Tener viva la fede nella Risurrezione

Tener viva la fede nella Risurrezione

Paolo Castellina
  • Le “ricorrenze” non sono inutili. Il tradizionale “anno liturgico” della chiesa cristiana ci ripropone ogni anno, accompagnati dalle letture bibliche pertinenti, gli avvenimenti fondanti della nostra fede che s’incentrano sulla vita, morte e risurrezione del Signore e Salvatore Gesù Cristo. Ricorrenze tediose? No, la sostanza di quegli avvenimenti si deve radicare sempre meglio in noi. Ecco così che le domeniche del ciclo pasquale ci portano a riconsiderare la Risurrezione come dato fondante dell’intera fede biblica, indubbiamente da tenere viva in noi in tutta la sua pregnanza. Vediamo oggi in che modo, a partire da un testo di Giobbe!
  • 8 Aprile 2018 - Seconda Domenica di Pasqua - Atti 4:32-35; 1 Giovanni 1:1-2:2; Giovanni 20:19-31; Salmo 133
  • Preghiera: Onnipotente ed eterno Dio, che nel mistero di Pasqua hai stabilito il Nuovo Patto della Riconciliazione: Concedi che tutti coloro che sono stati rigenerato per far parte del Corpo di Cristo possano manifestare nella loro vita tutto ciò che professano con la loro fede, per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Nella sua provvidenza Dio attizza il fuoco della fede del suo popolo attraverso la regolare celebrazione della Santa Cena e la predicazione della verità centrali della nostra fede. Queste verità ci vengono proposte attraverso le letture bibliche domenicali del Calendario liturgico che, nell’ambito di un anno, ci ripresentano la nascita, vita, sofferenza, morte, risurrezione e ascensione del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Si potrebbe pensare che sia alquanto tedioso, quasi “una noiosa formalità”, il dover riprendere sempre fatti che riteniamo ormai scontati, da cui, secondo alcuni, l’esigenza di “parlare d’altro”. Sicuramente è necessario “andare oltre” ai fondamenti della nostra fede riflettendo pure sugli altri argomenti della ricchissima rivelazione biblica. Richiamare alla memoria ed approfondire i fatti centrali della nostra fede, però, non è mai superfluo, sia nel contesto della proclamazione pubblica che della riflessione personale. La natura umana, infatti, ci porta ad avere una memoria piuttosto labile, che, per di più, è facilmente distratta ed influenzata da ciò che ci quotidianamente ci presenta il mondo con le sue ben limitate prospettive. 

Il tempo liturgico delle domeniche di Pasqua ci richiama a conservare viva, della realtà, l’ampia prospettiva della Risurrezione. Non si tratta, infatti, di una “fuga nelle nuvole”, di un illusorio “pio desiderio”. La rivelazione biblica è sempre rilevante e concreta, ma le sue prospettive sono molto più ampie della comune esperienza umana. Per la fede cristiana, il logoramento e la morte del nostro corpo non dice l’ultima parola sulla nostra esistenza, e la fede nella risurrezione, realizzata nella “primizia” di quella del Cristo, è una costante di tutta la rivelazione biblica. 

Emblematica è la fede di Giobbe, che dice:

“Ma io so che il mio Redentore vive e che alla fine si leverà sulla terra. Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, nella mia carne vedrò Dio. Lo vedrò io stesso; i miei occhi lo contempleranno, e non un altro. Il mio cuore si strugge dentro di me” (Giobbe 19:25-27).

Giobbe ha fiducia di avere un Redentore, un “vindice” che gli permetterà, anche al di là delle limitazioni della vita terrena, in qualche modo, con un corpo, di “vedere Dio”, di godere per sempre, per grazia, della comunione con Lui. Per Giobbe, e sicuramente per Dio, questo nostro attuale corpo che si logora, si consuma e muore, “non è un problema”.

La “polvere” di cui siamo fatti non costituisce il tutto della nostra esistenza. Dobbiamo “ricordarci del nostro Creatore” prima che: “la polvere ritorni alla terra com'era prima e lo spirito torni a DIO che lo ha dato” (Ecclesiaste 12:7), perché a Dio ritorneremo e la nostra vita verrà sottoposta al suo giudizio. Infatti: “è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, e dopo ciò viene il giudizio” (Ebrei 9:27).

Il capitolo 11 della lettera agli Ebrei descrive grandi uomini e donne di fede, dopodiché dice: “Le donne riebbero per risurrezione i loro morti; altri invece furono distesi sulla ruota e martoriati, non accettando la liberazione, per ottenere una migliore risurrezione” (Ebrei 11:35). Il profeta Daniele scrive su quel che accadrà negli ultimi giorni: “La moltitudine di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglierà, alcuni per vita eterna, altri per vergogna e infamia eterna” (Daniele 12:2, cfr. Isaia 26:19; Salmo 16:10). Il primo ad essersi risvegliato per la vita eterna è stato il Messia, Gesù Cristo.

Alcuni sostengono che ciò che il Nuovo Testamento proclama sulla risurrezione del corpo di Gesù non sia che una montatura dei suoi discepoli nel tentativo di far concordare la cosa con le molte profezie al riguardo della morte del Messia e la sua risurrezione dai morti. Di fatto, però, i discepoli di Gesù non avrebbero connesso Gesù con queste profezie se non molto più tardi nel tempo, anche se Gesù a questo ben li aveva a questo preparati, quando aveva detto: “Lo consegneranno poi nelle mani dei gentili perché sia schernito, flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno egli risusciterà” (Matteo 20:18-19; cfr. Marco 8:31). Gesù stesso, infatti, si era paragonato al profeta Giona dicendo: “...come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così starà il Figlio dell'uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Matteo 12:40). 

Nel racconto di Luca sull’apparizione del Cristo sulla strada per Emmaus è Gesù stesso che spiega ai suoi discepoli in che modo la sua vicenda fosse l’adempimento delle Scritture profetiche che lo riguardavano: “Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano” (Luca 24:26-27).

Gesù aveva loro spiegato testi biblici come i seguenti:

  • Il Messia sarebbe stato respinto: “Disprezzato e rigettato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile a uno davanti al quale ci si nasconde la faccia, era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna” (Isaia 53:3; cfr. Luca 17:25; 1 Pietro 2:7).
  • Il Messia avrebbe portato su di sé il castigo e la maledizione conseguenza della trasgressione della Legge: “Fu portato via dall'oppressione e dal giudizio; e della sua generazione chi rifletté che era strappato dalla terra dei viventi e colpito per le trasgressioni del mio popolo?” (Isaia 53:8).
  • Giudicato da un'ingiusta sentenza (un giudizio oppressivo) il Messia sarebbe stato accusato di un crimine che, secondo la legge di Israele, l’avrebbe portato alla condanna a morte: “Se uno ha commesso un delitto che merita la morte ed è stato messo a morte, e tu l'hai appeso a un legno, il suo cadavere non rimarrà tutta la notte sul legno, ma lo seppellirai lo stesso giorno; perché colui che è appeso è maledetto da Dio, e tu non contaminerai la terra che l'Eterno, il tuo DIO, ti dà in eredità” (Deuteronomio 21:22; cfr. Marco 15).
  • Le sue mani e i suoi piedi sarebbero stati perforati e le sue vesti spartite a sorte: “Poiché cani mi hanno circondato; uno stuolo di malfattori m'ha attorniato; m'hanno forato le mani e i piedi. Io posso contare tutte le mie ossa; essi mi guardano e mi osservano. Spartiscono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica” (Salmi 22:16-18, cfr. Luca 22:40; Matteo 27:35).
  • Il Messia avrebbe pagato il prezzo del riscatto per la nostra morte a causa del peccato: “Io li riscatterò dal potere dello Sceol, li redimerò dalla morte. O morte, io sarò la tua peste. O Sceol, io sarò la tua distruzione. Il pentimento sarebbe nascosto ai miei occhi” (Osea 13:14; cfr. Marco 10:45).
  • Il Messia sarebbe risorto dai morti il terzo giorno: “Dopo due giorni ci ridarà la vita, il terzo giorno ci farà risorgere e noi vivremo alla sua presenza” (Osea 6:2; Marco 10:34; Atti 10:40).
  • Nella sua risurrezione Gesù avrebbe adempiuto la Festa delle Primizie: “Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, ed è la primizia di coloro che dormono. Infatti, siccome per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti” (1 Corinzi 15:20-21)

Dopo aver spiegato il significato delle profezie che prefiguravano la sua morte e risurrezione, quei due discepoli sulla via di Emmaus sentono come un fuoco nel cuore ed essi si affrettano a proclamare agli altri discepoli: “Il Signore è veramente risorto!”

Vale anche per noi: quando le antiche profezie di Israele ci sono presentate e spiegate e il nostro cuore è aperto per ricevere la verità, l’identità del Messia diventa chiara. Sarebbe poi stato solo cinquanta giorni più tardi, a Pentecoste, che i discepoli di Gesù avrebbero proclamato con forza questa comprensione delle Scritture, potenziati dal Santo Spirito di Dio. E’ così a Pentecoste che Pietro spiega a centinaia di ebrei in che modo l’antico re Davide avesse previsto la vittoria del Messia attraverso la sua risurrezione: “Fratelli, si può ben liberamente dire intorno al patriarca Davide che egli morì e fu sepolto; e il suo sepolcro si trova tra di noi fino al giorno d'oggi. Egli dunque, essendo profeta, sapeva che Dio gli aveva con giuramento promesso che dal frutto dei suoi lombi, secondo la carne, avrebbe suscitato il Cristo per farlo sedere sul suo trono; e, prevedendo le cose a venire, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che l'anima sua non sarebbe stata lasciata nell'Ades e che la sua carne non avrebbe visto la corruzione. Questo Gesù, Dio l'ha risuscitato; e di questo noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato innalzato alla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito Santo, ha sparso quello che ora voi vedete e udite” (Atti 2:29-33, cfr. 16:8--11).

Le parole profetiche di Davide danno a noi tutti conoscenza e speranza. Ecco perché pure noi possiamo proclamare ciò che aveva detto Giobbe: “Io so che il mio Redentore vive e che alla fine si leverà sulla terra. Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, nella mia carne vedrò Dio. Lo vedrò io stesso; i miei occhi lo contempleranno, e non un altro. Il mio cuore si strugge dentro di me” (Giobbe 19:25-27).

Il piano di redenzione di tanti uomini e donne sparsi per il mondo è stato progettato dall’eternità da Dio stesso e preannunciato dalle Sacre Scritture: Gesù, il Cristo, il Messia, ha sofferto pagando il prezzo dei nostri peccati ed è stato trionfatore sul peccato e sulla morte attraverso la sua morte e risurrezione. Possiamo accedere ad una vita significativa ed eterna attraverso la sua vita, morte e risurrezione. 

Come un tempo lo sposo si preparava per l’arrivo della sua sposa, Gesù si sta oggi preparando per l’arrivo di tutti coloro che si affidano a Lui, sia ebrei che di altre nazioni, in quella gloriosa eternità che Egli ci ha promesso: “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve l'avrei detto; io vado a prepararvi un posto. E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi” (Giovanni 14:2-3).

Vieni, Signore Gesù. “Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo hanno trafitto; e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per lui. Sì, amen” (Apocalisse 1:7).