Una folla “osannante”. Ma che vuol dire “osanna”?

Una folla “osannante”. Ma che vuol dire “osanna”?

Paolo Castellina

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Quella che chiamiamo “ La Domenica delle Palme” è la celebrazione che la comunità cristiana fa dell’episodio evangelico dell’ingresso trionfale di Gesù di Nazareth a Gerusalemme. Una folla speranzosa lo acclama come il leader che li avrebbe portati alla liberazione dal pesante giogo che li opprimeva. Di più, lo acclama come il Messia, il Cristo, il Salvatore, colui che finalmente avrebbe stabilito l’agognata shalom e le loro grida di osanna lo testimoniano.

Sarebbero stati delusi? Molti sì, perché Gesù non si sarebbe rivelato quel Messia che attendevano. Gesù di Nazareth, però, era e rimane l’unico e il vero Messia, il Salvatore del mondo, così come le antiche profezie di Israele lo preannunziano. La maniera in cui Gesù realizza la sua messianicità, la salvezza dal peccato e dalle sue conseguenze, spesso è diversa da quella che ci attendiamo, ma è la più efficace, l’autentica. Lo stesso racconto evangelico dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme è pregnante di riferimenti alle antiche Scritture di Israele il cui messaggio è inequivocabile e che non ci deve sfuggire, a partire dal significato stesso dell’esclamazione osanna! che risuona quel giorno dalla folla che lo acclama. Che vuol dire? Scopriamolo insieme dopo la lettura di questo episodio in Matteo 21:1-10.

“Quando Gesù e i suoi discepoli furono vicini a Gerusalemme, in prossimità di Bètfage, sul Monte degli Ulivi, Gesù mandò avanti due dei suoi discepoli al villaggio più vicino. «Non appena entrerete», disse loro, «troverete un'asina legata, con il suo puledro vicino. Slegateli e portatemeli qui. Se qualcuno vi chiede cosa state facendo, dite soltanto: "Il Signore ne ha bisogno, ma ve li renderà subito", e non ci saranno contrattempi». Con questo fatto si avverava l'antica profezia: «Dite a Gerusalemme che il suo re viene verso di lei, cavalcando umilmente un puledro d'asina!». I due discepoli fecero come Gesù aveva loro ordinato. Gli portarono le due bestie, poi misero i loro mantelli sulla groppa del puledro, perché Gesù potesse cavalcarlo. E molti fra la folla stendevano i propri mantelli davanti al suo cammino, mentre altri tagliavano rami d'albero da stendere per terra davanti a lui. E la folla, che lo precedeva e lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». Quando Gesù arrivò, tutta la città di Gerusalemme era in agitazione. «Chi è mai quest'uomo?!» chiedevano tutti” (Matteo 21:1-10 BDG).

L’ingresso trionfale di Gesù di Nazareth a Gerusalemme avviene il sabato prima della Pasqua, chiamato dagli ebrei “il Grande Sabato”. Gli avvenimenti di questo racconto, così come ci sono narrati dai vangeli, sono carichi di riferimenti biblici veterotestamentari che ci vogliono dimostrare come Gesù di Nazareth sia di fatto il Messia atteso così come era stato profetizzato, riferimenti la cui pregnanza di solito ci sfugge.

Un piccolo excursus sul contesto biblico di questi fatti può esserci utile per comprendere meglio. Secondo il Talmud[1], uno dei testi sacri dell’ebraismo, l’inizio dell’esodo del popolo di Israele dall’Egitto inizia il giorno di giovedì del 15 del mese di Nisan, ed il popolo aveva scelto l’agnello da offrire in sacrificio quattro giorni prima, il 10 di Nisan, che quell’anno cadeva di sabato (Esodo 12:1-6). Quel sabato è chiamato “il grande sabato” (שבת הגדול shabat ha gadol) perché gli Israeliti avevano preso gli agnelli dagli egiziani per sacrificarli nonostante l’umiliazione della loro divinità (il dio ariete Amon[2]). Secondo il midrash, gli israeliti spiegano che essi intendevano sacrificare l’agnello per comando del Signore, che avrebbe poi distrutto tutti i primogeniti d’Egitto. Quando i primogeniti egiziani odono questo, implorano i loro padri di lasciare andare gli Israeliti, ma le loro grida vengono ignorate fintanto che scoppia una sorta di guerra civile in Egitto in cui molti rimangono uccisi[3]. Questa guerra intestina è chiamata “la guerra dei primogeniti” ed è considerata un ulteriore miracolo che aiuta gli Israeliti a lasciare l’Egitto. Per queste ragioni, il sabato prima della Pasqua è chiamato “il Grande Sabato”.

In base alla testimonianza di Matteo 21:1-5, Gesù e i Suoi discepoli si dirigono da Gerico a Gerusalemme passando per Betfage, presso il monte degli Ulivi, dove Gesù incarica discepoli di procurargli un’asina e un puledro, con cui esegue il Suo ingresso trionfale in Gerusalemme il 10 Nisan o 10/11 Nisan.

Il Grande Sabato prefigura l’offerta dell’Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo. Gesù fa il suo ingresso trionfale a Gerusalemme cavalcando un asinello, a significare la Sua messianicità, in adempimento alla profezia di Zaccaria: “Gioisci, sii contenta, Gerusalemme! Esulta di felicità, città di Sion! Guarda, il tuo re viene a te, giusto e vittorioso, umile e sopra un asino, un asinello puledro d'asina” (Zaccaria 9:9). In quel periodo, quando i pellegrini venivano per scegliere l’agnello da sacrificare a Pasqua, essi vedono Gesù e lo acclamano gridano “Osanna!”.

L’esclamazione “Osanna” proviene dal termine ebraico הוֹשִׁיעָה נָּא (oscija-na). הוֹשִׁיעָה (oscija) vuol dire “Salvaci! Liberaci!” e il נָּא (na) è un’espressione di incitamento, di incoraggiamento. Il tutto potrebbe essere tradotto con “Orsù, salvaci!”, “Forza, deciditi: salvaci, liberaci!”. Si tratta delle espressioni del Salmo 118:25-26: “Ti preghiamo, Signore: aiutaci! Donaci, Signore, la vittoria! Benedetto colui che viene nel nome del Signore. E noi, dal suo tempio, vi benediciamo!” (TILC).

In questa domenica chiamata “delle Palme”, noi facciamo nostra l’acclamazione della folla di quel giorno proclamando che Gesù di Nazareth è il Messia, il Salvatore del mondo, l’Agnello per eccellenza che si sacrifica sulla croce per espiare i peccati di tutti coloro che nel mondo si affidano a Lui per essere salvati dal peccato e dalle sue conseguenze ed essere così riconciliati con Dio.

Gesù di Nazareth era e rimane il Messia, il Salvatore del mondo, il Salvatore di te che ascolti o leggi queste parole. Se Dio ti dà la grazia di andare più a fondo di questa questione, di approfondire il messaggio biblico, potrai scoprire la verità e l’efficacia della Persona e dell’opera di Gesù di Nazareth.

25 Marzo 2018 - Domenica delle Palme

Isaia 50:4-9; Filippesi 2:5-11; Marco 14:1-15:47; 15:1-39, 40-47; Salmi 31:9-16

Onnipotente ed eterno Iddio, nel tuo tenero amore verso il tuo popolo hai mandato il tuo Figlio e Salvatore nostro Gesù Cristo per prendere su di sé la natura umana e soffrire la morte in croce, dandoci un esempio di grande umiltà. Concedici, nella tua misericordia di camminare sulla via della sua sofferenza come pure di partecipare alla sua risurrezione, per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Talmud 

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Amon 

[3] Tosafot Shabbat 87b

אָנָּא יְהוָה הוֹשִׁיעָה נָּא אָנָּא יְהוָה הַצְלִיחָה נָּא׃

בָּרוּךְ הַבָּא בְּשֵׁם יְהוָה בֵּרַכְנוּכֶם מִבֵּית יְהוָה׃

[Ascolta qui la pronuncia ebraica di questo versetto]