Mentre parliamo del dl Lorenzin.... facevano già altro, facendo finta di niente..

Mentre parliamo del dl Lorenzin.... facevano già altro, facendo finta di niente..

Ottavio

Avevo già trovato qualche notizia sulla vitamina K1 somministrata ai neonati, tramite iniezione, ma solo su un sito considerato forse poco attendibile ed allora avevo lasciato perdere. Ora qui c'è qualche fonte in più.


https://m.facebook.com/groups/1938442133100833?view=permalink&id=1990544514557261


Quell'iniezione quasi obbligatoria, che nessuno conosce, cui nessuno si oppone, e che è alla fine un po' come un vaccino, tanto che a volte contiene il polisorbato 80 (discusso ingrediente di alcuni vaccini contro l'influenza e contro l'HPV) 


INIEZIONE DI Vitamina K artificiale e pomata antibiotica

 


In Italia e in molti altri paesi, si somministra di regola vitamina K1 al neonato (per la precisione una forma artificiale della vitamina K1). Sul fatto che la vitamina K sia utile alla salute ci sono pochi dubbi, ed è utile anche per contrastare eventuali sindromi emorragiche neonatali. Però è anche vero che le forme artificiali delle vitamine non sono esattamente identiche a quelle naturali, e come scrive la dottoressa Natasha Campbell-McBride nel suo libro “La sindrome psico-intestinale”, spesso l’organismo non le riconosce come naturali e non riesce ad utilizzarle. Ma è possibile che la loro assunzione oltre ad essere di poca utilità, possa anche essere dannosa?


Il sito FactMed[1] (che non è un sito di medicina alternative né un sito di critica della medicina, ma un sito che diffonde informazioni fondate e dati ufficiali, affinché ci sia un uso responsabile e sicuro dei farmaci), informa che tra il gennaio del 2004 e l’ottobre del 2012, 12 individui che assumevano Konakion (prodotto a base di vitamina K1 dell’azienda Roche) hanno segnalato casi di tossicità del farmaco all’ente statale FDA; oltre a queste segnalazioni ci sono stati 508 casi di segnalazioni di effetti collaterali del Konakion alla FDA nel medesimo periodo. Ben sapendo che alla FDA arrivano in genere solo le segnalazioni più gravi, queste cifre potrebbero rappresentare una sottostima del fenomeno. Il sito usa fare un sondaggio rivolto ai medici per avere una opinione in base al possibile reale meccanismo di causa-effetto tra assunzione del farmaco ed effetto collaterale, ed il 75% stimano poco probabile tale legame, mentre il 25% lo stimano possibile.


Tra gli effetti collaterali segnalati su FactMed cito qui alcuni fra quelli più frequenti (sebbene sia da precisare, come già detto, che non ci sono ancora certezze assolute che il farmaco sia la vera e propria causa di tali effetti): disfunzione renale acuta (60 casi), trombocitopenia (58), deterioramento delle condizioni di salute generale (44), disfunzione renale (42), polmonite (40), difficoltà respiratorie (37), disfunzione di più organi (36), disfunzione epatica (35), emorragia gastrointestinale (34), anemia emorragica (23).


Nel foglietto illustrativo del Konakion da me consultato[2] sono citati come effetti collaterali rare reazioni nel sito dell’iniezione, che può essere però anche grave, con infiammazione, atrofia e necrosi, e gravi reazioni anafilattoidi solo in caso di somministrazione endovenosa (direttamente nel circola sanguigno, come con le fleboclisi); il foglietto dell’AquaMEPHYTON (prodotto similare della Merck) da me consultato[3] invece parla di queste gravi reazioni simili a quelle anafilattiche che possono essere anche mortali (shock e arresto cardiaco e/o respiratorio) ma le collega sia alla somministrazione per intramuscolo che a quella per endovena (in un’altra versione dello stesso foglietto illustrativo da me consultata si specificava e specifica che per lo più queste reazioni si sono avute nel caso di somministrazione per endovena). 


Ma cosa c’è in questi farmaci, solo vitamina K1? No!


 Il Konakion della Roche, per esempio, contiene acido idrocloridrico (un acido corrosive iniettato nel muscolo, sebbene in piccole dosi) e idrossido di sodio (ovvero soda caustica).


Nella vitamina K1 prodotta dalla Merck (AquaMEPHYTON) troviamo alcol benzilico e l’articolo Benzyl alcohol metabolism and elimination in neonates[4] ci informa che il metabolismo immaturo dei neonati non riesce ad eliminare correttamente tale sostanza dal corpo; di conseguenza iniettarla in un neonato è a dir poco discutibile, non essendo possibile stabilire che delle dosi, per quanto piccole, siano sicure.


Ancora più preoccupante è quanto si legge sull’articolo Neonatal vitamin K administration and childhood cancer in the north of England: retrospective case-control study (“Somministrazione della Vitamina K neonatal e cancro infantile nel nord dell’Inghilterra: un studio retrospettivo caso-controllo”)[5] che mostra come ci sia un rischio doppio di sviluppare la leucemia nei primi sei anni di vita per i bambini cui è stata somministrata l’iniezione di vitamina K. Lo stesso risultato è stato ottenuto da uno studio successivo, Childhood cancer, intramuscular vitamin K and pethidine given during labour[6], che ha inoltre verificato come la somministrazione di vitamina K orale non presenta questi problemi.


Alcune marche di vitamina K1 iniettabile contengono polisorbato 80 (detto anche Tween-80), un discusso eccipiente presente anche in alcuni vaccini, noto per le possibili reazioni anafilattoidi (che sono solo leggermente differenti come meccanismo, ma non meno gravi di quelle anafilattiche). Ce lo conferma un articolo scientifico intitolato The Severe Adverse Reaction to Vitamin K1 Injection Is Anaphylactoid Reaction but Not Anaphylaxis[7].


Di fronte a questi dati si è cercato di riabilitare l’iniezione neonatale di vitamina K, ma non ripetendo quel tipo di studi, bensì con un’elaborazione dei dati a mio parere non molto credibile. In sostanza l’articolo Intramuscular vitamin K and childhood cancer[8] riferisce di uno studio nel quale si sono messi a confronto l’aumento nella diffusione dell’uso di vitamina K con l’aumento dei casi, ma il numero di somministrazioni di Konakion viene solamente stimato in base ad una ipotetica percentuale del 75% del numero delle confezioni vendute (per non parlare delle confezioni utilizzate per un uso orale). Negli altri studi si è invece seguita la condizione di salute di centinaia di bambini per verificare se quelli cui è stata somministrata l’iniezione avevano sviluppato il cancro con maggiore frequenza degli altri. Sarebbe quanto meno prudente ammettere, con gli autori dell’articolo Neonatal vitamin K prophylaxis: the Gordian knot still awaits untying[9], che nel migliore dei casi il rischio di un aumento dei casi di leucemia causato dall’iniiezione intramuscolo di vitamina K1 non si possa escludere


A conti fatti i casi di malattia emorragica che si possono prevenire con l’iniezione di vitamina K potrebbero essere meno dei casi di leucemia che da essa possono essere causati anche perché (come meglio spiegato in seguito) ci sono alcune condizioni mediche della madre che possono far capire in quali casi il rischio è maggiore. Invece che praticare questa forma di prevenzione con tutti i neonati, si potrebbe quindi integrare la vitamina K (possibilmente in maniera differente da quella dell’iniezione) nei casi visibilmente a rischio (assunzione di particolari farmaci da parte della madre, disbiosi intestinale e condizioni patologiche ad essa correlate).


Non si capisce allora perché si continui a portare avanti la procedura dell’iniezione, anche perché in seguito a questi due studi si è cercata un’alternativa, e si è visto che la somministrazione orale di vitamina K , sotto forma di Phytomenadione (vitamina K1 sintetica) 1 mg una volta a settimana (1mg) oppure (25μg) ogni giorno, sembra efficace quanto l’iniezione intramuscolare, come mostra l’articolo Oral Versus Intramuscular Phytomenadione[10].


Certamente fare assumere delle gocce di brutto sapore ai neonati non è altrettanto facile che fare loro una iniezione, e poi bisogna considerare che la dose di vitamina K1 sintetica somministrata è il doppio della dose quotidiana raccomandata, e porta ai livelli di vitamina K nel sangue ad essere migliaia di volte più alti di quelli di un adulto. Se in natura i livelli di vitamina K crescono lentamente nei primi giorni di vita è solo un errore della natura? O è la medicalizzazione eccessiva del parto e dell’infanzia che porta a eccessi potenzialmente pericolosi?


Inoltre la vitamina K potrebbe benissimo essere somministrata (possibilmente sotto forma naturale e non artificiale) alla madre, o ingerita da lei con una corretta alimentazione, oppure si potrebbe controllare la presenza di disbiosi nella madre, che porta ad una ridotta produzione di vitamina K da parte dei batteri benefici, prima della madre e poi del neonato (che eredita lo scompenso della flora materna) e di conseguenza correre ai ripari (con la nutrizione e con l’integrazione). Ma il sistema medico, come già detto, mette la prevenzione secondaria al posto di quella primaria, e quindi invece di prevenire il problema, lo affronta in una fase successiva, con metodi dubbi e collegati all’uso di rimedi farmacologici e terapeutici che generano business.


L’articolo Vitamin K deficiency bleeding presenting as impending brain herniation[11] ci ricorda infatti la grande importanza della flora batterica benefica che, se normalmente presente nell’intestino della madre e del neonate, produce vitamina K naturale, nonché l’importanza dell’assunzione materna di cibi ricchi di vitamina K o integratori di vitamina K. In particolar modo iene affermato che i casi di insorgenza precoce (nelle prime 24 ore) della malattia emorragica sono generalmente legati ad assunzione di farmaci da parte della madre, che interferiscono col metabolismo della madre (antibiotici, anticonvulsivi, anticoagulanti) e che per prevenire questi casi non serve l’iniezione di vitamina K post-natale, ma l’assunzione di vitamina K da parte della madre.


L’articolo Late hemorrhagic disease of the newborn as a cause of intracerebral bleeding (“Tarda malattia emorragica del neonato come causa di sanguinamento intracerebrale”)[12] afferma che (in ogni caso), la dose di vitamina K normalmente somministrata ai neonati potrebbe essere insufficiente nei casi di tarda insorgenza della malattia.


A quanto pare la somministrazione neonatale potrebbe quindi avere particolare utilità nei casi in cui la malattia si sviluppa da uno a 7 giorni, ma se si informasse la madre in modo che lei assumesse a sufficienza vitamina K (naturale) prima e dopo il parto (in modo da fornirne ancora con il latte materno), forse anche questa utilità si rileverebbe del tutto relativa.


Il nutrizionista Craig Stellpflug in un suo articolo su tale argomento afferma che la malattia emorragica del neonato è qualcosa che un tempo aveva soprattutto due cause: l’uso del forcipe per estrarre il bambino in casi di complicazione del parto (presumibilmente l’uso di tale strumento per agganciare il bambino dalla testa e tirarlo fuori, è di uno dei tanti “effetti collaterali” del parto condotto in maniera innaturale, eccessivamente medicalizzato, come mostrato nei paragrafi precedenti) che può causare traumi, e la pessima idea di tagliare precocemente il cordone ombelicale invece che lasciarlo attaccato per tutto il tempo necessario e tagliarlo solo quando ha ormai finito di assolvere le sue funzioni, quando ormai è secco e avvizzito.


In effetti la presunzione che la natura faccia un errore, lasciando il cordone ombelicale attaccato al figlio, e costringendo l’uomo ad usare le forbici, è davvero ridicola, insensata. Il cordone ombelicale ha la sua funzione, ed è ormai noto che esso tra l’altro fornisce anche cellule staminali che possono oltrepassare anche la barriera emato-encefalica; siccome il parto è una fuoriuscita che può causare piccoli o grandi traumi, la presenza di una riserva di cellule staminali che possono essere utilizzate dal neonato per piccole o grandi riparazioni nell’immediato dopo-parto. Anche nel latte materno ci sono le cellule staminali, ed una delle loro tante funzioni presumibilmente è quella di rimediare a eventuali problemi causati da un parto non ottimale[13].


Tagliare subito o quasi subito (come ancora si fa in molti ospedali) il cordone ombelicale depriva il neonato di sangue, di fattori di coagulazione, di cellule staminali.


Il dottor Russell Blaylock afferma che tra i rischi dell’iniezione della vitamina K nei neonati vanno inclusi il possibile danneggiamento dei nervi o dei muscoli, che i neonati ovviamente non vengono testati prima dell’iniezione per eventuali ipersensitività agli eccipienti del prodotto da iniettare, e che intorno agli anni ‘50 del secolo novecento circolavano segnalazioni da parte dei medici di aumento di condizioni di itterizia e kernittero (danno cerebrale causato da alti livelli di bilirubina) a causa delle iniezioni di vitamina K.


In Italia è ancora utilizzata una profilassi con pomata antibiotica per prevenire una infezione agli occhi, sicuramente diffusa ai tempi del fascismo (quasi un secolo fa), ma ormai molto rara. Dal momento che gli antibiotici sono dei farmaci con ben noti effetti collaterali, non si capisce come mai si debba ancora sottostare a tale procedura. Io e mia moglie abbiamo rifiutato sia la pomata che la vitamina K, esprimendo la nostra opposizione non appena entrati in ospedale e firmando un modulo in cui ci prendevamo la responsabilità di tale scelta; ovviamente nel caso di genitori non si oppongano, i medici dal canto loro non firmano nessun modulo in cui si assumono la responsabilità per eventuali effetti collaterali dell’iniezione, e generalmente non informano i genitori in maniera chiara e completa sul farmaco utilizzato, sugli eccipienti e sui possibili effetti collaterali. Per precauzione ad ogni modo noi abbiamo introdotto nella dieta della mamma tutti gli alimenti utili a fornire dosi ottimali della vitamina K e di altre vitamine.


[1] http://factmed.com/study-KONAKION-causing-DRUG%20TOXICITY.php.


[2] https://www.medicines.org.uk/emc/medicine/1699.


[3] http://www.accessdata.fda.gov/drugsatfda_docs/label/2003/012223Orig1s039Lbl.pdf.


[4] Pubblicato su Developmental Pharmacology and Therapeutics 1988;11(6):347-56, autori LeBel M, Ferron L, Masson M, Pichette J, Carrier C; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3229281..


[5] Pubblicato su British Medical Journal 1998; 316: 189, autori Parker L, Cole M, Craft AW, Hey EN; http://www.bmj.com/content/316/7126/189.


[6] Pubblicato su British Medical Journal 1992;305 (6849):341-6, autori Golding J, Greenwood R, Birmingham K, Mott M; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1392886.


[7] Pubblicato su PLoS One 2014; 9(3): e90199, autori Yan-Ni Mi, Na-Na Ping, Xue Xiao, Yan-Bing Zhu, Jing Liu, Yong-Xiao C; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3942416/.


[8] Pubblicato su British Medical Journal 1992 Sep 19; 305(6855): 709–711, autore J. Carstensen; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1882958..


[9] Pubblicato su British Medical Journal 998 Jan 17; 316(7126): 161–162, autore R Von Kries; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2665424/.


[10] Pubblicato su Drug-Safety (1999) 21: 1; autore Von Kries R; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10433349. .


[11] Pubblicato su Journal of Pediatric Neuroscience [serial online] 2010; 5:55-8, autori Gopakumar H, Sivji R, Rajiv PK; http://www.pediatricneurosciences.com/text.asp?2010/5/1/55/66681.*.


[12] Pubblicato su Annals of Hematology Volume 75, Numbers 1-2 (1997), 65-66, autori  Solves P, Altés A, Ginovart G, DemestreJ, Fontcuberta J; http://www.springerlink.com/content/ajfny9uvp5v9j3m4.


[13] Vedi l’articolo Staminali nel latte materno: ci sono e servono per lo sviluppo 14 novembre 2014 Daniele Banfi http://www.lastampa.it/2014/11/14/scienza/benessere/staminali-nel-lattematerno-ci-sono-e-servono-per-lo-sviluppo-1An6KrvjONP7zKz9f0pAoO/pagina.html.


Ecco un commento che ritengo importantissimo, che ho trovato, fra gli altri, tra gli altri:

da una una mia chiacchierata con un medico italiano: IL CORDONE NON SI TAGLIA; crostifica e si stacca naturalmente. Per il neonato è molto più che un trauma fisiologico momentaneo, perchè quel cordone sta continuando a trasportare nutrimenti dalla placenta e usa la placenta stessa come sacca di scarto anche dopo, durante i primi giorni d'allattamento. Cerca di capire questo dottorato costituito dai cosiddetti "esperti", non sono altro che dei ripetitori di questa sotto-cultura universitaria demenziata e pilotata a livelli spaventosi. http://www.bumisehatfoundation.org/

 

"Robin è stata al Mangiagalli e perfino a Catanzaro, ma i colleghi ginecologi continuano a pinzare subito il cordone. Le ostetriche hanno capito il messaggio ma raramente riescono a difendere il sangue dei neonati. Sembra ci sia una dannata urgenza di iniettare Alluminio alla vitamina K piuttosto che lasciare che a chi nasce vanga restituito il proprio sangue.

 La placenta umana è emo-coriale. Ogni studente del secondo anno di medicina lo sa. Eppure... la prassi contraddice la conoscenza. La medicina è prassi, la conoscenza è scienza. In questo caso (come in altri) si può ben dire che la biomedicina è quanto di meno scientifico l'umanità abbia escogitato nel campo della salute."   "Anche quella delle neonatologie. Potrebbero somministrare la vitamina K orale che non presenta problemi, e costerebbe meno al SSN. Ma guarda caso, quasi tutti fanno l'iniezione"


http://www.torrinomedica.it/.../schedetecniche/Konakion.asp     "Finché non avremo un "caso Massimo" in un punto nascita, continueranno a fare come gli pare."

"Le linee guida per la raccolta del sangue cordonale impongono il clampaggio tra 1 e 2 minuti dopo la nascita ostetrica (ci può essere qualche incertezza sul momento esatto, in genere vale come riferimento temporale il disimpegno della prima spalla; la nascita legale invece avviene con il primo atto ventilatorio). Queste indicazioni sono da considerarsi migliorative rispetto alla prassi italiana generale, dato che spesso il cordone è clampato immediatamente, prima dei 30 secondi, mentre la raccomandazione OMS è di attendere almeno un minuto. Vi sono studi che rilevano come nei prematuri l'attesa di soli 3 minuti azzeri virtualmente la possibilità di contrarre anemia in età pediatrica, evenienza che nei prematuri è comunissima (questi 3 minuti diminuiscono il rischio di anemia di circa cento volte) e."


Sono sono troppo nauseato e per oggi basta, ne ho abbastanza.