7 miti che Apple usa per giustificare la tassa del 30% sulle applicazioni

7 miti che Apple usa per giustificare la tassa del 30% sulle applicazioni

Daniil Gentili dal post di Pavel Durov

Apple investe molto denaro nelle pubbliche relazioni al fine di mantenere una posizione di monopolio. Se segui il dibattito attorno alla tassa del 30% di Apple che porta a prezzi più alti e applicazioni peggiori, avrai sicuramente incontrato almeno una delle false narrative descritte qui sotto.

Mito 1. La tassa del 30% serve ad Apple per mantenere l'App Store

In realtà, il costo di mantenimento dell'App Store è una minima frazione di ciò che Apple prende dagli sviluppatori. Ogni trimestre, Apple riceve miliardi di dollari dalle applicazioni di terze parti. Ma i costi di hosting e moderazione delle applicazioni si contano in decine di milioni, non miliardi di dollari. Noi di Telegram lo sappiamo, perché gestiamo e visioniamo più contenuti pubblici di quanti ne gestirà mai l'App Store. Anzi, qualsiasi azienda che gestisce una piattaforma di condivisione video ha bisogno di più server e moderatori di una azienda che gestisce un app store.

Mito 2. La tassa del 30% serve ad Apple per reinvestire e costruire iPhone migliori.

In realtà, Apple ha a disposizione circa 200 miliardi di dollari in contanti – e non sa cosa farne. I soldi che Apple toglie a startup che ne hanno disperatamente bisogno per crescere vengono depositati quasi permanentemente in conti offshore. Negli ultimi due anni, Apple ha solo cercato di raggiungere le funzionalità e l'hardware dei dispositivi Android. Siccome Cupertino non innova più, e copia solo cose che non hanno bisogno di un grande budget di ricerca e sviluppo, i $200 miliardi (inclusi i soldi presi agli sviluppatori) non vengono usati per migliorare gli iPhone.

Mito 3. Chiunque può competere con Apple se non gli piace la loro tassa del 30%

Il problema non è tanto creare un sistema operativo mobile (OS) rivale, ma convincere gli sviluppatori a creare applicazioni per questo nuovo OS. C'è un circolo vizioso: gli sviluppatori non creano app se l'OS non ha abbastanza utenti, e gli utenti non comprano gli smartphone se non ci sono abbastanza applicazioni. Persino Microsoft, con la sua enorme influenza presso gli sviluppatori, fallì nel farsi creare applicazioni (come Instagram) per Windows Phone, e venne costretta a chiudere il proprio OS. Quindi, non importa quanto si investe per creare un'alternativa, il mercato degli OS mobili nel 2020 non accetta nuove entrate.

Mito 4. Senza l'iPhone, gli sviluppatori mobili non avrebbero modo di distribuire le loro applicazioni.

Non solo questo è falso, ma è vero il contrario: senza applicazioni di terze parti, poche persone comprerebbero un iPhone nel 2020. Apple non ha inventato le applicazioni mobili native, e se non ci fosse stata Apple, un'altra azienda avrebbe offerto il proprio sistema operativo mobile touch, forse un paio d'anni dopo. Prima che il mondo cambiasse da desktop a mobile, gli sviluppatori avevano già centinaia di migliaia di utenti e pagavano zero commissioni ai creatori degli OS desktop. Per gli sviluppatori di servizi per consumatori, l'arrivo dell'App Store fu un cambiamento in peggio.

Mito 5. Gli sviluppatori che non vogliono pagare la tassa del 30% sugli iPhone possono semplicemente sviluppare app per Android.

Gli sviluppatori non hanno veramente una scelta tra iOS e Android: se vogliono creare un servizio che è socialmente rilevante, devono costruire applicazioni per entrambe le piattaforme del duopolio mobile. Provate ad immaginare Telegram o TikTok solo su Android e capirete subito perché è impossibile evitare Apple. Non si possono semplicemente escludere gli utenti iPhone. Per quanto riguarda gli utenti iPhone, per un consumatore il costo di cambiare da iPhone ad Android è talmente alto da costituire un caso di blocco monopolistico (più informazioni su questo in The Antitrust Case Against Apple, uno studio dell'università di Yale).

Mito 6. La tassa del 30% dell'App Store è in linea con le commissioni delle altre piattaforme

Apple ha appena pubblicato uno studio dove viene indicato che anche altre piattaforme come il Google Play di Android hanno una commissione del 30%. Questo confronto è irrilevante, perché su Android gli utenti possono installare applicazioni da fonti alternative a Google Play. Si possono persino creare app store alternativi su Android. Per quanto riguarda le altre piattaforme menzionate nella panoramica di mercato, esse non hanno nulla a che fare con i sistemi operativi mobili e non hanno neanche lontanamente lo stesso numero di utenti / numero di app di terze parti / costi di transizione per i consumatori.

Mito 7. L'ispezione da parte di enti regolatori delle attività di Apple vìola le regole del mercato libero e della concorrenza leale

Come già visto nel Mito 3, non solo non c'è vera concorrenza nel mercato mobile, ma Apple non è un giocatore nel "mercato libero", perché usa attivamente il potere degli enti legislativi per criminalizzare il jailbreak e assicurarsi il completo controllo di ogni dispositivo che vendono. Siccome il monopolio di Apple è già rafforzato dagli enti legislativi, è difficile mantenere un approccio liberale alle loro pratiche. Finché i governi aiuteranno Apple a mantenere il proprio monopolio, saranno anche responsabili degli effetti negativi.


Ora che l'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno avviato investigazioni antitrust contro Apple, mi aspetto un rafforzamento della diffusione di questi miti. Non possiamo stare fermi e lasciare che gli agenti PR di Apple facciano il proprio lavoro. Alla fine, è compito nostro – di consumatori e creator – difendere i nostri diritti e impedire ai monopoli di derubarci. Con l'inganno, ci hanno tratto in una posizione di stallo, perché abbiamo già comprato una quantità critica di dispositivi e sviluppato una quantità critica di applicazioni. Ora, non possiamo più farci prendere in giro.