli sulle modifiche di McLaren Performance Technologies, sappiamo che il possente 8.3L V10 venne rivisto tramite l'installazione dei già citati cornetti di aspirazione con rispettivi corpi farfallati, uno per cilindro, che assieme al nuovo scarico in acciaio permisero di far salire la potenza dai canonici 510 a ben 624 CV, scaricati a terra dalla trazione posteriore con differenziale a slittamento limitato tramite un manuale a 6 marce, i quali permisero di limare lo 0-100 a soli 3,5", contro i 3,8 della SRT-10, ottenuti anche grazie all'alleggerimento.

Continuavano le modifiche meccaniche l'assetto ribassato di circa 3 cm, l'impianto frenante potenziato Brembo con pinze griffate Viper ed i nuovi cerchi in alluminio da 19", ora gommati Michelin Pilot Sport.

Realizzata in un singolo esemplare, principalmente perché poco dopo il suo debutto ASC dichiarò il fallimento, la Diamondback Viper rimane ad oggi una meravigliosa, nonché rarissima, rivisitazione della sportiva Dodge, notevolmente modificata, senza però perdere l'animo feroce che la caraterizzava.


Dodge Viper SRT10 Coupe


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