Tutti bocciati!

Tutti bocciati!

Paolo Castellina

Tutti bocciati!

Avete avuto l’esperienza di essere “bocciati” a scuola? Oppure di non essere riusciti a “passare le qualificazioni” in una gara sportiva? Come vi sentivate? Credevate di farcela, di “poter passare”, magari grazie alla “misericordia” dell’insegnante o ad una raccomandazione, ma non siete riusciti ad arrivare all'agognata “sufficienza”.

Davanti ai “criteri di qualificazione” morali per essere “a posto” davanti a Dio nessuno di noi “arriva alla sufficienza” ed è in grado essere “promosso” (alla gloria del cielo). Lo afferma la Parola di Dio. Potremmo anche confrontarci con altri e considerarci relativamente “a posto”. Potremmo pensare di avvalerci di raccomandazioni di varia natura, o confidare nella “clemenza della corte”, ma a confronto con i criteri morali e spirituali stabiliti per noi da Dio, nessuno verrà promosso. Nessuna illusione. Eppure c’è sempre chi si illude sulla propria bontà… Le cose stanno diversamente. Meglio accettare la diagnosi che fa la Parola di Dio sulla nostra vera condizione. Possiamo uscirne? Certo, ma non come ci immaginiamo di solito… Vediamo che afferma l’Apostolo.

“Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottoposti al peccato, com'è scritto: «Non c'è nessun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno». «La loro gola è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno tramato frode». «Sotto le loro labbra c'è un veleno di serpenti». «La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza». «I loro piedi sono veloci a spargere il sangue. Rovina e calamità sono sul loro cammino e non conoscono la via della pace». «Non c'è timor di Dio davanti ai loro occhi». Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato” (Romani 3:9-20).

L'apostolo Paolo arriva qui alla ad esplicitare la tesi che si era proposto di dimostrare: non c'è al mondo alcuno che possa considerarsi giusto davanti a Dio. Se si dovesse assegnare a tutti un “voto in condotta”, sia “i Greci” (allora considerati “privi di legge” e di morale) che i Giudei (che si vantavano della loro conformità alla legge di Dio), nessuno “arriva alla sufficienza”. Tutti sono da considerarsi “respinti”, tutti vengono meno (in maggior o in minor misura) ai criteri di giustizia stabiliti da Dio. Se la sufficienza è “il 6”, avere “4” o “5 e mezzo” non li porterà alla “promozione” e non vi sarà alcun ...“esame di riparazione”. Tutti indistintamente “siamo sottoposti al peccato”, siamo governati, controllati, condizionati dal peccato. Esso contamina ogni aspetto del nostro essere e pregiudica anche le nostre aspirazioni più nobili, impedendoci di raggiungere lo standard che ci è richiesto.

A riprova di tutto questo, l'Apostolo cita, parafrasandolo, il Salmo 14, che presenta la stoltezza di chi afferma “Non c'è Dio”. È indubbiamente comodo negare Dio, vivere come se Lui non esistesse, “non cercarlo” ed eventualmente immaginarlo come noi vorremmo. È “conveniente” stabilire noi stessi i criteri secondo i quali vivere, giustificare noi stessi e persino scandalizzarci indignati per il rigore “inaccettabile” di ciò che Dio esige da noi. Questa descrizione ci pare “troppo negativa” e “pessimista”. “Oh, ma come? Che esagerazione! Nessuno che cerchi Dio... nessuno che capisca... tutti sviati e corrotti... nessuno che pratichi la bontà... bugiardi, senza timore di Dio, sanguinari...”. È così, mettiamocelo in testa, Dio ha ragione e certamente vede le cose molto meglio di come le vediamo noi, che solo ci facciamo illusioni sulla natura umana così come oggi si presenta. Abbiamo fatto molti progressi tecnologici, ma moralmente siamo ancora “all'età della pietra”, solo eventualmente “più raffinati” nella nostra malizia. Meglio far silenzio e riconoscere onestamente che davanti a Dio siamo colpevoli e condannati.

Certo, vorremmo un Dio che “tutto perdona” e che accetti le nostre giustificazioni! Ci illudiamo così, non solo di “non essere poi così male”, ma che esistano anche uomini e donne che siano riusciti a conseguire, con i loro sforzi e virtù, “la santità”. Appendiamo alle pareti la loro raffigurazione come simbolo dell'uomo glorificato, onnipotente, “realizzato”, mitizzandoli. Ogni tanto, di questi personaggi, però, qualcuno scopre “il lato oscuro”: non avrebbe potuto essere diversamente, perché ogni opera umana è contaminata dal peccato, fondamentalmente inadeguata. Persistiamo a “credere nell'uomo” e ne rimaniamo regolarmente delusi. Preferiamo però metterci una benda sugli occhi per non vedere, cullandoci nelle nostre illusioni, ostinatamente rifiutando la diagnosi oggettiva e verace che dell'essere umano Dio fa nella Sua Parola. In fondo al nostro cuore sappiamo bene di non essere adeguati, di non essere quel che sappiamo di dover essere. I criteri di giustizia di Dio rilevano il nostro condizione di peccato, quella dalla quale, da soli, non potremo mai uscire.

Ecco così come, nella Sua Parola Dio ci chiama a rinunciare ad ogni nostra illusione su noi stessi e sugli altri. Iddio, però, non lo fa per farci cadere nella depressione e nell'autodistruzione. Vuole giustamente che disperiamo di noi stessi, ma affinché noi troviamo in Lui la soluzione al dilemma dell'umana giustizia. Accettare la diagnosi di Dio sulla condizione umana significa incamminarci a trovare nel Signore e Salvatore Gesù Cristo la risposta che sola può dare speranza e concreta soluzione alla situazione che viviamo individualmente e collettivamente.

PREGHIERA

Signore Iddio, rinuncio ad ogni mia illusione e pretesa. Accetto la diagnosi negativa che Tu fai sulla mia vita e la considero un salutare realismo. Dispero di me stesso: è per questo che cerco la Tua grazia, È per questo che mi aggrappo a Cristo, unica mia speranza. Amen.

Le altre riflessioni sulla Lettera ai Romani

18 Febbraio 2018 - Prima Domenica di Quaresima

Letture: Genesi 9:8-17; 1 Pietro 3:18-22; Marco 1:9-15; Salmi 25:1-9

Onnipotente Iddio, il cui Figlio benedetto era stato condotto nel deserto per essere tentato da Satana: vieni presto in nostro aiuto quando siamo assaliti da tentazioni; e giacché conosci la debolezza di ciascuno di noi, che noi si trovi in Te colui che è disposto a salvare; per Gesù Cristo tuo Figlio nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, ora e per sempre. Amen.

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